28 settembre 2026

L’AZIONE CATTOLICA SI AVVIA A CELEBRARE IL 160° ANNIVERSARIO DELLA SUA FONDAZIONE.

Durante questa estate ho partecipato a Bari all’Incontro Nazionale delle Presidenze Diocesane di Azione Cattolica, intitolato "Orizzonti Mediterranei". La mia partecipazione ai lavori ha avuto l’obiettivo principale di condividere il cammino della Associazione a livello nazionale, raccogliendo stimoli di riflessione da riportare nella nostra Chiesa locale con indicazioni metodologiche e pastorali utili per il prosieguo del mandato. 

Grande attenzione è stata rivolta anche alla celebrazione del 160° anniversario di fondazione dell’Azione Cattolica, un traguardo che invita l'associazione a fare memoria delle proprie radici e a rilanciare la propria missione educativa e di testimonianza nel Paese. Una ricorrenza che invita tutta l’associazione a riscoprire la propria identità e la propria missione. Fare memoria della storia vissuta significa riconoscere la fecondità di intuizioni, scelte e testimonianze che continuano a orientare il nostro presente. 

Le figure che ne hanno segnato il cammino – uomini e donne, giovani e adulti, santi e testimoni della vita quotidiana – ci ricordano che la fedeltà al Vangelo prende forma dentro la concretezza della storia e delle relazioni, nella vita delle comunità e nell’impegno per il bene comune. L’Azione cattolica italiana è stata un’indiscussa protagonista della vita ecclesiale e sociale del Paese e il suo ruolo, pur profondamente cambiato, può essere ancora essenziale per la costruzione della nostra società. 

Oggi la vera sfida dell'Azione Cattolica si riassume nel mantenere vivo il radicato impegno educativo e civile in una società profondamente secolarizzata e frammentata, passando da un modello di presenzialismo storico a una presenza di testimonianza significativa e capillare. Se nei suoi primi 100 anni l'associazione ha dovuto difendere l'identità cattolica prima, come ho ribadito ultimamente anche nel mio libro “UNA TESTIMONIANZA DI FEDE”, e formare la classe dirigente della Repubblica poi, la sfida attuale si gioca sul rigenerare la presenza nelle parrocchie e nei territori. 

In un'Italia segnata dallo spopolamento dei piccoli centri e dal declino della partecipazione alla vita parrocchiale tradizionale, l'AC deve ripensare la propria presenza territoriale. La sfida non è riempire le sedi, ma far sì che le comunità locali rimangano spazi d'ascolto intergenerazionali, aperti anche a chi non frequenta regolarmente la Chiesa. A distanza di decenni dal Codice di Camaldoli, c'è una forte urgenza di nuova "impalcatura etica" nella vita pubblica. L'AC applica la sua scelta religiosa non come disimpegno, ma come premessa per formare cittadini capaci di impegnarsi nelle istituzioni, nel volontariato e nel bene comune senza logiche di appartenenza faziosa o populismi. 

L'Azione Cattolica dei Ragazzi (ACR) e il Settore Giovani affrontano la sfida di comunicare la fede a generazioni nate e cresciute nell'era digitale, spesso estranee al vocabolario religioso tradizionale. Questo richiede un rinnovamento dei percorsi educativi, ponendo al centro temi d'attualità come la sostenibilità ambientale, la salute mentale, il lavoro precario e la pace. In sintonia con il cammino della Chiesa universale guidata da Papa Leone XIV, l'AC è chiamata ad accentuare la natura paritaria del laicato: laici non più come semplici "esecutori" o collaboratori del clero, ma come corresponsabili reali dell'evangelizzazione e della gestione delle comunità spirituali.

Pietro Rossi