01 marzo 2011

ESCURSIONE A MONTE CAVUTO E ROCCAVECCHIA DI PRATELLA ALLA SCOPERTA DI “CALLIFAE”.



PRATELLA. Un gruppo di appassionati di storia italica ha partecipato alla escursione sul monte Cavuto, in località Roccavecchia di Pratella, organizzata dalla Associazione Cuore Sannita. Il gruppo, è partito da Piedimonte Matese, in provincia di Caserta alle 08.30 del mattino dal punto di raccolta di largo Brecce, con negli occhi lo spettacolo offerto dal Cila ed in particolare dalla prima cinta di poligonali che lo cinge. E’ stata una giornata da veri Sanniti con freddo, neve e vento. Dopo circa 18 Km. Arrivati a Pratella una prima sosta, d’obbligo, è presso le antiche terme, ammiriamo un tratto di poligonale che si trova a sx. a quota 400 m. e, in particolare, lo spettacolo affascinante offerto dalla cavità del Cavuto. Quindi, percorrendo gli antichi sentieri di nostri progenitori siamo giunti sull’altopiano del monte Cavuto (660 m.). Ci troviamo alla estremità sud orientale del Matese su un altopiano che termina, come spesso accade nel caso degli insediamenti italici, su una verticale ed inaccessibile parete di roccia calcarea. E’ la stessa posizione, la naturale conformazione, la difficile accessibilità, la facilità di avvistamento sia rispetto al nemico che rispetto agli altri insediamenti sui rilievi limitrofi, a determinarne l’insediamento; la possibilità di dominare la valle e la quota non particolarmente elevata, tale da permettere di resistere ai rigidi inverni dei millenni passati, comunque al di sotto della soglia dei 700/800 m. s.l.m., ritenuta proibitiva dagli studiosi (in particolare dai climatologi) per l’epoca, unitamente alle altre caratteristiche descritte, hanno fatto sì che partendo dai nostri antenati cacciatori/raccoglitori si è sviluppata una secolare vocazione all’insediamento umano di tali luoghi, frequentati, come peraltro documentato particolarmente per la vicina Prata Sannita, sin dal paleolitico. Successivamente, in epoca sannitica fu ragionevolmente sfruttata una qualche forma di insediamento preesistente per procedere ad una fortificazione della vasta area da noi oggi visitata, attraverso la ricorrente tecnica della integrazione della difesa fornita dalla conformazione naturale dei luoghi. Una prima traccia di poligonale si trova a quota 299 m. all’inizio di una strada che si inerpica verso la sommità del monte. La fotografiamo. Come sempre riscontriamo la atavica mancanza di segnalazione dei siti preromanici, pur volendo considerare la piccola e piuttosto nascosta targhetta recante la scritta Area Archeologica. Avendo come riferimento tale targhetta, prendiamo una strada tra due muri in cemento ed iniziamo la salita per circa altri 500 m.; alle 09.45 a quota 397 decidiamo lasciare le vetture per proseguire a piedi dato il fondo sconnesso della strada. Abbiamo descritto la consistente opera megalitica che appare, poi, a destra del Cavuto provenendo da Ailano, ad una altezza di circa 400 m.. L’intera area reca traccia degli antichi insediamenti. Tuttavia una parte di fortificazione consistente si trova poco dopo la biforcazione verso dx. del sentiero CAI ad una quota di circa 625 m. ove vi è un cocuzzolo detto colle Saracino. Qui’ appare un muro ciclopico piuttosto ben conservato che sovrasta un altro muro posto al di sotto della attuale carrabile. Abbiamo identificato due probabili porte anche perché in tali punti di confluenza, quelli delle porte, arrivano due dei sentieri che raggiungono la il pianoro sottostante l’acropoli. Una delle porte si trova rivolta al lato Presenzano a quota 609 m. (Nord 41.40459/ Est 14.4855). L’altra, in direzione opposta, dopo qualche centinaio di metri m., immediatamente all’inizio del pianoro sottostante l’acropoli nel punto in cui interseca il sentiero proveniente dalla valle del Volturno, sul lato sx. della sterrata attuale ad una quota di 595 metri. Una dubbia presumibile apertura, fuori contesto, è apparsa dopo circa 40 m., al di sotto del poligonale sottostante la sterrata, peraltro circondata di latte per oli esausti alquanto contrastanti con la natura verdeggiante ed il clima magico creatosi. Abbiamo superato località Croce, sono circa le 10.15, e ci troviamo nei pressi della poza d’acqua che viene usata come abbeveratoio dagli animali. Vi è una massiccia presenza di materiale fittile. L’acropoli ci appare in tutta la sua imponenza. Evidenti sono le tracce delle stratificazioni insediative. Appaiono blocchi squadrati alla maniera romana, poligonali di fattura italica, mura romane in opera incerta, probabili tracce di insediamento medievale. Raggiunta la vetta a circa 660 m. ci affacciamo ad osservare il lago di Presenzano col colle che ha ospitato l’antica Rufrae, il Castello di S. Angelo, la Ferrara e l’insediamento del Monte S. Nicola, il vicino Monte Castellone: tali rilievi, probabilmente, ospitavano dei punti di avvistamento e di controllo del territorio che, specularmente, permettevano agli abitanti dei luoghi di poter prevenire le mosse di eventuali assalitori.

Le rocche, in alcuni casi, e probabilmente Roccavecchia lo era, ospitavano degli insediamenti abitativi, una sorta di urbs, come ad esempio la Sepino Sannitica – detta Terravecchia -, era. Ci imbattiamo in una probabile nevera di grosse dimensioni, in alcune cisterne, incontriamo locali impermeabilizzati e resti di probabili regimentazioni delle acque. Dappertutto, come in un diario che ha attraversato migliaia di anni, i nostri amati poligonali. L’acropoli di quella che a noi piace immaginare come una città, si trova sul vertice nord occidentale dell’altipiano e, discendendolo ci troviamo sullo splendido terrazzo che ci ha permesso di affacciarci sul Volturno e sul moderno lago artificiale di Presenzano. Lo spettacolo è affascinante ed indescrivibile. Ogni visita a questi luoghi è una emozione sempre più intensa. Oltre l’imponenza del luogo che aggetta a strapiombo sulla valle sottostante, oltre lo spettacolare occhio del Cavuto abitato probabilmente dai nostri progenitori, una delle cose che colpisce maggiormente è la presenza di un’opera veramente rara.

A parere di chi scrive si tratta dell’unico impianto teatrale realmente sannitico nel senso pieno del termine; gli altri, pur se di maggior imponenza e pur trovandosi in territorio sannitico/italico, recano chiari i segni delle tecniche costruttive dei vicini, romani o greci che fossero. L’opera esprime la semplicità (da alcuni ritenuta rozzezza) del nostro popolo. Riusciamo ad identificare, non senza esserci serviti di precedenti riferimenti foto/documentali, ben dodici file di gradini semicircolari. Nel punto più ampio il teatro ha un diametro di circa 55 m.. L’opera è sta realizzata intagliando i gradini nella roccia secondo le curve di livello e l’andamento del terreno montuoso; la struttura appare semplice ma ben rifinita e le gradinate sono ben raccordate. Ci colpisce uno dei sedili che reca al suo interno una sorta di altro sedile, davvero particolare. Vista sia dall’alto che dal basso l’opera appare certamente come un teatro scavato nella roccia: l’emozione sale, ognuno da sfogo alla propria immaginazione pensano alle svariate forme culturali e sociali che sono state espresse e rappresentate in tale luogo. La presenza del teatro non fa che confermare l’importanza di tale sito sannitico.

A sinistra del teatro ci avviciniamo all’aspro sentiero, pure contrassegnato coi simboli del CAI, che proviene da valle tenendo a destra la cavità del Cavuto. Riaffiorano i ricordi della mia escursione e del primo ingresso nel ventre primordiale costituito dalla cavità che sovrasta la valle. L’inizio della discesa è chiuso da blocchi più rozzi e, dopo pochi metri, verso l’alto e seguendo le naturali asperità e livelli, i massi calcarei formano una sorta di triangolo. L’intera area appare cinta da conci di varie dimensioni. Ci sparpagliamo procedendo a varie misurazioni di mura, cisterne, strutture sommitali e quanto misurabile e fotografabile. Particolarmente veniamo colpiti da un struttura che reca, probabilmente in prossimità di una porta, una incisione verticale intagliata nella roccia (vedi foto). Proprio in questo punto, in pochi metri, appaiono le varie stratificazioni storiche e di stili. Partendo da una probabile cisterna (N 41.40089 / E 14.15122) a quota 649) ammiriamo nel lato esterno del paramento un muro sannitico costituito da blocchi più piccoli forse del periodo repubblicano e sul lato opposto un poligonale certamente sannitico mentre, la murazione a monte appare piuttosto formata da blocchi di fattura romana, seppur squadrati (a formare di grezzi parallelepipedi). Sul tutto incombono, spesso inglobate nelle stesse mura snnitiche, strutture medievali. Riscendiamo a valle e, nei pressi della pozza d’acqua, ci fermiamo a pranzare. Spruzzi di neve, di tanto in tanto, ci fanno compagnia come dal primo mattino, ricordandoci, col vento che ci ha sferzato a quota più alta, della aspra vita da sempre condotta dai nostri avi.

Ristorati, andiamo sui cocuzzoli vicini ad osservare altre mura. Sono le 14.30. Iniziamo la via del ritorno. Alcuni, fotografano nuovamente la porta a Nord che guarda verso Presenzano e, ammirando, ammirati, il panorama sottostante torniamo al punto ove avevamo lasciato le vetture. Abbiamo passato un’altra splendida giornata immersi nella nostra stessa storia (sarebbe forse più corretto dire protostoria) visitando il sito della città convenzionalmente nota come CALLIFAE.

ERENNIO 67