25 luglio 2012

LETTERA-APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ON. GIORGO NAPOLITANO


Caro Presidente,
Giorgio Napolitano
chi Le scrive è un cittadino qualunque, uno dei tanti che vive con preoccupazione questo momento denso di incertezze per il futuro dell’Italia e i nostri figli. Uno dei tanti che hanno ritenuto il Suo operato, nell’esercizio  del Suo altissimo mandato, equilibrato e puntuale.  Le scrivo dal profondo del cuore per manifestarLe le mie perplessità e il senso i vuoto determinato in me dalla Sua determinazione di sollevare un conflitto di attribuzione presso l’Alta Corte Costituzionale con la Procura di Palermo a riguardo dell’utilizzo delle intercettazioni indirette che riguardano la Sua persona e l’Istituzione da Lei degnamente rappresentata. Capisco, caro Presidente, la necessità di difendere le prerogative istituzionali del Capo dello Stato ma, d’altra parte, come non tenere in adeguata importanza il sacrificio per il Paese e per la Giustizia dei magistrati della Procura di Palermo e delle loro scorte? Come dimenticare che ancor oggi in Sicilia la mafia impera, in Campania la camorra detta legge e che la drangheta controlla ormai non solo la Calabria ma l'economia milanese?  Non ha pensato, caro Presidente, quale significato, anche simbolico, avrebbe avuto la Sua decisione di promuovere un conflitto istituzionale con la Procura di Palermo? Non c'è peggiore sentimento per un Magistrato di frontiera che sentirsi abbandonato o addirittura ostacolato dallo Stato nella ricerca della verità. Caro Presidente Napolitano, non c'è ragion di Stato che tenga! Oggi la difesa delle prerogative istituzionali e i formalismi giuridici dovrebbero, credo, lasciar il passo alla necessità di cementare il Paese in una comune lotta alla criminalità organizzata grazie anche ad una nuova, diffusa e condivisa cultura della nostra società che sappia coniugare legalità, meritocrazia e solidarietà.  Di questi improcrastinabili processi storici io mi sarei aspettato che, ancora una volta, Ella sarebbe stato promotore e primo testimone e mai e poi mai avrei immaginato che avrebbe innescato un conflitto tra Istituzioni in un momento storico quale adesso viviamo dove solo un Paese unito e coeso intorno alla sua memoria storica e ai suoi eroici servitori può affrontare insieme questa terribile fase economica.
Con rispetto e stima.

Dott. Emilio Iannotta