08 ottobre 2026

UN'ESPERIENZA VISSUTA NEL REPARTO DI ORTOPEDIA DELL'OSPEDALE A.G.P. DI PIEDIMONTE MATESE.

Il pomeriggio del 14/8/2026 mia sorella Luisa cade e si rompe il femore. Viene portata dalla "Casa Albergo per anziani - San Filippo Neri" di Guardia Sanframondi (BN) dove è caduta, all'Ospedale Civile di Piedimonte Matese (CE). Viene ricoverata ed appoggiata nel reparto di Chirurgia e poi trasferita in Ortopedia il 15/8/2026 dove poi sarà operata. Usufruendo della legge 104 faccio il tampone anticovid e passo la prima notte in ospedale al capezzale di mia sorella. La notte passa discretamente per Luisa, ma una anziana signora di Riardo si lamenta continuamente e chiama gli infermieri per la maggior parte della notte. I malati di questo reparto sono di varia tipologia, ma molte sono anziane che cadendo si rompono il femore o viceversa. 

Molte di loro hanno problemi di demenza senile che le fa svalvolare, perdono l'orientamento e non riconoscono il luogo in cui sono, gridando e litigando con il personale ospedaliero, che viene distratto dal proprio lavoro, anche per accudire queste persone. Sarebbe forse più opportuno che queste tipologie di malati fossero circondate dall'amore e dalla comprensione di qualche famigliare, che potrebbe aiutare il personale a farle pranzare e/o a rispondere alle chiamate incontrollate e continue di questi pazienti. 

Ho capito, stando in reparto, che questa tipologia di malati perdono il controllo e solo un famigliare li può calmare.  Non si può pretendere dagli infermieri questo tipo di assistenza. All'ora di pranzo essi aprono i contenitori del cibo e poi il paziente dovrebbe mangiare da solo, nelle condizioni in cui si trova.  Nei giorni in cui mi hanno permesso di stare vicino alla sorella non sapevo a chi dare retta; urlavano, chiedevano aiuto e non mangiavano niente. Il cibo intatto veniva ritirato e buttato via. Il personale dovrebbe avere, oltre alle competenze ortopediche, anche quelle geriatriche e psicologiche. È poco umano negare aiuto a chi lo chiede a ripetizione. Essere così rigidi nelle regole per l'assistenza dei famigliari in reparto non è giusto.  Anche perchè c'è molta incoerenza ad esigere tamponi anticovid a ripetizione e poi aprire le porte ai visitatori nell'orario consentito, senza alcuna regola o restrizione.  Ho avuto modo di scontrarmi e confrontarmi con molti degli ottimi medici che lavorano nel reparto circa l'argomento. Il reparto di ortopedia di questo ospedale funziona bene; è pieno di medici bravi e competenti, ma solo per quanto riguarda il loro lavoro specifico di ortopedici. Ho passato giornate pesanti dal punto di vista emotivo ed umano.  C'è stata tanta sensibilità e disposizione da parte di alcuni di loro (pochi), ma altri si limitavano a fare il loro lavoro, rimanendo rigidi e sgarbati in moltissimi momenti della giornata. Mia sorella affetta da patologie cardiache ha affrontato e superato un intervento molto rischioso ha subito trasfusioni sanguigne e tutto quello che le era necessario e richiesto dal suo caso. Il giorno 21/08/2026 viene dimessa alle ore 16, ma verso le 18 riscontriamo una febbre molto alta, intorno a 39°C. Il giorno successivo, dopo una visita molto accurata da parte del cardiologo dott. Giovanni Di Tommaso, le viene diagnosticata una broncopolmonite che in due giorni la porta definitivamente via dall'affetto dei suoi cari. Sono arrabbiata e delusa perché avendo superato bene l'intervento chirurgico - l'ennesimo della sua vita - mia sorella è deceduta forse per poca attenzione alla patologia pregressa ed anche alla fretta di dimettere persone non in buone condizioni. Vorrei fare un appello a chi di competenza affinché malati di demenza senile vengano seguiti in reparti più idonei per le possibili insorgenze di broncopolmoniti in soggetti affetti da patologie simili a quelle di mia sorella. Non si può far sostenere interventi pesanti a persone di una certa età e malate di demenza senile, per poi elargire scarsa assistenza nel reparto. In questo mio appello chiedo l'aiuto di medici, infermieri ed in generale di operatori sanitari, che condividono il mio parere. Vorrei che questa categoria di malati possa essere assistita dalla presenza di un famigliare che alleggerisse il compito della parte infermieristica, alla quale non si può chiedere competenze che esulano di molto dalla loro preparazione ortopedica. Ci sono stati episodi di crisi violente di alcune delle pazienti che si lamentavano e gridavano come impazzite.  Essere rigidi oltre misura non solo non serve ai pazienti, ma è utile anche a ridurre lo stress a cui sono sottoposti gli operatori sanitari.

Anna Maria Orsini