03 ottobre 2008

Il "miracolo" delle cave.



Maddaloni. Le cave di Caserta e Maddaloni sono diventate montagne verdi dove la flora e la fauna rigogliosamente regnano e dove tutti gli abitanti respirano aria pura attraverso percorsi che si intrecciano tra alberi secolari…: è questo il miracolo della giustizia degli uomini demandati a decidere il destino di un popolo e di un territorio, è questo che leggiamo in una sentenza ingiusta, lontana da quello che è la brutale realtà dei colli Tifatini. La sentenza sulle cave che annulla l’abuso dei cavaioli sconfigge la giustizia ma non lo scempio che è sotto gli occhi di tutti i casertani a prescindere dal ruolo che rivestono. I pezzi di montagna mancanti, gli scavi e le voragini non sono opera dei cittadini comuni costretti al rispetto delle regole ma sicuramente dei cavaioli. Chi ha distrutto i nostri colli? Chi sono i responsabili? Possiamo credere che nessuno sia responsabile di uno scandaloso abuso finito nelle cronache nazionali e internazionali. Per chi non è di questa terra risulterebbe assurdo una tale ingiustizia per noi è quasi ordinaria amministrazione. Siamo abituati a guardarci da ogni cosa e da ognuno ma soprattutto a credere in noi . La Magistratura aveva ripristinato un briciolo di fiducia nei cittadini di Centurano e San Clemente che si annulla con questa sentenza. Ma attenzione questa non è la sconfitta dei cittadini e delle loro verità comprovate da uno scenario agghiacciante anche alla vista, questa sentenza rappresenta un pericolo per la comunità, per tutti i casertani che hanno subito per anni un’attività svolta senza controllo, per tutti coloro che oggi nel totale sconforto sono costretti a chiedersi se c’è una differenza tra chi subisce e chi abusa. E’ un fatto clamorosamente grave che tende ad annullare quei sani principi e valori morali che appartengono alla gente comune. E’ una sentenza pericolosa per il nostro territorio e per la nostra gente sopraffatti ancora una volta da un sistema che sfugge da qualsiasi logica e comprensione che appartiene al comune cittadino. Non ci è dato di entrare nei tecnicismi giuridici ma ci chiediamo come sia stato possibile che siano caduti tutti i capi di accusa di fronte a ciò che balza agli occhi e di fronte al quadro probatorio fornito dai pubblici ministeri. A chi dobbiamo rivolgerci se non ci sentiamo tutelati dalla Magistratura? Saremmo dovuto morire tutti quanti di tumore per avere un briciolo di giustizia? Ma se non è dimostrato il danno alla salute chi potrebbe mai credere che non ci sia quello all’ambiente? E’ questa la giustizia pericolosa che annulla la giustizia. Può esserci una tale disparità tra la guardia di finanza, l’istituto geografico militare, il tribunale del riesame, la corte di cassazione, la pubblica accusa e il sentenziato di ieri? Come è possibile che da una parte il p.m. chiede fino a 12 anni di carcere per gli imputati e dall’altra vengono assolti perché il fatto non sussiste? Come è possibile che la guardia di finanza di Caserta elogiata a livello nazionale per l’encomiabile lavoro svolto sia depauperata tout court? Come è possibile che l’Istituto geografico militare di Firenze abbia potuto sbagliare nei suoi rilevamenti? A chi dobbiamo credere? Sicuramente a noi stessi testimoni dei continui abusi subiti. Questa sentenza per noi non assolve i colpevoli ma indebolisce quei valori intrinseci di una società sana e qualunque siano le motivazioni. Questa sentenza rappresenta per tutti coloro che hanno avuto il privilegio di librare lo sguardo verso i menomati Tifatini una vera e propria tragedia.


di Giovanna Maietta, Presidente Comitato Parco Cerasola-Centurano

Fonte:www.corrieredisannicola.it