04 agosto 2012

TEATRI DI PIETRA continua a proporre spettacoli di forte impatto emotivo e culturale


Elisabetta Pozzi
ALIFE (Raffaele Raimondo) – “Cassandra o del tempo divorato”: è il titolo del nuovo spettacolo che, in prosecuzione della solida Rassegna Teatri di Pietra, Mistras/Mda Produzioni Danza proporrà, nella magica atmosfera dell’Anfiteatro Romano, l’8 agosto, con inizio alle 21,30. Se Cinzia Maccagnano ha incantato il pubblico, nella serata di giovedì scorso, con la sua “Ecuba”, già regina e poi drammaticamente “schiava”, “senza patria”, “senza figli”, “senza marito” e “vecchia”, un’altra grande interprete, Elisabetta Pozzi, s’appresta a calcar la scena nelle tormentate vesti di Cassandra, “una tra le più fragili eroine classiche”. L’articolato testo del lavoro, firmato Pozzi-Gatti-D’Angelo, sapientemente impasta stralci di Seneca, Eschilo, Euripide, Massimo Fini e Jean Baudrillard; insomma si offre come un’intensa rilettura contemporanea dell’antico, maestoso teatro greco e latino. Accanto alla Pozzi reciteranno Hal Yamanouchi, Carlotta Bruni e Rosa Merlino, formando un cast di punta che promette emozioni, lampi di genio creativo, riflessioni profonde. “La figura di Cassandra – rivela la prim’attrice – mi ha sempre affascinato e nello stesso tempo turbato. Profetessa non creduta... mi suggerisce la visione di un personaggio estremamente vivo che può arrivare ai giorni nostri per raccontarci qualcosa che ci riguarda molto da vicino. La consapevolezza (ora come allora) degli errori commessi nel passato dai Padri la porta ad essere talmente cosciente e lucida sul futuro da avvertire l’inadeguatezza del linguaggio per dire del vivere nel presente, all’ombra della distruzione”. E così “divora” il tempo, accarezzando attimi d’eternità. Aurelio Gatti, che è l’autorevole “deus ex machina” della Rassegna, parlando di Alife, l’ha definito un centro “dell’entroterra casertano, straordinario, sotto alcuni punti di vista, per integrità..., con un anfiteatro che si popola e raccoglie non solo la sua cittadinanza, ma anche quella limitrofa”. Ottimista il maestro, pensa positivo, giacché, a dire il vero, nei fatti il grande pubblico alifano e matesino ha ancora da scoprire queste auteniche “perle” teatrali di mezz’estate e contribuir di grosso alla giusta valorizzazione delle preesistenze archeologiche. L’amministrazione comunale sta facendo la sua parte in questa direzione, s’adopera per riaccendere i riflettori sugli attrattori culturali del luogo. Infatti, il sindaco Avecone, che s’avvale di fertili collaborazioni tecnico-amministrative (basti pensare ai preziosi contributi dell’arch. Gabriele Venditti e dell’assessore alla cultura Giulio Riccio), ha detto “Abbiamo affrontato un anno di sacrifici, in termini economici, ma si è deciso di non trascurare la cultura, semplicemente perché abbiamo la certezza che senza la cultura non ci può essere progresso”. Un convincimento che merita un’adesione “di base” più vasta. Intanto, siamo sicuri che a sostenere tale processo finalmente saranno, prima o poi, soprattutto le giovani generazioni locali e chissà che nel pubblico dell’8 agosto all’Anfiteatro Romano intravedremo proprio le avanguardie giovanili d’Alife sensibili a raccogliere e rilanciare, magari anche dialetticamente, le sfide culturali del nostro “divorato” tempo.