31 luglio 2012

IL PATRONO DI CANCELLO ED ARNONE RITORNA AI SUOI FEDELI


CANCELLO ED ARNONE – Domenica 29 luglio u.s. è ritornata nella parrocchia Maria Regina di tutti i Santi di Cancello ed Arnone, la statua, perfettamente restaurata e bellissima di Santo Stefano protomartire, Patrono della comunità parrocchiale di Cancello ed Arnone. Ad accogliere l’immagine sacra Don Sabatino Sciorio con una moltitudine di fedeli e con la presenza di sua eccellenza Bruno Schettino, vescovo della diocesi di Capua a cui Cancello ed Arnone appartiene. E’ stato proprio sua eccellenza il vescovo ad officiare la Santa Messa e nel corso dell’omelia ha, ovviamente, parlato ai fedeli di Santo Stefano, che è il primo martire cristiano. Egli fu arrestato nel periodo dopo la Pentecoste, e morì lapidato. In lui si realizza in modo esemplare la figura del martire come imitatore di Cristo; egli contempla la gloria del Risorto, ne proclama la divinità, gli affida il suo spirito, perdona ai suoi uccisori. Saulo (San Paolo) testimone della sua lapidazione ne raccoglierà l’eredità spirituale diventando Apostolo delle genti. Nel Martirologio Romano,  festa di Santo Stefano, protomartire, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, che, primo dei sette diaconi scelti dagli Apostoli come loro collaboratori nel ministero, fu anche il primo tra i discepoli del Signore a versare il suo sangue a Gerusalemme, dove, lapidato mentre pregava per i suoi persecutori, rese la testimonianza di fede in Cristo Gesù, affermando di vederlo seduto nella gloria alla destra del Padre. Santo Stefano, ci ricorda sua eccellenza Bruno Scettino, è il più rappresentativo di un gruppo di sette compagni. La tradizione vede in questo gruppo il germe del futuro ministero dei ‘diaconi’, anche se bisogna rilevare che questa denominazione è assente nel ‘Libro degli Atti’.  L’importanza di Stefano risulta in ogni caso dal fatto che Luca, in questo suo importante libro, gli dedica due interi capitoli. Il racconto lucano parte dalla constatazione di una suddivisione invalsa all’interno della primitiva Chiesa di Gerusalemme: questa era, si, interamente composta da cristiani di origine ebraica, ma di questi alcuni erano originari della terra d’Israele ed erano detti “ebrei”, mentre altri di fede ebraica veterotestamentaria provenivano dalla diaspora di lingua greca ed erano detti “ellenisti”. Ecco il problema che si stava profilando: i più bisognosi tra gli ellenisti, specialmente le vedove sprovviste di ogni appoggio sociale, correvano il rischio di essere trascurati nell’assistenza per il sostentamento quotidiano. Per ovviare a questa difficoltà gli Apostoli, riservando a se stessi la preghiera e il ministero della Parola come loro centrale compito decisero di incaricare “sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza” perché espletassero l’incarico dell’assistenza, vale a dire del servizio sociale caritativo. A questo scopo, come scrive Luca, su invito degli Apostoli i discepoli elessero sette uomini. Ne abbiamo anche i nomi. Essi sono: “Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola. Li presentarono agli Apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani”. Il gesto dell’imposizione delle mani può avere vari significati… nel caso di Stefano e compagni si tratta… della trasmissione ufficiale, da parte degli Apostoli, di un incarico e insieme dell’implorazione di una grazia per esercitarlo. La cosa più importante da notare è che, oltre ai servizi caritativi, Stefano svolge pure un compito di evangelizzazione nei confronti dei connazionali, dei cosiddetti “ellenisti”, Luca infatti insiste sul fatto che egli, “pieno di grazia e di fortezza”, presenta nel nome di Gesù una nuova interpretazione di Mosè e della stessa Legge di Dio, rilegge l’Antico Testamento nella luce dell’annuncio della morte e della risurrezione di Gesù. Questa rilettura dell’Antico Testamento, rilettura cristologica, provoca le reazioni dei Giudei che percepiscono le sue parole come una bestemmia. Per questa ragione egli viene condannato alla lapidazione. E san Luca ci trasmette l’ultimo discorso del santo, una sintesi della sua predicazione. Come Gesù aveva mostrato ai discepoli di Emmaus che tutto l’Antico Testamento parla di lui, della sua croce e della sua risurrezione, così santo Stefano, seguendo l’insegnamento di Gesù, legge tutto l’Antico Testamento in chiave cristologica. Dimostra che il mistero della Croce sta al centro della storia della salvezza raccontata nell’Antico Testamento, mostra che realmente Gesù, il crocifisso e il risorto, è il punto di arrivo di tutta questa storia. E dimostra quindi anche che il culto del tempio è finito e che Gesù, il risorto, è il nuovo e vero “tempio”. Proprio questo “no” al tempio e al suo culto provoca la condanna di santo Stefano, il quale, in questo momento – ci dice san Luca – fissando gli occhi al cielo vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra. E vedendo il cielo, Dio e Gesù, santo Stefano disse: “Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio”. Segue il suo martirio, che di fatto è modellato sulla passione di Gesù stesso, in quanto egli consegna al “Signore Gesù” il proprio spirito e prega perché il peccato dei suoi uccisori non sia loro imputato. Il luogo del martirio di Stefano a Gerusalemme è tradizionalmente collocato poco fuori della Porta di Damasco… In particolare, Luca annota che i lapidatori di Stefano “deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo”, lo stesso che da persecutore diventerà apostolo insigne del Vangelo. Ciò significa che il giovane Saulo doveva aver sentito la predicazione di Stefano, ed essere perciò a conoscenza dei contenuti principali. E san Paolo era probabilmente tra quelli che, seguendo e sentendo questo discorso, “fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui. E a questo punto possiamo vedere le meraviglie della Provvidenza divina. Saulo, avversario accanito della visione di Stefano, dopo l’incontro col Cristo risorto sulla via di Damasco, riprende la lettura cristologica dell’Antico Testamento fatta dal Protomartire, l’approfondisce e la completa, e così diventa “l’Apostolo delle Genti”. Indubbiamente la comunità di Cancello ed Arnone ha vissuto un bel momento di Fede, dandosi appuntamento al 2 e al 3 Agosto quando al Santo sarà dedicata una bella festa religiosa per la cui realizzazione stanno lavorando molti giovani della parrocchia insieme a Don Sabatino Sciorio.

Matilde Maisto