
Durante questa estate ho partecipato a
Bari all’Incontro Nazionale delle Presidenze Diocesane di Azione Cattolica,
intitolato "Orizzonti Mediterranei". La mia partecipazione ai
lavori ha avuto l’obiettivo principale di condividere il cammino della Associazione
a livello nazionale, raccogliendo stimoli di riflessione da riportare nella
nostra Chiesa locale con indicazioni metodologiche e pastorali utili per il
prosieguo del mandato.

Grande attenzione è stata rivolta anche alla
celebrazione del 160° anniversario di fondazione dell’Azione Cattolica,
un traguardo che invita l'associazione a fare memoria delle proprie radici e a
rilanciare la propria missione educativa e di testimonianza nel Paese. Una
ricorrenza che invita tutta l’associazione a riscoprire la propria identità e
la propria missione. Fare memoria della storia vissuta significa riconoscere la
fecondità di intuizioni, scelte e testimonianze che continuano a orientare il
nostro presente.

Le figure che ne hanno segnato il cammino – uomini e donne,
giovani e adulti, santi e testimoni della vita quotidiana – ci ricordano che la
fedeltà al Vangelo prende forma dentro la concretezza della storia e delle
relazioni, nella vita delle comunità e nell’impegno per il bene comune. L’Azione cattolica italiana è stata un’indiscussa
protagonista della vita ecclesiale e sociale del Paese e il suo ruolo, pur
profondamente cambiato, può essere ancora essenziale per la costruzione della
nostra società.
Oggi la vera sfida dell'Azione Cattolica
si riassume nel mantenere vivo il radicato impegno educativo e civile in una
società profondamente secolarizzata e frammentata, passando da un modello di
presenzialismo storico a una presenza di testimonianza significativa e
capillare. Se nei suoi primi 100 anni l'associazione ha dovuto difendere
l'identità cattolica prima, come ho ribadito ultimamente
anche nel mio libro “UNA TESTIMONIANZA DI FEDE”, e formare la classe
dirigente della Repubblica poi, la sfida attuale si gioca sul rigenerare la presenza nelle parrocchie e
nei territori.

In un'Italia segnata dallo spopolamento dei piccoli centri e dal
declino della partecipazione alla vita parrocchiale tradizionale, l'AC deve
ripensare la propria presenza territoriale. La sfida non è riempire le sedi, ma
far sì che le comunità locali rimangano spazi d'ascolto intergenerazionali,
aperti anche a chi non frequenta regolarmente la Chiesa. A distanza di decenni
dal Codice di Camaldoli, c'è una forte urgenza di nuova
"impalcatura etica" nella vita pubblica. L'AC applica la sua scelta
religiosa non come disimpegno, ma come premessa per formare cittadini capaci di
impegnarsi nelle istituzioni, nel volontariato e nel bene comune senza logiche
di appartenenza faziosa o populismi.

L'Azione Cattolica dei Ragazzi (ACR) e il
Settore Giovani affrontano la sfida di comunicare la fede a generazioni nate e
cresciute nell'era digitale, spesso estranee al vocabolario religioso
tradizionale. Questo richiede un rinnovamento dei percorsi educativi, ponendo
al centro temi d'attualità come la sostenibilità ambientale, la salute mentale,
il lavoro precario e la pace. In sintonia con il cammino della Chiesa
universale guidata da Papa Leone XIV, l'AC è chiamata ad accentuare la natura
paritaria del laicato: laici non più come semplici "esecutori" o
collaboratori del clero, ma come corresponsabili reali dell'evangelizzazione e
della gestione delle comunità spirituali.
Pietro Rossi
