20 marzo 2011

DOPO CIRCA DIECI ANNI D'INDAGINI, CONDANNA IN PRIMO GRADO PER IL COLPEVOLE DEL DISASTRO AMBIENTALE NEL CASERTANO.


Ciorlano - Le indagini condotte dal personale del Comando Provinciale di Caserta del Corpo forestale dello Stato si sono concluse con la condanna in primo grado a due anni di reclusione del responsabile del disastro ambientale della cava di inerti fluviali che ha sconvolto l'ambiente ed il paesaggio in una delle poche zone ben conservate nella provincia. Le indagini sono iniziate nel 2000 e nel mese di novembre gli uomini della Forestale hanno posto sotto sequestro l'intera cava poiché sono state ravvisate delle violazioni in materia paesaggistica e di dissesto idrogeologico. Il personale Forestale ha accertato inoltre che l'uomo stava realizzando quattro imponenti bacini artificiali, dall'estensione totale di circa venticinque ettari con una profondità che in alcuni punti arriva fino a quindici metri con la finalità di realizzare un impianto ittiogenico. La zona interessata dagli interventi si estendeva per una lunghezza di quasi due chilometri. Questo intervento macroscopico aveva luogo sulla sponda sinistra del fiume Volturno protetta dal fiume stesso con un arginale di 50 metri di larghezza e 5 d'altezza realizzato dal responsabile del disastro ambientale lungo la sponda che aveva la funzione di impedire il naturale corso del fiume sulle aree interessate dall'impianto ittogenico. Questo, era il vero tornaconto economico dell'attività, direttamente connesso all'attività di estrazione di inerti fluviali, come ghiaia e sabbia, che hanno un elevato valore commerciale. Le opere di escavazione dei bacini avevano luogo con imponenti mezzi d'opera come escavatori meccanici, draga con benna trascinata, che mettevano a nudo anche la subalvea del fiume Volturno esponendola a gravi rischi ambientali.
Il volume degli inerti estratti si quantifica in 2.500.000 di metri cubi, con un illecito profitto per oltre 10 miliardi delle vecchie lire. Parte delle zone interessate dalle estrazioni di materiali ricadevano su aree vincolate paesaggisticamente, poiché facente parte della tenuta reale di caccia dei Borbone di Torcino, mentre l'area interessata dalla realizzazione dei laghetti risultava ricadere in aree vincolate dall'Autorità di Bacino Nazionale dei Fiumi Liri-Garigliano e Volturno, in contrasto con le relative misure di salvaguardia per le fasce fluviali stabilite dal Piano Stralcio Difesa dalle Alluvioni e dal Piano Stralcio di Tutela Ambientale. Per documentare le condotte illecite ci si è avvalsi anche di rilievi fotografici raccolti dal personale del Corpo forestale dello Stato con un sorvolo di un elicottero che ha evidenziato che il fiume Volturno si manteneva in una curva a circa 60-70 metri dalla zona interessata dalle escavazioni, ben al di sotto dei 150 metri di distanza dal fiume come previsto nel progetto assentito dal Comune di Ciorlano (CE).

Pietro Rossi