ISERNIA. Continuo imperterrito a dire e
raccontare in giro che sono molisano, ma mi riesce sempre più difficile
aggiungere che ne sono orgoglioso. O meglio, lo sarò sempre di quella cara e
meravigliosa terra ereditata dai nostri
avi, di quella fatta di natura incontaminata, di monti incantati, di corsi
d’acqua puri, di centri abitati a misura d’uomo, di vie pulite e gente
cordiale, di pascoli e tratturi, di stazzi e recinti, di pastori e contadini,
di terreni naturalmente fertili, di boschi meritevoli di riconoscimenti
mondiali, di spiagge con spiaggia, di piccole centrali sui corsi d’acqua, di
vento libero di soffiare senza freni, di architettura semplice, di tradizioni
sane, di artisti non condizionati, di archeologia tutelata, di storia
antichissima e inaspettata, di un paesaggio senza pari. Insomma, di tutto quello
che c’era fino a qualche decennio fa quando, fregandosene di quanto erano
riusciti a custodire amorevolmente, forse anche inconsapevolmente, i nostri
nonni, un gruppo di amministratori senza scrupoli (e senza cultura) sostenuti
da centinaia di cittadini senza basi, né coraggio, hanno perpetrato su questa
sorella terra il più ignobile massacro che si potesse immaginare, hanno
devastato tutto quello che c’era di bello, hanno creato i più inutili e
inguardabili scatoloni di cemento, le più deprimenti e selvagge insulsaggini
eoliche, doppioni e doppioni di lingue di asfalto (lasciandone diverse mai
ultimate), “villaggi” industriali (sic!) mostruosi, mortali e senza industrie,
spiagge con grattacieli sul bagnasciuga, porti con cemento e senza navi, fiumi
stravolti da colate di cemento, inquinati e senza pesci, discariche (quelle
ufficiali) nei punti suggestivi, sottosuolo farcito di rifiuti tossici
(ufficioso!!!), paesi (alcuni dei quali stravolti nel loro assetto
storico-architettonico) rifugio dorato di soggiornati a richiesta libera. E
così, approfittando di una massa silente, distratta, accondiscendente,
omertosa, si continua senza tregua, senza logica, senza alcuna utilità a
offendere una delle regioni più belle del paese. La prova oscena di nuovi (vecchi)
eco-mostri è alla portata di tutti, basta solo farci caso, ammettere di essere
uomini desiderosi di rispetto per se stessi e per ciò che li circonda,
evidenziare, segnalare, denunciare pubblicamente l’assalto senza scrupoli alla
nostra identità paesaggistica. Allora, esorto i responsabili in indirizzo, ad
essere con lo scrivente e con tutti quelli che lo vorranno, lunedì 9 settembre
alle ore 10.30 in contrada Tappino di Campobasso per avvistare la più esemplare
“piantagione di cemento” nel polmone verde di quei luoghi e più precisamente
alle spalle dell’edificio del Collegio Medico dell’Università degli studi del
Molise, già di per se mostro inutile. Spero proprio che qualcuno ci faccia
capire come mai con tanti rappresentanti della cosa pubblica possano accadere
disastri e mafiosità di tale portata, a meno che non si voglia, come
consuetudine, coprirsi l’un l’altro. Proprio in queste ore monta la polemica
tra il presidente della regione Molise, Frattura e il rettore dell’Unimol Cannata
sul mancato finanziamento dell’ente regione per 22 milioni di euro destinati
alla ricerca e alle strutture. Bene ha fatto Frattura a destinare quei fondi
altrove, bene naturalmente per quelli riguardanti gli immobili visto come sono
stati utilizzati alcuni di essi finora specialmente per quelle opere
incompiute, degradanti e devastanti come quella di Tappino. Certo sarebbe stato
meglio se le motivazioni del presidente sul mancato finanziamento non fossero
state quelle della mancanza di fondi quanto piuttosto di buonsenso e di inutile
sperpero di denaro pubblico a fronte di disastri paesaggistici-ambientali. L’occasione
sarà utile anche per ammirare da vicino come in quel posto sugli alberi al
posto dei rami e delle foglie, proliferano copiosi manti di asfalto e bitume!
Il Segretario Regionale UILBAC Molise
Emilio Izzo