23 aprile 2026

INCONTRO DI CATECHESI SUI SACRAMENTI CON MONS. GIACOMO CIRULLI.

PIEDIMONTE MATESE - Ieri sera nella Chiesa di Santa Lucia ad Aquas si è svolto un incontro di catechesi sui sacramenti per genitori, padrini e madrine, catechisti e operatori pastorali, organizzato dall’Unità Pastorale Piedimonte Matese. Con il nuovo Decreto del Vescovo di Alife-Caiazzo Mons. Giacomo Cirulli, entrato in vigore dalla Veglia Pasquale del 4 aprile 2026, si reinserisce le figure dei padrini e delle madrine nelle nostre diocesi. Il Decreto richiama i criteri e i requisiti necessari (16 anni, sacramenti ricevuti, vita coerente con il Vangelo e partecipazione alla Messa domenicale). Non possono assumere questo ruolo i conviventi o i divorziati risposati, per garantire una testimonianza integra. I padrini e le madrine devono entrare nella vita dei ragazzi per annunciare Gesù. Non basta amministrare un rito; serve una guida. Tre sono i pilastri che questo nuovo inizio ci consegna, ha ribadito il Vescovo, i Sacramenti come Sorgenti di Grazia, la Scelta della Credibilità e una Fede Condivisa, non Privata.

Bisogna tornare a sentire che il Battesimo e la Cresima non sono apparenze sociali, ma canali dove scorre la vita di Dio. Il padrino e la madrina, pur non essendo obbligatori per la validità del rito, diventano segni preziosi se rendono visibile questo accompagnamento spirituale. Il Vescovo ha rivolto un appello accorato alla responsabilità dei genitori. 

Non scegliere per consuetudine, ma cercare per i loro figli testimoni che siano credenti e credibili; modelli capaci di mostrare, con autorevolezza e coerenza, come si cammina con Cristo nel quotidiano. L'educazione alla fede non è un "affare privato". Siamo tutti chiamati a passare da una fede di abitudine a una fede scelta. 

La comunità non deve delegare né lasciare soli i genitori, ma deve farsi carico di sostenere chi decide di intraprendere questo viaggio. La sfida che ci attende è entusiasmante, ha concluso Mons. Giacomo Cirulli, trasformare un'usanza in una missione, rendendo ogni nostra comunità un luogo dove la testimonianza dei padrini e delle madrine sia un riflesso autentico della luce del Risorto.

Pietro Rossi


01 aprile 2026

San Potito Sannitico si prepara a vivere “Il Grido di Cristo”: fede, teatro e comunità in scena il 3 aprile.

SAN POTITO SANNITICO – Sarà una serata intensa di emozioni, spiritualità e grande partecipazione popolare quella del prossimo 3 aprile alle ore 21, quando in via Porta Agricola andrà in scena la terza edizione de “Il Grido di Cristo”, una rappresentazione sacra che negli anni è diventata un appuntamento atteso e profondamente sentito. Diretto dal regista Michele Schiano, lo spettacolo si propone di raccontare “la storia di tutte le storie”, quella della passione e morte di Gesù Cristo, con uno sguardo che unisce coinvolgimento emotivo e rigore rievocativo. Un progetto ambizioso che quest’anno vede il coinvolgimento di oltre 70 figuranti in costume d’epoca, impegnati nella ricostruzione di scene iconiche in uno scenario suggestivo e immersivo. Tra loro anche la più giovane interprete, una bambina di appena sette anni, simbolo della purezza e della forza evocativa del messaggio. “Il Grido di Cristo” non è solo una rappresentazione teatrale, ma un vero e proprio racconto corale: il grido degli innocenti, della sofferenza e della speranza. Un evento capace di unire comunità diverse, come dimostra la forte partecipazione non solo del popolo di San Potito, ma anche di numerosi cittadini provenienti da Piedimonte Matese e Alife. Un segnale importante, che testimonia la forza aggregativa dell’iniziativa. Tra le presenze annunciate spiccano quelle dell’onorevole Francesco Emilio Borrelli, noto per il suo impegno civile e istituzionale, dell’attore Elvis Esposito, interprete apprezzato per la sua versatilità, e dell’attrice Dora Romano, volto noto del cinema e della televisione italiana, capace di dare profondità e autenticità ai suoi ruoli. Accanto alla regia di Michele Schiano, un ruolo fondamentale è affidato a Emanuele Vitelli, scelto quest’anno come aiuto regista, oltre che attore già protagonista nelle precedenti edizioni. Un lavoro di squadra che coinvolge decine di collaboratori, tra cui spicca il contributo di Maria Natale, autrice di numerosi abiti di scena, e quello degli artigiani Fatone e della famiglia Grande, determinanti per il supporto tecnico e scenografico. Importanti anche i ringraziamenti istituzionali: al parroco Don Franco della Parrocchia di Santa Caterina, a Gianrico della Pro Loco di San Potito e al sindaco Franco Imperadore, per l’accoglienza, il sostegno e il patrocinio garantiti all’iniziativa. Uno degli elementi più suggestivi dello spettacolo sarà la scena della deposizione, ambientata ai piedi della chiesa di Santa Caterina, dove il corpo di Cristo verrà simbolicamente posto nel sepolcro. Un momento che troverà il suo naturale proseguimento il 9 aprile ad Alife, con lo spettacolo “Il sepolcro è vuoto”, dedicato alla resurrezione e raccontato attraverso lo sguardo della Maddalena. Un filo narrativo che unisce i due eventi in un unico percorso spirituale e teatrale. “Il Grido di Cristo” si conferma così non solo come una rappresentazione, ma come un’esperienza condivisa, capace di unire fede, arte e territorio in un’unica, potente voce collettiva. Una serata da non perdere.