12 novembre 2011

NEUROMED INTRODUCE IL ROBOT PEGASO PER LA NEURORIABILITAZIONE


L'IRCCS Neuromed, Istituto Neurologico Mediterraneo di Pozzilli (IS), è sempre più al passo coi tempi. Questa mattina è stato infatti presentato, nel corso di una conferenza stampa, un nuovo sistema robotico per la riabilitazione dei pazienti con deficit neurologici. La macchina, prodotta dalla molisana Biotech, si chiama Pegaso ed è un cicloergometro dotato di FES (Stimolazione Elettrica Funzionale). L’uso del Pegaso nell’avvio del lavoro riabilitativo sugli arti inferiori già nelle primissime fasi dopo l’insorgere di patologie neurologiche acute come l’ictus cerebrale, permette il recupero funzionale e l’incremento delle performance motorie. L’IRCCS Neuromed, specializzato nelle Neuroscienze e dotato di un’Unità Operativa complessa d’eccellenza, quale quella di Neuroriabilitazione, ha introdotto nella pratica clinica l'utilizzo di strumenti ad avanzata tecnologia e robot per il raggiungimento della massima efficacia nel recupero delle disabilità. “Le tecnologie ed i robot possono offrire soluzioni per agevolare il recupero motorio e favorire l’assistenza alle persone disabili. Non solo, l’impiego di strumenti ad avanzata tecnologia, inclusi i robot, mira a recuperare le funzioni di base, sia motorie che sensoriali e cognitive, con lo scopo di migliorare l’efficacia dell’individuo nell’eseguire compiti specifici ed in generale nel favorire le sue abilità funzionali residue – afferma il dott. Michelangelo Bartolo, primario dell’UOC di Neuroriabilitazione – assecondando la naturale vocazione della neuroriabilitazione, che consiste anche nel migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità neurologica”. Affermazioni, queste, confortate dall’incremento dei lavori scientifici che dimostrano come, ad esempio, sempre più pazienti con esiti di ictus, trattati con nuovi approcci metodologici basati su terapie robotiche, ottengano importanti traguardi nel recupero delle funzioni motorie. In questo contesto, la sinergia attivata tra le due aziende molisane, impegnate l’una nella clinica e nella ricerca e l’altra nello sviluppo di tecnologie dedicate al mondo sanitario, implementa un nuovo e più rapido scambio di informazioni e know-how tra i due campi, che renderà sempre più rapido lo sviluppo di soluzioni cliniche a beneficio dei pazienti.

c.s.

DDL STABILITA’, PUGLIESE (GRANDE SUD): BERLUSCONI HA MANTENUTO IMPEGNI…TREMONTI NO!


On Marco Pugliese
“Il maxiemendamento, che arriverà oggi alla VI Commissione Finanze Camera dei Deputati, testimonia l’impegno che il Presidente Berlusconi ha messo per tamponare la crisi economica e finanziaria che sta colpendo il nostro Paese.” Lo afferma in una nota l’On. Marco Pugliese, deputato di Grande Sud partito fondato dal Sottosegretario di Stato Gianfranco Micciche’ e membro della VI Commissione stessa. “Le dismissioni del patrimonio pubblico, le liberalizzazioni, gli incentivi per stimolare le infrastrutture e i trasporti, il progetto d’investimento sulla banda larga, le nuove norme sul lavoro, ricerca e i mutui per l’acquisto della prima casa, sono misure volute dall’Europa ma applicate da Berlusconi. A questo punto mi chiedo: ma non è che la vera causa del default di Berlusconi è stato proprio il Ministro dell’economia Tremonti?” “Ho sempre avuto i miei dubbi – aggiunge Pugliese - da politico e da imprenditore e forse oggi il dubbio è diventato ragione. Grande Sud, al nuovo Ministro dell’economia del prossimo governo Monti, presenterà, nei due rami del Parlamento, valide proposte per la crescita e lo sviluppo del meridione con la pretesa di essere ascoltati e non di essere ignorati com’è capitato in precedenza con il Ministro Tremonti.”

Comunicato  Segreteria Parlamentare On. Marco Pugliese

PRESENTAZIONE DEL X CORSO DI ARCHEOLOGIA “CASTRA HANNIBALIS” NELLA XIV BORSA MEDITERRANEA DEL TURISMO ARCHEOLOGICO III WORKSHOP NAZIONALE DEI GRUPPI ARCHEOLOGICI D’ITALIA


Venerdì 18 Novembre 2011 sarà presentato nella Sala Diana dell’Hotel Ariston alle ore 15:40 il X Corso di Archeologia “Castra Hannibalis”, con una relazione  che tratterà della genesi e degli sviluppi dell'evento svoltosi quest'estate, delineando anche le future possibilità di prosecuzione della ricerca e della didattica. Infatti il X Corso non è stato un progetto episodico ma ha bensì riaperto il dibattito culturale sulle vicende annibaliche in Campania e Molise ed ha aperto la strada a nuove metodologie ed esperienze di ricerca e didattica.  Relatore  alla BMTA sarà Valerio Caiazza, Direttore del Gruppo Archeologico Trebula Balliensis ed ideatore del X Corso “Castra Hannibalis”. L’intervento è inserito all’interno del III Workshop Nazionale dei Gruppi Archeologici d’Italia. L’evento è stato oggetto di un servizio del TGR Campania, disponibile a questo indirizzo verso la metà del video: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-e87d3104-1f88-4ffc-8540-8e1932010f5b-tgr.html#p=0  Mentre le fotografie sono disponibili a questa pagina del nostro sito internet: http://www.trebulaballiensis.org/rassegna_eventi.html. Il X Corso di Archeologia "Castra Hannibalis" ( 27 agosto-4 settembre 2011) è stato ideato  dal Gruppo Archeologico Trebula Balliensis, che lo ha realizzato, in sinergia con l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, l'Istituto Storico-Archeologico Campano-Sannitico, l'Archeogruppo Saunia-Trebula Balliensis ed il Comune di Pontelatone.Si è aperto con un momento di riflessione sulle sorti dell'archeologia e della storia annibalica in  Campania e del suo stretto rapporto con la topografia antica e quindi gli insediamenti fortificati italici, tenuta da Valerio Caiazza, Direttore del Gruppo Archeologico Trebula Balliensis, che moderava gli interventi.  Il Vicesindaco di Pontelatone ,  Domenico Izzo, ha espresso l'interesse del Comune per queste manifestazioni culturali e per la valorizzazione del parco archeologico  , complimentandosi con Il G.A.Trebula Balliensis e L'Istituto Storico-Archeologico Campano-Sannitico per le molteplici attività intraprese e realizzate in passato e per i futuri progetti.  IL Dr.Giuseppe Monti, Presidente dell'ISACS, ha ricordato l'importanza dei progetti culturali a lungo termine e della loro connessione con un'ottica di valorizzazione e di incremento del turismo culturale: in tali progetti le associazioni culturali hanno un ruolo centrale. Il Presidente dell'Associazione "Artes Loci "Arch. Nunzio Della Torre ha ricordato come la cultura nelle sue molteplici vesti (dall'arte fino all'archeologia) sia fondante per la riappropriazione delle radici culturali di un territorio e ha annunciato future collaborazioni con il Gruppo Archeologico, tra le quali spiccano i progetti di archeologia sperimentale. Il Direttore scientifico del X Corso di Archeologia "Castra Hannibalis", Domenico Caiazza, ha espresso le finalità del corso ed ha illustrato le varie criticità di carattere storico archeologico ed il praticamente assoluto silenzio che circonda le vicende annibaliche in Campania.  Quindi i lavori sono stati inaugurati dalla Lectio Magistralis di prolusione tenuta dal Prof. Giovanni Brizzi (docente all' Università di Bologna, tra i massimi esperti mondiali di Annibale e delle guerre puniche), svoltasi la mattina del 27 Agosto 2011. Il titolo della lezione era : Il Bellum Hannibalicum : qualche considerazione generale su una guerra anomala". La prolusione ha illustrato i caratteri tipici della seconda guerra punica, illustrando le differenze tra la mentalità e la politica cartaginese e quella romana  fino a spingersi a chiarire alcuni aspetti concernenti l'arte militare, come l'illustrazione della Battaglia di Canne, in cui Annibale, grazie alla sua intelligenza strategica di stampo ellenistico, sbaragliò l'esercito romano causando circa 50.000 morti.A seguire vi è stato il Colloquio di archeologia, che ha coinvolto Il Prof.Brizzi , l'Avv. Domenico Caiazza, Il Prof. Giuseppe Guadagno, la Prof.ssa Alesssia Ventriglia e gli allievi corsisti che hanno vivacemente partecipato al dibattito. Nel pomeriggio il Prof.Giuseppe Guadagno (Università di Salerno) ha illustrato le fonti storiche relative alle vicende annibaliche nell'Alta Terra di Lavoro, mentre l'Avv.Domenico Caiazza ha tenuto una lezione dal titolo "il territorio Campano-Sannitico durante l'invasione annibalica : Genti ed isediamenti".La sera vi è stato un momento di riepilogazione e di sintesi svolto coralmente con gli studenti.  Il corso è continuato con le  lezioni di lingua sannitica della Prof.ssa Rosalba Antonini (Università di Urbino) , che ha toccato temi centrali della materia come le istituzioni dei Sanniti e lettura ed interpretazione delle epigrafi osche. La Prof.ssa Alessia Ventriglia (G.A.Francesco Saverio Gualtieri) ha invece illustrato l'antica Capua ai tempi di Annibale, richiamandosi alla sua definizione di "Altera Roma".  Il Prof. Giuseppe Grossi (Archeoclub della Marsica) oltre  alla lezione di rilievo archeologico ha mostrato le dinamiche di alcuni insediamenti fortificati della Marsica dall'età del bronzo fino al medioevo. L'Avv. Domenico Caiazza (ISACS) ha guidato le escursioni didattiche sul Monte Sant'Erasmo, dove sorge la fortificazione-osservatorio dell'antica Trebula Balliensis e sul Monte Tifata,  fornendo anche le nozioni teorico-pratiche collegate alla lettura cartografica ed alla fotointerpretazione archeologica. Il Prof.Pietro di Lorenzo (ISISS Buonarroti) si è  occupato dei problemi concernenti il rilievo strumentale e la sua resa sulla carta, approfondendo le basi della topografia ed ha inoltre guidato i corsisti all'approccio con gli strumenti tecnici ( Teodolite e Stazione Totale). Il Prof. Gianfranco De Benedittis (Università del Molise) invece ha parlato della distruzione ad opera di Annibale dell'insediamento fortificato di Monte Vairano (presso Campobasso) e ne ha mostrato gli interessantissimi dati di scavo. Il primo Settembre , nell'ottica di una visione d'insieme del Sannio e di integrazione tra il sannio campano e quello di area adriatica, si è svolta la visita al Tempio-Teatro Sannitico di Pietrabbondante  ed all'antica città di Saepinum.  A guidare la visita a Pietrabbondante il Prof. Adriano La Regina , direttore degli scavi e tra i più grandi studiosi dei Sanniti e della loro cultura e topografia, docente all'Università La Sapienza e Presidente dell'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte.  Il sito archeologico di Pietrabbondante è stato ferocemente distrutto dalle schiere cartaginesi , ed il Prof. La Regina, nell'ambito della sua lezione dal titolo "La guerra annibalica nel Sannio dei Pentri e della Frentania", svoltasi nella splendida cornice del Teatro Sannitico, ha illustrato i molteplici aspetti, politici e militari, che hanno influito sulla reazione sannitica al momento dell'invasione.  Sabato 3 i Corsisti e docenti  ospiti della Soprintendenza Archeologica di SA AV BN CE hanno visitato l'anfiteatro di S. Maria C.v.  solo di qualche metro più piccolo del Colosseo, il Mitreo ed il Museo dell' Antica Capua  ove sono stati ammirate tombe dipinte. reperti villanoviani, la famosa Testa di Triflisco e viste e lette dal vero sotto la guida della prof.ssa Antonini  le iovile già studiate nel corso. Ricognizioni sono state eseguite sul Monte Tifata per una prima verifica delle ipotesi di localizzazione degli accampamenti di Annibale che gli storici antichi pongono su questa collina che domina da vicino l'antica Capua  Il corso si è chiuso Domenica 4 Settembre, con un dibattito sulle possibilità di creare  un itinerario di Annibale in Campania e sull'inclusione nello stesso di Trebula Balliensis , che fu città contesa tra Annibale  e Fabio Massimo.  L'azione di ricerca si è concentrata sul passaggio di Annibale e sulle scelte ed espedienti tattico-strategici da lui adottati: si è discusso il perché di alcune sue decisioni e, confrontando le fonti storiche con una peculiare analisi della morfologia del territorio, è stata fatta nuova luce su molti aspetti restati in penombra se non addirittura nel buio. Dopo l'illustrazione e disamina di tutte le fonti (topografiche, storiche, archeologiche) e l'esposizione delle interpretazioni topografiche maturate nei secoli, in lezioni-seminario dialogiche con gli studenti, si è proceduto ex-novo allo studio del territorio fisico, con le sue modificazioni d'epoca storica, con l'analisi comparata degli insediamenti preromani e romani, la cernita dei dati certi ed incontrovertibili, la verifica di quelli ancora opinabili, il tutto con ricognizioni e esercitazioni di documentazione e rilievo. La prospettiva delle lezioni e delle attività di ricerca si è basata  metodologicamente  sul confronto intertestuale e multidisciplinare  dei dati reperibili. I Corsisti , provenienti da vari regioni italiane tra cui una studentessa spagnola e due francesi, sono stati coinvolti direttamente nel vero e proprio lavoro di ricerca, favorendo la creazione di un'autonomia di pensiero e una capacità di formulazione delle ipotesi di lavoro. Il Corso nel suo insieme ha rappresentato un approfondimento delle grandi tematiche che fanno parte del patrimonio storico e dell'immaginario collettivo con un metodo rigidamente scientifico e dall'altro canto segna una nuova tappa sullo studio dell'Alta Terra di Lavoro e dell'Antica Trebula Balliensis. Essi hanno anche suggerito di realizzare in futuro un altro corso di ulteriore approfondimento delle tematiche e nuove ricognizioni ed esercitazioni pratiche. Il Tgr Campania ha realizzato un servizio televisivo sul corso, seguendolo in diverse fasi nella sua attività. Tale servizio è andato in onda il 7/10/2011 (link:http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-e87d3104-1f88-4ffc-8540-8e1932010f5b-tgr.html#p=0). Non meno rilevante l’incoraggiamento della Soprintendenza Arcehologica, di prestigiose associazioni culturali, la preziosa disponibilità dei massimi esperti di storia ed archeologia del settore di studi.

C.S.

Musicantiqua con l'Ensemble Dramsam

 Ensemble Dramsam
CASERTA. L’Autunno Musicale di Caserta con un concerto dell’Ensemble Dramsam in calendario sabato 12 novembre ore 20.00 presso la Chiesa di S. Marco Evangelista a Casola di Caserta nell’ambito del ciclo Musicantiqua. Il programma Poi che volse la mia stella /  fortuna della “cantare italiano” tra medioevo e barocco: musiche di Magister Guglielmus, Bartolomeo Tromboncino, Philippe Verdelot, Giorgio Mainerio, Andrea Antico da Montona, Andrea falconieri, Francesco Caccini e  Tarquinio Merula.L’Ensemble Dramsam, nasce a Gorizia nel 1983, deve il suo nome ad un toponimo latino, di oscuro etimo, appartenuto ad un piccolo ed antichissimo borgo alle pendici del Carso goriziano ed è formato da  musicisti professionisti nel campo della musica antica. E’ diretto da Giuseppe Paolo Cecere e  si propone lo studio e l’interpretazione del patrimonio musicale medievale attraverso una accurata mediazione tra rigore filologico ed approccio artistico. Particolarmente attento alla dimensione organologica, l’Insieme dedica particolare cura alla ricostruzione ed all’utilizzo di copie di strumenti storici, proponendosi un utilizzo dell’apparato strumentale consono alle diverse epoche, ai repertori musicali ed ai contesti culturali. In questi ultimi dieci anni i musicisti del Dramsam hanno tenuto concerti nelle principali città italiane e per importanti istituzioni culturali europee ed extraeuropee. Dal 1985 si dedica attivamente alla diffusione del patrimonio musicale medievale di area linguistica romanza e nel 1988 è tra i fondatori dell’Accademia Jaufrè Rudel di studi medievali. Ha al suo attivo numerose incisioni discografiche, radiofoniche e televisive di musica antica ed ha collaborato a produzioni di musica contemporanea sia in esecuzione live che in incisioni discografiche.

Nota al programma
Quando il trovatore Marcabru (XII sec.)  apre il suo sirventes  “Pax in Nomine Domini “ citando se stesso come l’autore sia dei versi che della musica forse  segna simbolicamente l’aprirsi di un’epoca: quella della intenzione di esprimere contenuti poetici soggettivi sui due versanti della musica e della poesia. Contenuti, forme e modelli certamente soggettivi eppure in grado di  essere recepiti, colti e fatti propri con una certa facilità.  Facilità forse favorita dalla semplicità formale , dalla agilità e flessibilità di un nuovo modello artistico alla portata di tutti - anche se forse solo apparentemente Canzone null’altro è se non opera compiuta di chi compone con arte parole armonizzate per una modulazione; tanto le canzoni dunque, quanto le ballate, i sonetti e le parole tutte che in qualsiasi forma metrica sieno armonizzate in lingua volgare e regolare potremo dire esser canzoni…..affermo che tra le forme poetiche volgari una è somma, quella che si chiama canzone per eccellenza. “ ( Dante Alighieri – De vulgari eloquentia ). La canzone , la breve composizione lirico-musicale a carattere strofico , il cui testo è scritto nella lingua volgare , parlata e compresa da tutti e che tratta argomenti di natura diversa affidandoli a forme variabili a seconda delle tematiche del contenuto, si diffonde rapidamente in tutta l’Europa medievale fondendosi con i modelli preesistenti e generandone di nuovi. Si afferma quindi un elemento poetico-musicale che accompagnerà lungamente la storia della musica , il ritornello, l’elemento fisso (liricamente o musicalmente) spesso facile da memorizzare e ripetere. La musica si trova spesso ad essere concepita più come un'estensione della parola poetica che come una struttura indipendente, a se stante e polifonicamente organizzata. Questo modo di cantare spesso si avvale di un  accompagnamento strumentale  sostenuto prevalentemente, in epoca rinascimentale, dalla viola e dal liuto, o dalla lira da braccio. L’invenzione della stampa musicale permetterà alla canzone una diffusione internazionale, diffusione che in parte contribuirà all’emergere degli stili nazionali. Il divenire polifonico della canzone  pare segnato da ciclicità che ogni tanto paiono volerla ricondurre all’originale semplicità trobadorica della monodia accompagnata, accade con le frottole intavolate per liuto e voce, accade con le canzoni del primo seicento a canto e basso continuo, e continua regolarmente ad accadere fino ai nostri giorni quando dal frastuono riescono ad emergere figure sfumate di poeti in musica  alle cui facili composizioni anche i più raffinati e smaliziati cultori della musica d’arte consegnano, spesso con qualche oscuro senso di colpa,  una parte dei loro sentire poetico e dei loro ricordi.

Consulta il programma online www.suonieluoghidarte.com
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INFO –
Segreteria organizzativa - 0823 361801 /  287172328 7168058 autunnomusicalecaserta@virgilio.it
Ingresso libero
Contributo - Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Regione Campania

ERNEST HEMINGWAY: VIVACE DIBATTITO ALL’INCONTRO DI “LETTERATITUDINI”.



CANCELLO ED ARNONE. Dopo un paio di rinvii, causati da impreviste ed inderogabili motivazioni, finalmente ieri sera, mercoledì 9 Novembre 2011, ha avuto luogo il primo incontro di  “Letteratitudini” che, ormai, si avvia alla sua 3^ Edizione. Come sempre abbiamo trascorso una piacevolissima serata in compagnia di amici amanti della letteratura. Il gruppo man mano si infoltisce ed infatti accanto ai fondatori, partecipanti della prima ora, ieri sera abbiamo avuto il piacere di ospitare la signora Giannetta Capozzi e Don Rocco Noviello, parroco della Parrocchia Maria SS. Assunta in Cielo. Trattare, per sommi capi, la vita e le opere di Ernest Hemingway ha dato vita ad un vivace dibattito. Infatti, alcune persone, pur riconoscendo la bravura dell’autore, il quale vinse il premio Pulitzer nel 1953 ed il premio Nobel per la letteratura, nell’anno successivo e ci ha lasciato un patrimonio letterario di altissimo livello, non lo condividono come uomo, essendo egli morto suicida . Hemingway, il vitalismo che sfidò la morte, non fu accettato neppure dagli stessi americani, in quanto gli americani non consentono mai ai loro eroi di distruggere il mito che essi stessi hanno creato. E fu proprio per questo motivo che i primi necrologi apparsi negli Stati Uniti, dopo la morte di Hemingway svilissero l’uomo e lo scrittore, giudicando “incompiuti” l’uno e l’altro. Il colpo di fucile che cinqant’anni fa, in una tersa mattinata domenicale, si era tirato alla testa, preso forse dalla stanchezza di vivere e atterrito da disturbi nervosi che da qualche tempo stavano intaccando quel patrimonio preziosissimo che è la memoria, fu visto come un atto di viltà, come un’uscita di scena indegna di un uomo che aveva attraversato terre e mari col cipiglio di un eroe antico. Chi volle ricordare che nel 1928 il padre, perseguitato dai debiti, si era tolto la vita nello stesso modo, lo fece in modo tendezioso, ma furono dei cattivi interpreti di questo atto. Oggi, infatti, è ben chiaro ch il vitalismo che anima l’opera di Ernest Hemingway fin dai primi cimenti, lascia scorgere in filigrana, un senso della fine che è coscienza della umana impotenza di fronte al dolore e alla morte. Mai, come nel suo caso, vale la nota riflessione di Walter Benjamin, che il riso è solo il rovescio del pianto.

BIOGRAFIA
Ernest Miller Hemingway nasce a Oak Park, nell’Illinois, il 21 luglio del 1899, alle otto del mattino. Suo padre, Clarence Edmonds Hemingway, era un medico di soli ventotto anni, collezionista di monete, francobolli, cimeli indiani, animali impagliati, appassionato di caccia e pesca ed eccellente cuoco. Sua madre, invece, Grace Hall, era un contralto che, abbandonata la carriera operistica a causa di alcuni disturbi alla vista, si era dedicata alle lezioni di musica a domicilio e, più tardi, alla pittura. La famiglia di Hemingway era agiata, di religione protestante. I rapporti tra i genitori non furono mai buoni: il padre era un uomo fragile e severo, mentre la madre mostrava un carattere ambizioso e dominatore. Hemingway e i suoi cinque fratelli, di cui era il secondogenito, vissero la loro infanzia fra i continui litigi dei genitori sull’educazione dei figli e la gestione del patrimonio familiare.
Hemingway si diplomò nel 1917 alla Oak Park High School, dove la sua inclinazione e il suo talento per le lettere vennero presto notati e incoraggiati da alcuni insegnanti. Mentre sua madre, Grace, avrebbe voluto per il figlio una carriera da violoncellista, il giovane Hemingway si mostrava incline alle stesse passioni che il padre gli aveva trasmesso: l’amore per la caccia, la pesca e la vita all’aria aperta. Lasciò l’università per la scuola di giornalismo.
Nell’ottobre del 1917 venne assunto come cronista dal «Kansas City Star», ma l’intervento degli Stati Uniti nella prima guerra mondiale lo stimolarono a offrirsi volontario per combattere in Europa. Verrà tuttavia riformato a causa di un difetto alla vista e, lasciato lo «Star», nel 1918 si arruolerà, insieme con un amico, come autista di ambulanze della Croce Rossa. Quella stessa estate, dopo la traversata dell’Atlantico e brevi soste a Parigi e Milano, si era trovato sul fronte italiano. A Fossalta di Piave, in particolare, dopo essere stato colpito e ferito dalle schegge di un proiettile, finì in un ospedale milanese dove rimase per tre mesi subendo numerose operazioni alla gamba. Qui si innamorò di Agnes Hannah von Kurowsky, un’infermiera americana di origine tedesca. La ragazza, tuttavia, respinse la domanda di matrimonio di Hemingway il quale, ritiratosi dalla Croce Rossa, decise di ritornare a combattere nell’esercito italiano fino all’armistizio.
Riattraversato l’oceano e nel 1919 sbarcò negli Stati Uniti dove venne trionfalmente accolto dalla stampa ed elogiato per il suo coraggio e la resistenza al dolore. Tuttavia, così come molti altri reduci, anche Hemingway, dopo la guerra, aveva stentato a riadattarsi alla vita civile. Per questo motivo, sembra che avesse prese a soffrire di insonnia e a bere per combatterla. Leggeva moltissimo e di tutto. Proprio durante quell’estate, tra gite ed escursioni nei boschi del Michigan, riprese a scrivere racconti. Sua madre, però, scontenta di questa passione, tentò a più riprese di osteggiarla finché, su invito di un amico del padre, lo scrittore non accettò di stabilirsi a Toronto. Dal 1920 diventò un collaboratore del «Toronto Star», scrivendo una dozzina di articoli in tre mesi. Stabilitosi a Chigago, collaborò con una rivista di settore, che poi decise di abbandonare dopo aver conosciuto e sposato, il 3 settembre del 1921, Elizabeth Hadley Richardson, una ragazza di St. Louis, orfana di entrambi i genitori e più grande di lui di otto anni. Con l’aiuto economico della moglie e alcune lettere di presentazione di Sherwood Anderson a Gertrude Stein, Lewis Galantiére, Sylvia Beach ed Ezra Pound, Hemingway partì per l’Europa e, nel febbraio del 1922, riprense a collaborare con il «Toronto Star». Per questo giornale seguì grandi eventi internazionali: la guerra greco-turca e la pace di Losanna. Quando, poi, invitò la moglie a raggiungerlo, accade un avvenimento assai strano: Elizabeth smarrì, o le furono rubati, tutti i manoscritti del marito. Nel 1923 a Parigi uscì il primo libro di Hemingway, Three Stories e Two Poems. Il 10 ottobre dello stesso anno nacque il suo primo figlio, John Hadley Nicanor, soprannominato Bumby. A Parigi, in questo periodo, ebbe modo di scrivere racconti e pubblicare poesie su una rivista tedesca. All’inizio del 1925 l’editore americano Horace Liveright accettò di stampare il suo secondo libro dal titolo In Our Time. Nell’ottobre del 1926 uscì Fiesta dopo che, con la pubblicazione di Torrenti di Primavera, Hemingway aveva interrotto i rapporti con Liveright, per poter passare ad un altro editore. Nel 1927 vennero pubblicati i racconti che diedero conferma delle doti letterarie di Hemingway: Men without woman. Durante lo stesso anno lo scrittore aveva divorziato da Elizabeth Hadley per sposare una ricca amica della moglie che lavora nella redazione parigina di «Vogue»: Pauline Pfeiffer.
Dal 1928 al 1939, dopo essere tornato negli Stati Uniti insieme alla moglie, passò il suo tempo scrivendo, pescando e cacciando in Florida. Lo stesso anno, dopo la nascita del suo secondogenito, Patrick, che aveva messo a repentaglio la vita di Pauline, suo padre morì suicida sparandosi un colpo alla testa. Nel 1929 uscì Addio alle armi. Nel 1931 nacque il terzo figlio di Hemingway, Gregory Hancock, mentre lo scrittore stava preparando Morte nel pomeriggio, Winner Take Nothing e Verdi colline d’Africa, che uscirono rispettivamente nel 1932, 1933 e 1935. Nel 1936 scoppiò la guerra di Spagna. Hemingway partì nel 1937 come corrispondente di guerra della «North American Newspaper Alliance», dopo aver compiuto il suo Avere e non avere, che venne poi pubblicato l’anno seguente, insieme a The Fifth Column and the First Forty Nine Stories. È in Spagna che Hemingway iniziò una relazione con Martha Gellhorn, giornalista e romanziera che nel 1940, dopo il divorzio da Pauline (per abbandono del tetto coniugale), divenne la sua terza moglie. L’autore si stabilì a Cuba con Martha e scrisse Per chi suona la campana, che uscì nel 1940. La seconda guerra mondiale lo vide dapprima in Estremo Oriente, insieme a Martha, come corrispondente di guerra, poi al comando del suo Pilar, un panfilo trasformato in battello antisommergibili e, infine, in Europa, al seguito dell’esercito americano. Finita la guerra e ottenuto il divorzio da Martha Gellhorn, Hemigway, sposò una giornalista americana, Mary Welsh, e tornò anche alla sua attività di scrittore. Nel 1950 uscì Di là dal fiume e tra gli alberi e nel ’52 Il vecchio e il mare. L’anno dopo Hemingway vinse il Premio Pulitzer e, nel 1954, dopo un incidente aereo nel quale fu ritenuto morto, il Nobel per la letteratura. Nonostante i vari riconoscimenti e successi, per Hemingway cominciaro anni di crisi esistenziale. Per questo interruppe la stesura delle sue memorie, il postumo Festa mobile, e la revisione di un romanzo cominciato nel 1946, Il giardino dell’Eden, per fare il suo ultimo viaggio in Europa, dal quale scaturì anche un libro intitolato Un’estate pericolosa. Nel 1960 Hemingway venne ricoverato in una clinica del Minnesota. I suoi disturbi nervosi erano sempre più gravi, tanto che i medici si decisero a ricorrere all’elettrochock, che gli causò una perdita di memoria, vera tragedia per lo scrittore. Guastatisi i suoi rapporti con la Cuba di Fidel Castro, l’autore tornò a stabilirsi a Ketchum, nell’Idaho, dove la moglie riuscì a sventare un primo tentativo di suicidio dello scrittore. Poco più tardi in una bella domenica di sole del 2 luglio 1961, quasi sessantaduenne, Hemigway si alzò di buon mattino, afferrò uno dei suoi fucili da caccia, come per pulirlo…
Bibliografia
Ernest Hemingway, Addio alle armi (A Farewell To Arms), traduzione e introduzione di Fernanda Pivano, prefazione di Ernest Hemingway, Arnoldo Mondadori Editore, 1965.
Ernest Hemingway, Avere e non avere, traduzione di Giiorgio Monicelli, Arnoldo Mondadori Editore, 1962.
Ernest Hemingway, Di là dal fiume e tra gli alberi, traduzione di Fernanda Pivano, Oscar Mondadori, 1986.
Ernest Hemingway, Fiesta. Il sole sorgerà ancora, traduzione di Giuseppe Trevisani, Arnoldo Mondadori Editore, 1962.
Ernest Hemingway, Fiesta (Il sole sorgerà ancora), traduzione di Giuseppe Trevisani, Arnoldo Mondadori Editore, 1966.
Ernest Hemingway, Fiesta, traduzione di Ettore Capriolo, a cura di Fernanda Pivano, Arnoldo Mondadori Editore, Meridiani 1972.
Ernest Hemingway, I quarantanove racconti, traduzione di Giuseppe Trevisani, Mondadori, Cles 1981.
Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare, traduzione di Fernanda Pivano, Arnoldo Mondadori Editore, 1952.
Ernest Hemingway, Morte nel pomeriggio, traduzione di Fernanda Pivano, Mondadori, 1998. ISBN 9788804460596
Ernest Hemingway, Morte nel pomeriggio, traduzione di Fernanda Pivano, Oscar Mondadori, 1973.
Ernest Hemingway, Per chi suona la campana, traduzione di Maria Napolitano Martone, Newton Compton Editori, 1996. ISBN 9788881832927
Ernest Hemingway, Verdi colline d’Africa (Green Hills of Africa), traduzione di Attilio Bertolucci e Alberto Rossi, Arnoldo Mondadori Editore, 1965.
Ernest Hemingway, Verdi colline d’Africa, traduzione di Attilio Bertolucci e Alberto Rossi, Mondadori, 1992.
Ernest Hemingway, Vero all’alba, traduzione di Laura Grimaldi, Mondadori, 2003. ISBN 9788804513346
Antonio Spinosa, I figli del duce, Rizzoli, 1983.

Capolavori indimenticabili della letteratura di cui si riportano alcuni passi:

FIESTA
Ettore Capriolo – Robert Cohn era stato un tempo campione di pugilato di Prìnceton, categoria pesi medi. Non crediate che questo, come titolo pugilistico, a me faccia una grande impressione, ma per Cohn significava molto. Non gli importava niente della boxe, anzi la detestava, ma l’aveva imparata, con fatica e sino in fondo, per reagire a quel senso di inferiorità e di insicurezza che gli derivavano a Prìnceton dall’essere trattato come ebreo.
[Ernest Hemingway, Fiesta, traduzione di Ettore Capriolo, a cura di Fernanda Pivano. Arnoldo Mondadori Editore, Meridiani 1972]
Giuseppe Trevisani – Robert Cohn era stato campione dei pesi medi a Prìnceton. Non dovete credere che questo come titolo sportivo faccia impressione a me, ma Cohn ci teneva moltissimo. In realtà del pugilato niente gli importava, non gli piaceva affatto, ma l’aveva dolorosamente imparato alla perfezione per controbattere la sensazione di inferiorità e di timidezza che l’essere trattato da ebreo a Prìnceton gli procurava.
[Ernest Hemingway, Fiesta. Il sole sorgerà ancora, traduzione di Giuseppe Trevisani, Arnoldo Mondadori Editore, 1962]

IL VECCHIO E IL MARE
Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio ormai era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un’altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana. Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad aiutarlo a trasportare o le lenze addugliate o la gaffa e la fiocina e la vela serrata all’albero. La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand’era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne.
MORTE NEL POMERIGGIO
La prima volta che andai a una corrida mi aspettavo di rimanere inorridito e forse nauseato da ciò che mi avevano detto sarebbe accaduto ai cavalli. Tutto quello che avevo letto intorno all’arena insisteva su questo punto; la maggior parte di coloro che ne scrivevano condannavano le corride come una stupida faccenda brutale, ma anche coloro che ne parlavano bene, considerandole dal punto di vista spettacolare e come esibizione di abilità, deploravano l’uso dei cavalli con tono di scusa.
VERDI COLLINE D’AFRICA
Eravamo seduti nel rifugio costruito dai cacciatori wanderobo con frasche e ramoscelli al limite dl lick salato, quando udimmo avvicinarsi il camion. Dapprima era molto lontano e non si poteva capire che rumore fosse; poi si fermò e sperammo di non avere udito nulla, o solo il vento. Ma riprese lentamente, più vicino e sempre più numeroso, non ci poteva essere dubbio ormai, finché terminando in un fracassodi esplosioniirregolari passò vicinissimo dietro a noi, proseguendo su per la strada. Uno dei due battitori, quello melodrammatico, si alzò in piedi.
ADDIO ALLE ARMI
Sul finire dell’estate di quell’anno eravamo in una casa in un villaggio che di là del fiume e della pianura guardava le montagne. Nel letto del fiume c’erano sassi e ciottoli, asciutti e bianchi sotto il sole, e l’acqua era limpida e guizzante e azzurra nei canali. Davanti alla casa passavano truppe e scendevano lungo la strada e la polvere che sollevavano copriva le foglie degli alberi. Anche i tronchi degli alberi erano polverosi e le foglie caddero presto quell’anno e si vedevano le truppe marciare lungo la strada e la polvere che si sollevava e le foglie che, mosse dal vento, cadevano e i soldati che marciavano e poi la strada nuda e bianca se non per le foglie.
DI LA’ DAL FIUME E TRA GLI ALBERI
Partirono due ore prima dell’alba, e dapprima non fu necessario spezzare il ghiaccio sul canale perché erano già passate altre barche. In ogni barca, al buio, in modo che lo si udiva ma senza vederlo, il barcaiolo stava ritto a poppa, col lungo remo. Il cacciatore era seduto su uno sgabello fissato al coperchio di una cassetta che conteneva la colazione e le cartucce, e i suoi due o tre fucili erano appoggiati sul mucchio di stampi. In ogni barca, in un punto o nell’altro vi era un sacco con un paio di germani femmine vive, o un maschio e una femmina e su ogni barca c’era un cane che si agitava tremando inquieto allo starnazzar d’ali delle anatre che passavano in volo nel buio.
LE NEVI DEL CHILIMANGIARO
Il Chilimangiaro è un monte coperto di neve alto 5890 metri e si dice che sia la più alta montagna africana. La vetta occidentale è detta “Masai Ngài”, Casa di Dio. Presso la vetta c’è la carcassa stecchita e congelata di un leopardo. Nessuno ha saputo spiegare che cosa cercasse il leopardo a quell’altitudine.
«Di magnifico c’è che non fa male» egli disse. «È così che si sa quando comincia.»
«Davvero?»
«Sul serio. Mi piace tanto dell’odore, però. Deve darti fastidio.»
«Oh, no. Non dire.»
«Guarda quelli» egli disse. «Cos’è che li tira qui, la vista o l’odore?»
PER CHI SUONA LA CAMPANA
Il mento poggiato sulle braccia incrociate, l’uomo era disteso sulla terra bruna del bosco coperta d’aghi di pino. Sulla sua testa il vento investiva, fischiando, le cime degli alberi. In quel punto il versante del monte si raddolciva ma un poco più in giù precipitava rapido, e l’uomo poteva vedere la traccia nera della strada incatramata che, serpeggiando, attraversava il valico.
AVERE E NON AVERE
Sapete com’è la mattina presto all’Avana, coi vagabondi ancora addormentati lungo i muri, prima che i furgoni del ghiaccio comincino il loro giro dei bar? Bene, attraversammo la piazza dal molo al Caffè San Francisco per bere una tazza di caffè e c’era in tutta la piazza un solo mendicante sveglio, che stava bevendo alla fontana. Ma quando fummo entrati nel locale e ci sedemmo, trovammo i tre che ci aspettavano. Uno venne subito verso di noi.
VERO ALL’ALBA
In quel safari niente era semplice perché in Africa Orientale le cose erano cambiate molto. Il cacciatore bianco era mio amico da molti anni. Lo rispettavo come non avevo mai rispettato mio padre, e lui si fidava di me, il che era più di quanto meritassi. Era comunque qualcosa di cui dovevo tentare di rendermi degno. Mi aveva istruito facendomi camminare con le mie gambe e correggendomi quando sbagliavo. Se commettevo un errore me lo spiegava. E se non commettevo lo stesso errore una seconda volta, spiegava un po’ di più. Ma era un nomade e ora ci lasciava perché c’era bisogno di lui, alla sua fattoria. Così in Kenia veniva chiamato un ranch di ventimila acri. Era un uomo molto complicato, fatto di coraggio assoluto, di tutte le buone debolezze umane e di una capacità assai critica e particolarmente sottile di capire la gente. Era tutto dedito alla famiglia e alla casa, ma per quanto amasse la moglie e i figli, preferiva vivere lontano da loro. Per concludere, ribadiamo che gli incontri di “Letteratitudini” sono prevalentemente degli appuntamenti mensili a cui aderiscono un gruppo di amici con la voglia di stare insieme in modo costruttivo, ma anche per il piacere della reciproca compagnia e convivialità. L’incontro successivo è stato fissato per venerdì 9 Dicembre, nella sede dell’Oratorio di Arnone ed il relatore sarà Don Rocco Noviello.

c.s.