16 ottobre 2012

Mons. Valentino Di Cerbo chiude il Giubileo Diocesano ad Alife e apre l’anno della fede.



ALIFE. La Cattedrale di Alife affollata e silenziosa ha riflettuto ancora una volta il clima di comunione e di serenità “venuto” dal Convegno diocesano di una settimana fa, e ha colto nelle parole di Mons. Valentino Di Cerbo un nuovo invito e una nuova sollecitazione ad incarnare la parola di Dio.  Come un anno fa, anche questa volta, dalla chiesa di Santa Caterina di Alife, il clero e i fedeli in processione hanno raggiunto il sagrato della Cattedrale. Qui il Vescovo ha dato inizio alla celebrazione e poi chiuso la porta che simbolicamente, lo scorso anno, dava inizio ad un nuovo percorso pastorale e spirituale per la Diocesi. Pochi giorni fa il Papa ha dato inizio all’anno della fede e in ogni diocesi italiana le comunità si sono ritrovate per ripartire dal dialogo con Dio. Così ha chiesto anche Mons. Di Cerbo alla sua comunità: “Davanti a lui porremo il nostro tempo, così ambiguo e così ricco di fermenti di umanità, e le grandi trasformazioni sociali e culturali, che hanno cambiato il nostro modo di accostarci alla vita e di gestirla e che ci stimolano ad annunciare il Vangelo con coraggio e creatività nuova. Soprattutto gli chiederemo di aiutarci a non pensare che la fede si trasmette moltiplicando iniziative e occupando spazi pubblici. Questo modo di fare ci illude di dare alla presenza della Chiesa e del Vangelo un certo prestigio sociale e un certo potere sugli uomini, ma qui “nella casa”, in un contesto di intimità che nasce quando i chiude la porta e la famiglia si trova insieme, Egli ci ricorda che non il prestigio mondano ottenuto dai credenti, ma  solo l’intimità con Lui ci forma e ci introduce a quel modo di pensare, di vivere e di sperare che costruisce vita nuova e salvezza per l’umanità”. Durante la celebrazione, il Vescovo ha consegnato a tutti i sacerdoti (simbolicamente a tutte le comunità parrocchiali) la preghiera del Credo come segno di impegno a crescere nella fede, da adesso, con uno spirito più maturo, più fortemente consapevole e libero. In questo Anno speciale, ha ribadito Mons. Di Cerbo, vorrei vedere le nostre chiese, non soltanto come ambienti dove ci si incontra e si organizzano celebrazioni speciali, ma luoghi pieni di fascino in cui tante persone da sole, in qualsiasi ora del giorno, passano per incontrare il Signore presente nella Eucaristia. Vorrei, altresì, che il pensiero di Dio e del suo amore per noi, pervadesse e fecondasse le nostre giornate.
Pietro Rossi