14 marzo 2013

XIX DELLA MORTE DI DON PEPPINO DIANA, MONS. SPINILLO SARÀ A CASAL DI PRINCIPE


Don Peppino Diana

AVERSA. Martedì 19 marzo, celebrazione eucaristica nella Parrocchia San Nicola di Bari e conversazione sul “valore della testimonianza di vita come autentica forza di orientamento e cambiamento”. Ricorrendo il diciannovesimo anniversario della morte di Don Peppino Diana, la Diocesi di Aversa vuole ricordare il suo figlio e fratello sacerdote ucciso dalla violenta prepotenza camorrista. Consapevole che ogni sacerdote è chiamato ad una particolare configurazione e consacrazione alla presenza di Gesù, l’unico sacerdote “della nuova ed eterna alleanza”, la comunità cristiana, come già negli anni precedenti, ricorderà Don Peppino nella celebrazione della santa eucaristia, nella celebrazione del sacrificio del Cristo, del Figlio di Dio venuto nel mondo per annunciare e testimoniare la volontà del Padre, per offrire ad ogni uomo la redenzione dal peccato. In questo senso, la Diocesi di Aversa, celebrando questo diciannovesimo anniversario nel pieno dell’Anno della fede, proposto a tutta la Chiesa dal Papa Benedetto XVI, ne richiama le ispirate parole: “Ciò di cui il mondo oggi ha particolarmente bisogno è la testimonianza credibile di quanti, illuminati nella mente e nel cuore dalla parola del Signore, sono capaci di aprire il cuore e la mente di tanti al desiderio di Dio e della vita vera, quella che non ha fine”.  (Porta fidei, 15) Sulla stessa linea, già lo scorso anno, nel ventesimo anniversario della pubblicazione del documento voluto da Don Peppino Diana e dai Parroci della Forania di Casal di Principe con il titolo “Per amore del mio popolo non tacerò”, i Sacerdoti della stessa zona pastorale hanno evidenziato che: “Come già auspicava il documento del 1991, la comunità ecclesiale ha dato in questi anni il suo valido contributo cercando di far crescere quel senso civico che nei cristiani nasce dal coniugare vita di fede e testimonianza di impegno civile, frequenza ai sacramenti e partecipazione alla vita pubblica. I Parroci non hanno mai smesso di richiamare il popolo alla conversione e le parrocchie sono state luoghi di aggregazione positiva e di formazione per le giovani generazioni”. Ugualmente, proprio commentando quel documento, in un’intervista rilasciata al giornalista Marco Sarno e pubblicata sul quotidiano “Repubblica” il 25 ottobre 1993, pochi mesi prima della sua morte, lo stesso Don Peppino Diana, rifiutando definizioni d’effetto, dichiarò quale fosse lo spirito del suo impegno:  “Non sono un politico ma un uomo di chiesa che si limita a lottare, accanto alla gente che abita questi luoghi, nel tentativo di affermare quei diritti che il malgoverno e la camorra hanno sempre negato”.  Il diciannovesimo anniversario dell’uccisione del sacerdote Peppino Diana ci permette, oggi, di rileggere il senso della testimonianza di un impegno, suggellato dal sacrificio della vita, una testimonianza che interpella ancora i credenti e gli uomini di buona volontà e che invita, chiama ad un rinnovato e consapevole impegno per la crescita umana delle relazioni e delle forme organizzative della società civile del nostro territorio. La testimonianza della comunità cristiana in una terra, in una società di uomini ha le sue caratteristiche fondamentali ed i suoi punti di forza nella fede in Cristo Signore, nel suo Vangelo, nella celebrazione dei sacramenti della salvezza. Come già scrivevano i Vescovi Italiani nella Nota pastorale “Per un paese solidale, Chiesa e Mezzogiorno” (Roma, 2010), “Le comunità cristiane costituiscono un inestimabile patrimonio e un fattore di sviluppo e di coesione di cui si avvale l’intero tessuto sociale. Lo sono in quanto realtà ecclesiali, edificate dalla Parola di Dio, dall’Eucaristia e dalla comunione fraterna, dedite alla formazione delle coscienze e alla testimonianza della verità e dell’amore. Fedeli alla loro identità, costituiscono anche un prezioso tessuto connettivo nel territorio, un centro nevralgico di progettualità culturale, una scuola di passione e di dedizione civile” (14). Accogliendo quanto la stessa Nota pastorale dice di Don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia a Palermo il 15 settembre 1993, che sarà prossimamente dichiarato “beato” dalla Chiesa, la Diocesi di Aversa, in occasione di questa celebrazione in memoria di Don Peppino Diana, vorrà soprattutto riprendere e rimeditare il valore della testimonianza che, oltre ogni atteggiamento o visione di eroismo solitario, è messaggio che comunica e chiama a condividere, nella luce della fede comune, un sincero amore alla verità, una robusta fedeltà alla giustizia verso ogni uomo, una serena speranza che, sul modello di Gesù, si traduce sempre in generosa offerta di carità fraterna, in dono di redenzione e di salvezza per tutti gli uomini. Il programma della celebrazione del diciannovesimo anniversario dell’uccisione di Don Peppino Diana, nel pomeriggio del prossimo 19 marzo 2013 prevede, dopo la
·        concelebrazione eucaristica, presieduta dal Vescovo della Diocesi di Aversa, nella Chiesa Parrocchiale di “San Nicola di Bari” in Casal di Principe,
·        una conversazione sul valore della testimonianza di vita come autentica forza di orientamento e di proposta di cambiamento e di crescita per la vita dell’umanità.
Condurranno la riflessione
·        S.E. Mons. Vincenzo Bertolone, Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, e Postulatore della causa di Beatificazione di Don Pino Puglisi,
·        Dott. Donato Ceglie, Magistrato presso la Procura Generale della Repubblica di Napoli.
 Come Chiesa aversana oggi ancora riaffermiamo quanto già lo scorso anno abbiamo detto con la pubblicazione “… poiché il cielo rosseggia” (Mt 16,2):  “Con Gesù anche noi guardiamo i segni del rinascere della nostra terra, delle nostre comunità nelle quali vogliamo essere partecipi di una nuova primavera di vita.  Così vogliamo essere vicini ai tanti che si impegnano nel servizio della società e cooperano al bene comune; ai tanti che tendono a sostenere chi non ha alcun sostegno o tutela alla propria crescita e alla propria vita; ai tanti che testimoniano e propongono un’appassionata attenzione alla pulizia da ogni inquinamento ed alla cura rispettosa e amorevole della nostra terra; ai tanti che mostrano coerenza nel vivere con onesto senso della giustizia il proprio impegno di cittadini.  Al tempo in cui i seguaci di idoli morti perseguitavano gli adoratori dell’unico, vero Dio, del Dio che ama la vita, Tertulliano insegnava che “il sangue dei cristiani è un seme”. Noi crediamo e sappiamo che il sacrificio di don Peppino Diana, e di altri che come lui hanno testimoniato fedeltà e amore alla vita della nostra gente, è annunzio che genera desiderio di vera libertà nel bene e nel dialogo; è speranza di veder nascere nuovi rapporti di amicizia tra uomini veri, tra uomini che vogliono vivere una fede autentica nel Dio Padre di tutti, ed una fraternità sincera nel nome del suo Figlio Gesù Cristo. Per questo crediamo di vedere tanti segni di vita che germoglia e che desideriamo coltivare e sostenere nella loro crescita, sempre certi che solo la vita genera nuova vita”.

Diocesi di Aversa
Ufficio Comunicazioni Sociali

GRANDE SUCCESSO DELLA FESTA DELLA DONNA ORGANIZZATA DAL CIRCOLO DELLA TERZA ETA’ –L’INTERVENTO DEL VESCOVO MONS.VALENTINO DI CERBO - IN ALLESTIMENTO LA FESTA DEL PAPA’.




Piedimonte Matese – La ricorrenza dell’8 marzo, festa della donna, ha avuto un successo che à andato oltre le più rosee previsioni. Lo sforzo organizzativo del direttivo del Centro Sociale Polivalente Terza Età è stato premiato con il pienone degli iscritti , in particolare donne, oltre 70,  perché la festa era riservata a loro, e pochi uomini, circa una ventina, mariti accompagnatori.  A  rendere più solenne la celebrazione dell’evento la presenza del vescovo di Alife Caiazzo mons. Valentino Di Cerbo che ha benedetto le gerle piene di mazzetti di mimose, il fiore per eccellenza della festa, distribuiti alle numerose signore presenti. Dopo i  saluti del presidente del  centro sociale Enzo Grande e dell’assessore alle politiche sociali Marcellino Iannotta ha preso la parola il Vescovo mettendo in risalto il significato della Festa. La cerimonia era stata preceduta dalla  visione   del film “  Il Principe abusivo” di Alessandro Siani che ha rallegrato l’intera comitiva con momenti di particolare ilarità determinata dalle varie situazioni comiche in cui inevitabilmente si andava a cacciare il protagonista. Risate a gogò e sano divertimento per tutti gli spettatori che alla fine del film sono confluiti nell’ampio salone del CottonMovie per ascoltare la parola del Vescovo mons. Valentino Di Cerbo, sempre presente alle manifestazioni degli anziani per portare una parola di fede e speranza alle famiglie in difficoltà. L’agape fraterna ha concluso la giornata ricca di  operosità e impegno da parte del direttivo del  Centro Sociale che, sulla scorta della buona riuscita della manifestazione, è già all’opera per festeggiare la ricorrenza di San Giuseppe, Festa del Papà. Lo staff del presidente è  in fibrillazione per organizzare   l’evento che vede in campo, come principali protagonisiti i Papà, naturalmente accompagnati dalle rispettive consorti. L'origine della festa risale agli inizi del Novecento negli Stati Uniti,  e veniva celebrata nel  mese di giugno, mentre in Italia si decise di spostarla al 19 marzo, in occasione della Festa di San Giuseppe, protettore dei falegnami, dei poveri, degli orfani e delle ragazze nubili. Inizialmente era un giorno festivo, oggi non lo è più ma si continua a celebrare il papà con regali e bigliettini di auguri, mentre i bambini preparano lavoretti, poesie, frasi e disegni. Infatti, in questi giorni   che precedono la ricorrenza di S. Giuseppe, in molte scuole di Piedimonte  le maestre sono già all’opera per far preparare   ai bambini dei lavoretti per la Festa del Papà, di carta o cartoncino ritagliati e colorati che contengono poesie o frasi all'interno  da leggere durante il pranzo in famiglia.

Nelle  1 foto La benedizione delle mimose; nella 2 il vescovo parla agli anziani
Nicola Iannitti

SAN NICOLA LA STRADA RICORDA NICHOLAS: OSPITE TRA I BANCHI IL PAPA’ MISTER GREEN

Reginald Green
SAN NICOLA LA STRADA – La Scuola Primaria è intitolata alla memoria di suo figlio, Nicholas. Aveva 7 anni, quando in vacanza in Italia, venne accidentalmente colpito ed ucciso da un colpo di pistola durante un tentativo di rapina. Era la notte del 29 settembre 1994, avvenne lungo la A3 Salerno-Reggio Calabria, gli organi del piccolo americano furono prontamente donati e salvarono la vita a ben 7 italiani. Mister Reginald Green, ai due incontri previsti a Napoli presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e la Scuola Salvemini, ha aggiunto una tappa in provincia di Caserta: sabato 16 marzo 2013 a partire dalle ore 10.30 sarà ospite dell’Istituto Comprensivo di San Nicola La Strada. Un incontro organizzato e voluto fortemente dalla dirigente scolastica Antonia Mazzarella, sostenuta dalle insegnanti promotrici Giusy De Rosa e Luisa Stellato, e dal corpo docente dell’istituto, che vedrà il coinvolgimento anche degli alunni del plesso Mazzini di viale Italia (Scuola Secondaria di I Grado), con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione studentesca e tutta la cittadinanza circa il tema della donazione di organi, tessuti e cellule. E non solo. Il confronto con mister Green, giornalista di Los Angeles, è stato voluto e programmato anche per ripercorrere quel giorno di tanti anni fa, si partirà da quella data per riflettere su come da un tragico episodio di cronaca, fatto di morte e dolore, può nascere un gesto di solidarietà, un’esperienza di vita e di gioia. In scaletta l’esibizione delle majorette del Plesso Mazzini, del coro delle voci bianche “Nicholas Green”, un’esibizione di studenti-ballerini e di solisti con chitarra e pianoforte dell'orchestra giovanile. Reginald Green spiegherà invece come è impegnato, sostenuto dalla sua famiglia negli Stati Uniti ed in ogni parte del mondo, nella promozione della cultura della donazione. Parteciperanno all’incontro tutte le classi quarte e quinte (della Primaria "Green") e numerose autorità cittadine. Interverranno, tra gli altri, il prof. Natale Gaspare De Santo (professore Emerito di Medicina della Seconda Università di Napoli), Andrea Scarabelli (giovane romano, traduttore ufficiale dei libri di Mister Green), il sindaco di San Nicola La Strada Pasquale Delli Paoli accompagnato dagli assessori comunali alla Pubblica Istruzione Bartolomeo Clemente e alla Salute Saverio Martire, il parroco don Marco Fois, il presidente della Pro Loco Carlo D’Andrea, i presidenti regionale e provinciale Aido dott. Guglielmo Venditti e dott. Gennaro Castaldi, il presidente del consiglio d'istituto dott.ssa Rita Brighel e il presidente del comitato dei genitori dott.ssa Stefania Rotondo con altri delegati.

13 marzo 2013

Scoprire il Matese in moto con gli itinerari per i motociclisti



CASTELLO DEL MATESE. “Itinerari dedicati ai motociclisti che hanno le due ruote nel cuore ma che usino gli occhi guardare, l’olfatto per respirare e il gusto per assaporare i prodotti dell’enogastronomia locale del Matese “.  Scoprire il Matese in … moto è l’obiettivo che il moto club “Salamandre Sannite” si è posto per far conoscere ai tanti moto turisti che ogni giorno programmano le loro gite in giro per le strade italiane. Il Moto Club “Salamandre Sannite”, attraverso i principali social network (facebook, twitter, blogger google, linked, flickr, youtube, applicazioni per android e i.pad e sitoweb) vuole promuovere il territorio del Matese con l’individuazione d’itinerari da percorrere in moto. Delle vere e proprie autostrade turistiche attraverso le quali i motociclisti potranno trovare ristoranti, caffè, bar e attrazioni e altri punti d’interesse, interfacciandosi con i telefoni geoposizionali di ultima generazione e attraverso i codici QR (i codici a barra che permettono, attraverso connessioni internet, di ricevere successive informazioni sui percorsi e visionare foto e filmati). Tutte queste informazioni potranno essere scaricate dal sito dell’associazione e dai codici QR nelle strutture convenzionate. Le recensioni dei motociclistici sui social network  permetteranno ad altri motociclisti di informarsi sugli itinerari e di programmare la loro gita . Queste recensioni, con le foto e i video, costituiranno la “firma elettronica del turista“, attraverso la quale altri moto turisti riceveranno informazioni, alimenteranno la pagina stessa di nuove esperienze e nuovi punti d’interesse. Le recensioni saranno i “vigilanti” del sistema, quelle  positive alimentano il flusso  quelle negative distolgono il turista a percorrere gli itinerari. Nel breve periodo il target che l’associazione si pone di raggiungere è quello dei motociclisti residenti delle regioni vicine, con un raggio della giornata motociclistica (Campania, Lazio, Puglia, Molise e Abruzzo), una macroregione di più di oltre 10 milioni di abitanti e con un forte tasso di moto turisti. Nel lungo periodo il target  potrà essere più esteso, ma c’e’ bisogno di maggiori strutture ricettive che permettono la permanenza del turista oltre la giornata. Il successo dell’iniziativa dipende dal “sistema” che si riuscirà a costruire intorno agli itinerari moto turistici. Come avviene per analoghe tipologie turistiche, il moto turista oltre, ai punti di interessi “ naturali “  cerca servizi di qualità, prodotti enogastronomici tipici, unico settore in crescita in questo periodo di crisi. L’associazione coordinerà il sistema e individuerà gli itinerari con il suggerimento dei moto turisti e degli operatori turistici. Curerà il sito, gli e. book e le schede dei percorsi, inoltre produrrà le riprese video dei percorsi. Premesso che gli itinerari sono dinamici e non statici e si alimentano e si modellano mediante le recensioni pubblicate sui social network dagli stessi moto turisti, sono state individuate sei aree di interesse, utilizzando progetti turistici che hanno riguardato la zona del Maltese. A queste sei aree d’interesse sono stati individuati provvisoriamente sei percorsi che toccano la maggior parte dei comuni dell’area matesina delle regioni Campania e Molise.
Le aree individuate sono:
a)    La Storia dei popoli che hanno abitato il Matese (Sanniti, Romani, Longobardi Normanni e fino al Barocco), 80 km che possono essere percorsi in circa due ore, l’itinerario non poteva non includere Alife, Cerreto Sannita e Sepino-Altilia.
b)   Delle nuvole ovvero della strada che avvicina al cielo, 75 km che si possono percorrere in meno di due ore. L’itinerario della natura incontaminata che va da Pietraroja a Monteroduni, costeggiando il Monte Miletto - la montagna dei Sanniti;
c)       Dei prodotti tipici e delle tradizioni del gusto, 100 km che si possono percorrere in due ore. Itinerario da Massa di  Faicchio a Bojano,  alla ricerca dagli antichi sapori e della modernità della produzione delle mozzarelle, attraverso i vini del Titerno;
d)   Della natura carsica del Matese, delle grotte e delle gole nel Matese, 80 km che si possono percorrere in due ore. Itinerario Da Pietraroja a Letino attraversando le Gole di San Nicola e il Pozzo della Neve di Guardiaregia;
e)    Delle acque, dalle sorgenti del Biferno fino alle sorgenti del Volturo, 100 km che si possono percorrere in due ore, Itinerario da Bojano a Colli al Volturno costeggiando i laghi del Matese e le sorgenti del fiume Lete ;
f)     Degli alberi e della natura, 80 km da fare in due ore Itinerario che parte dai tre faggi di Guardiaregia e arriva alla Cipresseta di Fontegreca.
Il successo dell’iniziativa del Moto Club “ Salamandre Sannite “ dipenderà da quanto gli operatori del settore turistico sapranno fare sistema, un sistema che dovrà camminare con le proprie gambe, o come meglio dire,  proprie ruote.., senza l’aiuto di mezzi finanziari pubblici. Uno sforzo e un investimento che gli operati turistici potranno recuperare solo con il tempo. Un sistema che non sia fittizio o temporaneo legato alla durata del progetto europeo, ma frutto del  lavoro  e della professionalità degli operatori turistici del Matese.
Pietro Rossi

Presentazione del libro La Battaglia del Grano, gli uomini e le macchine del Sannio.



SAN POTITO SANNITICO. Sabato 16 marzo alle ore 18,00, nella Chiesa dell’Ascensione  a San Potito Sannitico si svolgerà la presentazione del volume di Nicolino Lombardi  “La Battaglia del Grano, gli uomini e le macchine del Sannio” che riporta al centro del dibattito l’elemento base nell'alimentazione, il grano, di cui oggi si discute tanto, e non solo per le necessità del Terzo Mondo.  Il testo parte dall’analisi della politica agraria di un ben determinato periodo storico, quello del Ventennio fascista ed offre, in realtà, uno spaccato della vita politica locale relativa ad un periodo più ampio e spunti di discussione sulle drammatiche conseguenze degli eventi bellici e su tematiche straordinariamente attuali quali la disomogenea distribuzione del reddito e delle risorse alimentari. Il mondo della fame è appena alle nostre spalle, chissà quante volte avrete sentito raccontare che durante la guerra il macinino da caffè veniva utilizzato indifferentemente per sfarinare ghiande tostate e quel pugno di grano o di mais che i più fortunati riuscivano a sottrarre alla requisizione. Ebbene, storie di questo tipo, che ancora oggi sentiamo raccontare dai protagonisti, i nostri genitori e i nostri nonni, e che ci appartengono tutte, trovano puntuale riscontro nei documenti pubblicati in questo bellissimo volume. Si, perché bisogna sapere che a monte dell’ingenuo racconto del macinino ci sono scelte di politica internazionale e nazionale, c’è la guerra, ci sono gli ammassi e la requisizione dei cereali, i controlli della polizia locale, ecc. Di fronte agli sprechi della vita odierna sembra impensabile che si possa morire ancora di fame, eppure, nonostante i granai siano pieni, secondo gli ultimi dati diffusi dalla FAO, nel mondo muore di disagi legati alla fame un bambino ogni otto secondi. In realtà le risorse della terra, considerate globalmente, sono in grado di nutrire tutti gli abitanti del mondo, ma nell’indifferenza generale la forchetta fra ricco e povero diventa sempre più ampia, ed in questo contesto tantissime persone non hanno neppure un pugno di riso, frumento, orzo, segale, o miglio per sfamarsi. C’è da dire poi, che la narrazione attraverso il documento utilizzata dall’autore, comunque equidistante da qualsiasi posizione strumentale o politica, consente di guardare gli eventi del periodo preso in considerazione da un angolo di visuale insolito e soddisfa anche la crescita di interesse per la storia del Ventennio e per la figura del duce che sta caratterizzando questi ultimi anni. Le bellissime foto, infine, quasi tutte prese in contesti locali della mietitura e della trebbiatura, inedite e sempre di azione, riportano ad una ruralità che tutti ricordano con nostalgia, non fosse altro per il fatto che all’epoca erano giovani e forti, e sono anche la testimonianza di una meccanizzazione agricola che dalle nostre parti ha progredito con lentezza e dei costumi dell’epoca.
Pietro Rossi