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11 novembre 2013
Precisazioni sul ruolo studenti nella manifestazione sull'ambiente
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Peter
LA NUOVA METROPOLITANA DI SALERNO POCO ACCESSIBILE AI DISABILI

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IL BARITONO DI ALVIGNANO FRANCESCO LANDOLFI AL “RAVENNA FESTIVAL 2013” PER IL FALSTAFF DI VERDI
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Francesco Landolfi |
ALVIGNANO - Il
baritono di Alvignano (Ce) Francesco Landolfi sarà uno dei principali
protagonisti al Teatro “Alighieri” di Ravenna del “Falstaff”, ultima opera in
tre atti composta da Giuseppe Verdi. L’artista casertano vestirà i panni
di Ford, marito geloso di Alice, quest’ultima caduta, insieme a Meg Page tra le
conquiste di Falstaff. La regia sarà di Cristina Mazzavillani Muti, sarà
prezioso anche il contributo dell’Orchestra “Cherubini” diretta dal Maestro
Nicola Paszkowski ed del Coro del Teatro Municipale di Piacenza.
Spettacoli: 10 e 17 novembre, ore 15,30 e giovedì 14 novembre, ore 20,30.
Repliche a dicembre 2013 al Teatro del Giglio di Lucca.
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Peter
“Letteratitudi” riapre la nuova stagione 2013/2014
(Matilde Maisto) - E’
previsto per sabato 16 Novembre 2013, il primo incontro della stagione
2013/2014. Tutti pronti i componenti storici del gruppo: Giannetta Capozzi,
Matilde Maisto, Felicetta Montella, Arkin Jasufi, Concetta Pennella, Olga
Petteruti, Raffaele Raimondo con la gentilissima signora Lella, Laura Sciorio,
Marinella Viola, nonché nuovi graditissimi associati come Maria Sciorio,
Rossella Botta, Maria Luisa Santonicola ed altri ospiti. Per questo primo
incontro ci lasceremo incantare dalla recitazione di Roberto Benigni nel V
Canto dell’Inferno della Divina Commedia, “L’impossibile amore di Paolo e
Francesca a confronto con la realtà dei giorni nostri”. Quindi andremo a
leggere di Virgilio e Dante mentre si trovano nel II cerchio dell’inferno nella
bufera infernale, che è incessante, trascina le anime, le tormenta sbattendole
e percuotendole, sono i dannati per i peccatori di lussuria, quei peccatori che
hanno sottomesso la ragione al piacere. A tal proposito Dante dice: …E come i
gru van cantando lor lai, faccendo in aere di sé lunga riga, così vid’io venir,
traendo guai, ombre portate da la detta briga; per ch’i’ dissi: “Maestro, chi
son quelle genti che l’aura nera sì gastiga…? (E come d’inverno gli stornelli
sono trasportati in volo dalle loro ali, formando una larga schiera, così quel
vento trasporta gli spiriti malvagi; li trascina qua e là, su e giù; non hanno
alcuna speranza che li conforti, né di riposo né di una diminuzione della pena.
E come le gru emettono i loro lamenti, formando in cielo una lunga riga, così
vidi venire sospirando delle anime, trasportate da quella tempesta). Tra queste
anime Dante ne scorge due che lo colpiscono particolarmente e chiede di parlare
con loro. E’ Francesca a parlare: “…Siede la terra dove nata fui su la marina
dove ‘Po discende per aver pace co’ seguaci sui. Amor, ch’al cor gentil ratto
s’apprende prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e ‘l modo ancor
m’offende. Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì
forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona. Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense…” (La terra dove sono nata (Ravenna) sorge
alla foce del Po, dove il fiume si getta in mare per trovare pace coi suoi
affluenti. L’amore, che si attacca subito al cuore nobile, prese costui per il
bel corpo che mi fu tolto, e il modo ancora mi danneggia. L’amore, che non
consente a nessuno che sia amato di non ricambiare, mi prese per la bellezza di
costui con tale forza che, come vedi, non mi abbandona neppure adesso. L’amore
ci condusse alla stessa morte: Caina attende colui che ci uccise…).
La storia di Paolo e Francesca
C’era una volta una nobile fanciulla chiamata
Francesca…
Potremmo iniziare così il nostro racconto, ma non è una favola, bensì una storia vera. Paolo e Francesca sono due personaggi realmente esistiti e non figure romantiche come Giulietta e Romeo nate dalla geniale fantasia di Shakespeare. Francesca da Polenta era figlia di Guido Minore Signore di Ravenna e Cervia “…siede la terra dove nata fui, sulla marina dove ‘l Po discende…..” e lì viveva tranquilla e serena la sua fanciullezza , sperando che il padre le trovasse uno sposo gradevole e gentile. Siamo nel 1275 e Guido da Polenta decise di dare la mano di sua figlia a Giovanni Malatesta (detto Giangiotto Johannes Zoctus – Giovanni zoppo) che lo aveva aiutato a cacciare i Traversari, suoi nemici. Il capostipite, Malatesta da Verucchio detto il Mastin Vecchio o il Centenario, concorda ed il matrimonio è combinato. Fu detto a Guido:
“-…voi avete male accompagnato questa vostra figliuola, ella è bella e di grande anima, ella non starà contenta di Giangiotto… Messer Guido insistette: - Se essa lo vede soltanto quando tutto è compiuto, non può far altro che accettare la situazione”. Per evitare il possibile rifiuto da parte della giovane Francesca i potenti signori di Rimini e Ravenna tramarono l’inganno. Mandarono a Ravenna Paolo il Bello “piacevole uomo e costumato molto”, fratello di Giangiotto. Francesca l’aveva visto “…fu una damigella di là entro, dimostrato da un pertugio d’una finestra a madonna Francesca, dicendole – madonna, quegli è colui che dee esser vostro marito – e così si credea la buona femmina, di che madonna Francesca incontamente in lui pose l’anima e l’amor suo…” Francesca accettò con gioia ed il giorno delle nozze, senza dubbio alcuno, pronunciò felice il suo “sì” senza sapere che Paolo la sposava “artificiosamente” per procura ossia a nome e per conto del fratello Giangiotto. “…non s’avvide prima dell’inganno, che essa vide la mattina seguente al dì delle nozze levare da lato a sè Giangiotto…” Pensate alla sua disperazione! Ma ben presto si rassegnò, ebbe una figlia che chiamò Concordia, come la suocera, e cercava di allietare come poteva le sue tristi giornate. Paolo, che aveva possedimenti nei pressi di Gradara, sovente faceva visita alla cognata e forse si rammaricava di essersi prestato all’inganno! Uno dei fratelli, Malatestino dell’Occhio, così chiamato perchè aveva un occhio solo “ma da quell’uno vedeva fin troppo bene”, spiando, s’accorse degli incontri segreti tra Paolo e Francesca. Ed eccoci all’epilogo della nostra storia: un giorno del settembre 1289, Paolo passò per una delle sue solite visite e qualcuno (forse Malatestino “quel traditor”) avvisò Giangiotto. Quest’ultimo che ogni mattina partiva per Pesaro ad espletare la sua carica di Podestà, che per maggior equanimità non doveva avere appresso la famiglia, per far ritorno a tarda sera, finse di partire ma rientrò da un passaggio segreto e …mentre leggevano estasiati la storia di Lancillotto e Ginevra, “come amor li strinse” si diedero un casto bacio (questo è quello che Dante fa dire a Francesca!) proprio in quell’istante Giangiotto aprì la porta e li sorprese. Accecato dalla gelosia estrasse la spada, Paolo cercò di salvarsi passando dalla botola che si trovava vicino alla porta ma, si dice, che il vestito gli si impigliasse in un chiodo, dovette tornare indietro e, mentre Giangiotto lo stava per passare a fil di spada, Francesca gli si parò dinnanzi per salvarlo ma…Giangiotto li finì entrambi. Dante mette gli sventurati amanti all’inferno perchè macchiati di un peccato gravissimo, ma li fa vagare assieme: oltre la pena, che non abbiano anche quella della solitudine eterna. “…io venni men così com’io morisse; e caddi come corpo morto cade”. Gli sventurati amanti vengono così immortalati da Dante nella Divina Commedia – V canto dell’Inferno. Nel corso dei secoli poeti, musicisti, letterati, pittori e scultori si sono ispirati alla tragedia di Paolo e Francesca (da Pellico a D’Annunzio, da Zandonai a Scheffer, ecc.) ed ancor oggi la loro storia d’amore, avvolta in un alone di mistero, affascina migliaia di persone. Ebbene anche il gruppo di “Letteratitudini” è rimasta affascinata da questa storia e ne farà una serata di argomentazioni, raffrontandola con la realtà dei giorni nostri.
Potremmo iniziare così il nostro racconto, ma non è una favola, bensì una storia vera. Paolo e Francesca sono due personaggi realmente esistiti e non figure romantiche come Giulietta e Romeo nate dalla geniale fantasia di Shakespeare. Francesca da Polenta era figlia di Guido Minore Signore di Ravenna e Cervia “…siede la terra dove nata fui, sulla marina dove ‘l Po discende…..” e lì viveva tranquilla e serena la sua fanciullezza , sperando che il padre le trovasse uno sposo gradevole e gentile. Siamo nel 1275 e Guido da Polenta decise di dare la mano di sua figlia a Giovanni Malatesta (detto Giangiotto Johannes Zoctus – Giovanni zoppo) che lo aveva aiutato a cacciare i Traversari, suoi nemici. Il capostipite, Malatesta da Verucchio detto il Mastin Vecchio o il Centenario, concorda ed il matrimonio è combinato. Fu detto a Guido:
“-…voi avete male accompagnato questa vostra figliuola, ella è bella e di grande anima, ella non starà contenta di Giangiotto… Messer Guido insistette: - Se essa lo vede soltanto quando tutto è compiuto, non può far altro che accettare la situazione”. Per evitare il possibile rifiuto da parte della giovane Francesca i potenti signori di Rimini e Ravenna tramarono l’inganno. Mandarono a Ravenna Paolo il Bello “piacevole uomo e costumato molto”, fratello di Giangiotto. Francesca l’aveva visto “…fu una damigella di là entro, dimostrato da un pertugio d’una finestra a madonna Francesca, dicendole – madonna, quegli è colui che dee esser vostro marito – e così si credea la buona femmina, di che madonna Francesca incontamente in lui pose l’anima e l’amor suo…” Francesca accettò con gioia ed il giorno delle nozze, senza dubbio alcuno, pronunciò felice il suo “sì” senza sapere che Paolo la sposava “artificiosamente” per procura ossia a nome e per conto del fratello Giangiotto. “…non s’avvide prima dell’inganno, che essa vide la mattina seguente al dì delle nozze levare da lato a sè Giangiotto…” Pensate alla sua disperazione! Ma ben presto si rassegnò, ebbe una figlia che chiamò Concordia, come la suocera, e cercava di allietare come poteva le sue tristi giornate. Paolo, che aveva possedimenti nei pressi di Gradara, sovente faceva visita alla cognata e forse si rammaricava di essersi prestato all’inganno! Uno dei fratelli, Malatestino dell’Occhio, così chiamato perchè aveva un occhio solo “ma da quell’uno vedeva fin troppo bene”, spiando, s’accorse degli incontri segreti tra Paolo e Francesca. Ed eccoci all’epilogo della nostra storia: un giorno del settembre 1289, Paolo passò per una delle sue solite visite e qualcuno (forse Malatestino “quel traditor”) avvisò Giangiotto. Quest’ultimo che ogni mattina partiva per Pesaro ad espletare la sua carica di Podestà, che per maggior equanimità non doveva avere appresso la famiglia, per far ritorno a tarda sera, finse di partire ma rientrò da un passaggio segreto e …mentre leggevano estasiati la storia di Lancillotto e Ginevra, “come amor li strinse” si diedero un casto bacio (questo è quello che Dante fa dire a Francesca!) proprio in quell’istante Giangiotto aprì la porta e li sorprese. Accecato dalla gelosia estrasse la spada, Paolo cercò di salvarsi passando dalla botola che si trovava vicino alla porta ma, si dice, che il vestito gli si impigliasse in un chiodo, dovette tornare indietro e, mentre Giangiotto lo stava per passare a fil di spada, Francesca gli si parò dinnanzi per salvarlo ma…Giangiotto li finì entrambi. Dante mette gli sventurati amanti all’inferno perchè macchiati di un peccato gravissimo, ma li fa vagare assieme: oltre la pena, che non abbiano anche quella della solitudine eterna. “…io venni men così com’io morisse; e caddi come corpo morto cade”. Gli sventurati amanti vengono così immortalati da Dante nella Divina Commedia – V canto dell’Inferno. Nel corso dei secoli poeti, musicisti, letterati, pittori e scultori si sono ispirati alla tragedia di Paolo e Francesca (da Pellico a D’Annunzio, da Zandonai a Scheffer, ecc.) ed ancor oggi la loro storia d’amore, avvolta in un alone di mistero, affascina migliaia di persone. Ebbene anche il gruppo di “Letteratitudini” è rimasta affascinata da questa storia e ne farà una serata di argomentazioni, raffrontandola con la realtà dei giorni nostri.
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Novartis presenta, in anteprima per il Sud Italia, il nuovo farmaco "sgonfia-polmoni" per la terapia della BPCO presso la Casa di Cura Athena-Villa dei Pini
PIEDIMONTE MATESE- Lo scorso venerdì presso il centro
convegni della Clinica Athena-Villa dei Pini di Piedimonte Matese (CE), la nota
casa farmaceutica Novartis ha presentato il nuovo farmaco, che di recente ha
ricevuto il parere positivo del Committee for the Human use of Medicinal
Products (CHMP) dell’EMA come trattamento broncodilatatore di mantenimento per
alleviare i sintomi della BPCO. Presente tutto il Medical Department Novartis
del Sud Italia che ha illustrato le proprietà terapeutiche del nuovo principio
attivo per la prima volta proprio presso la struttura sanitaria matesina. "Tra i nuovi farmaci -esordisce la
ricercatrice Raffaella Raddino- di prossimo arrivo sul mercato, di grande
interesse è il QVA149 (Ultibro®
Breezhaler®), un’associazione tra due broncodilatatori
(indacaterolo e glicopirronio) a diverso meccanismo d’azione (il primo è un
agonista dei recettori beta-2 adrenergici a lunga durata d’azione o LABA,
l’altro un antagonista muscarinico a lunga durata d’azione o LAMA) ma ad uguale
durata d’azione, fatto che permette di somministrarla per via inalatoria una
sola volta al giorno. “Il due farmaci – spiega la ricercatrice - sono efficaci
sia a livello delle vie aeree superiori che di quelle più periferiche e il
vantaggio di poter dare in mono-somministrazione giornaliera le due classi di
farmaci più efficaci per il trattamento della BPCO è evidente”. Presenti
all'incontro molti medici dell'alto casertano, che si sono mostrati
interessati, dando vita ad una valida tavola rotonda finale. Molta soddisfazione è stata espressa dal Dott.
Luigi Ferritto, responsabile dell'ambulatorio di Fisiopatologia Respiratoria
della Clinica Athena-Villa dei Pini, che ha così commentato: "Mi onora il
fatto che una così importante casa farmaceutica, come è Novartis, abbia scelto
la nostra struttura e i medici matesini per presentare questo nuovo farmaco in
anteprima per il Sud Italia. Segno che in questi anni abbiamo lavorando bene,
soprattutto per quanto riguardo la sensibilizzazione verso la BPCO, malattia
che colpisce circa 210 milioni di persone nel mondo e che entro il 2020 rappresenterà
la terza causa di morte". Il QVA149(Ultibro® Breezhaler®)
è stato oggetto di studio nel programma di sperimentazione
clinica di fase III IGNITE (che a sua volta comprende 11 studi condotti o in
fase di svolgimento in 52 Paesi per un totale di 10.000 pazienti) ed è stato
elaborato un piano di gestione del rischio per garantire che sia usato nel modo
più sicuro possibile.
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Complesso ex Salesiani, pronti a partire i progetti di due Centri Comunali

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