06 ottobre 2009

Riunione per esaminare il regolamento per la tutela, la conservazione e la valorizzazione degli ulivi secolari, e gli alberi di valore paesaggistico.


CAIAZZO.Si è tenuta presso la sala Giunta del Comune di Caiazzo una riunione per esaminare il regolamento per la tutela, la conservazione e la valorizzazione degli ulivi secolari, delle querce e di altri alberi di particolare valore paesaggistico.
L'assemblea, presieduta dall'assessore alle Attività produttive Antonio di Sorbo (nella foto), ha visto anche la partecipazione del presidente dell'Associazione storica del Caiatino, mentre per la Cia ha partecipato il vicepresidente provinciale Angelo Santabarbara, responsabile anche dell'ufficio zonale di Caiazzo. Giova ricordare anche che la stessa Caiazzo, fa anche parte dell'Associazione nazionale Città dell'Olio, ed è particolarmente vocata alla coltivazione e alla produzione di olio d'oliva, in quanto fin da tempi antichissimi, il territorio caiatino è fortemente caratterizzato dalla presenza di alberi secolari che vanno sicuramente tutelati e protetti anche da un commercio, spesso illegale, delle piante più belle che vengono inviate in zone completamente diverse dall'habitat in cui si trovano e destinate ad una fine che certamente non meritano.La Cia. da sempre si è battuta per la salvaguardia naturale della zona e si renderà promotrice presso l'assessorato all'Agricoltura della Regione Campania perchè un apposito contributo possa consentire di un censimento degli alberi non solo di ulivo ma anche di querce ed altre piante caratteristiche della zona.La Cia di Caiazzo ritiene che la norma di tutela e conservazione del patrimonio arboreo faccia parte di un piano più generale di rilancio dell'agricoltura della zone fortemente penalizzata negli ultimi anni.

Fonte: www.caiazzorinasce.info.it

Provinciali Caserta: Palumbo (Ugl) "Siamo solo interessati spettatori".


CASERTA. "Il Segretario, i componenti del direttivo provinciale e gli iscritti al settore agroalimentare della Ugl Caserta hanno certamente a cuore le sorti del territorio e nutrono la speranza che la politica sappia dare una risposta alle tante esigenze del casertano, ma non consigliano nessuna candidatura alla guida della Provincia. Suggerisco poi, a tutti quelli che decideranno di partecipare alla competizione della primavera prossima, una scaletta delle priorità della provincia diversa da quella poco convincente riportata questo fine settimana sugli organi di stampa, e pertanto, in linea con quanto dichiarai al congresso provinciale del sindacato, invito politica e parti sociali a considerare tra le priorità del territorio le problematiche e le sorti dell'industria, del settore caseario e quelle relative alla sicurezza nei posti di lavoro". In questo modo il Segretario provinciale del settore Agroalimentare della Ugl Caserta Ferdinando Palumbo (nella foto) ha chiarito questa mattina la sua posizione riguardo alle notizie apparse questo week end sulla stampa locale. "Non so cosa pensano gli altri, ma noi riteniamo che non sia nostro compito inserirci nella discussione interna dei partiti politici per sceglierci gli interlocutori che più ci aggradano, siamo solo interessati spettatori" ha continuato il sindacalista "e non intendiamo in nessun modo firmare cambiali in bianco per le quali saremo poi chiamati a dover dare spiegazioni ai nostri unici veri riferimenti che sono i lavoratori, i quali appartengono peraltro alle più disparate estrazioni sociali e politiche".

c.s.


Italia, il 70% dei comuni è a rischio frane e alluvioni.


Secondo i dati di Legambiente è in pericolo non solo la costa a sud di Messina, ma due terzi dei comuni italiani Rischio frane e alluvioni non solo per la costa a sud di Messina, ma per il 70% dei comuni italiani. Il pericolo è dovuto al degrado idrogeologico e dei corsi d'acqua, dell'abusivismo e del disboscamento. In totale sono 5.581 i comuni, di cui 1.700 a rischio frana, 1.285 a rischio di alluvione e 2.596 a rischio sia di frana che di alluvione. Lo dice Legambiente, nell'ultimo dossier sul tema, l'Ecosistema Rischio 2008.
Le regioni
La Calabria, l’Umbria e la Valle d’Aosta sono le regioni con la più alta percentuale di comuni classificati a rischio (il 100% del totale), seguite dalle Marche (99%) e dalla Toscana (98%). La Sicilia è undicesima (70%), con 200 comuni a rischio frana, 23 a rischio alluvione e 49 a rischio frana e alluvione. E in Sicilia, proprio in provincia di Messina, ci sono le “maglie nere” della classifica di Ecosistema 2008: i comuni di Ucria e Alì che, pur avendo interi quartieri e aree industriali in zone a rischio, non avevano messo in campo praticamente nessuna azione di mitigazione del rischio idrogeologico.

I dati
Il 77% dei comuni intervistati da Legambiente ha nel proprio territorio abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana e quasi un terzo di essi presenta in tali aree interi quartieri. Nel 56% dei comuni campione sono presenti in aree a rischio addirittura fabbricati industriali.

Nel
42% dei comuni non viene svolta regolarmente un’attività di manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua e delle opere di difesa idraulica. Soltanto il 5% dei comuni ha intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e appena nel 4% dei casi si è provveduto a delocalizzare gli insediamenti industriali.

Il
73% dei comuni che hanno partecipato all’indagine ha realizzato opere di messa in sicurezza dei corsi d’acqua e dei versanti, interventi che però spesso rischiano di accrescere la fragilità del territorio piuttosto che migliorarne la condizione e di trasformarsi in alibi per continuare ad edificare lungo i fiumi.

L’
82% dei comuni si è dotato di un piano di emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione. Nel 66% dei comuni esiste una struttura di protezione civile operativa 24 ore su 24.

Legambiente
“Bastano poche piogge per provocare una tragedia. Il nostro Paese paga un altissimo prezzo per aver devastato il territorio con enormi e incontrollate colate di cemento. Esprimere tutta la nostra solidarietà alle famiglie delle vittime non basta. E’ necessario insistere per risalire alle responsabilità e tornare sulla necessità di investire nella manutenzione del territorio”, dice Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente.

Mimmo Russo

FIERA D’AUTUNNO 17 18 19 ottobre a PADULI (BN)


PADULI. E’ tempo d’autunno e di magia per questa bella stagione che regala sempre delicate ed intense emozioni. Paduli d’autunno è una meta perfetta per riscoprire il piacere della natura e il contatto con un paesaggio fatto di boschi e sentieri incontaminati per escursioni e passeggiate rilassanti. Ma non è tutto, perché l’associazione Hortus Latus, da sempre attiva nella promozione e nella tutela del patrimonio naturale e culturale locale, organizza dal 16 al 18 ottobre, la Fiera d’Autunno. Come nelle precedenti edizioni, (siamo alla quinta!), l’associazione Hortus Latus coinvolge nell’organizzazione dell’evento anche l’Istituto Comprensivo A. Manzoni e le tante associazioni che operano sul territorio come Lerka Minerka, WWF, Lipu, Slow Food, a confermare la capacità degli organizzatori di realizzare un programma ricco e interessante. La rituale Fiera d’Autunno di Paduli ci spinge un po’ indietro nel tempo, richiamando alla memoria la tradizione delle fiere contadine, i mercati dei prodotti della terra e degli animali che si svolgevano periodicamente per garantire lo scambio delle merci e la sussistenza della comunità locale. Dalla terra arrivano sempre tutti i prodotti che saranno protagonisti della prossima Fiera d’Autunno che, tradizionalmente, offrirà ai suoi visitatori un percorso gastronomico con i piatti della cucina contadina e un mercato delle produzioni tipiche locali. Imperdibili quest’anno le escursioni naturalistiche, i laboratori sulla biodiversità, le degustazioni itineranti, le esperienze del gusto a cura Slow Food, così come i convegni tematici e gli educational sul territorio.

comunicazione: tabula rasa

Gino Giugni : Il Cordoglio di Femiano (Ugl Campania) .


Napoli - " Esprimo il mio personale cordoglio e quello di tutta la Ugl Campania per la scomparsa di Gino Giugni. Molte delle norme che ci consentono di svolgere la nostra azione sindacale, sono ancora oggi da ascrivere alla sua opera ed a quello statuto dei lavoratori al quale il suo nome resterà indissolubilmente legato" così il Segretario regionale della Ugl Campania Vincenzo Femiano ha ricordato la figura del giurista Genovese morto a Roma all'età di 82 anni. "Giugni fu un uomo coraggioso che si spese per rinnovare il diritto del lavoro, e che per questo subì nel 1983 un vile attentato targato Brigate Rosse. La sua scomparsa lascia un profondo senso di abbandono in tutto il movimento sindacale".


c.s.

ALL'E.P.T. DI CASERTA SI PRESENTA SPOSI D'AUTORE 2009.


CASERTA. La Event Promotion Social presenterà domani mercoledì 7 ottobre alle ore 11, nella sede dell'EPT di Caserta (Palazzo Reale), la nuova edizione
della manifestazione “Sposi d'Autore”. Alla platea di giornalisti di radio, web e televisioni locali, regionali e nazionali sarà reso noto il folto programma messo a punto anche quest'anno da Luana Cavazzuti, curatrice e ideatrice della kermesse. Ad accogliere la stampa la testimonial Benedetta Valanzano, nota attrice casertana, ed il sindaco di Casagiove Vincenzo Melone che ospiterà la mostra-evento, ripresa dalle telecamere di “Verissimo” ed in diretta televisiva da Tele
Luna-Sky, nella storica caserma militare di Ferdinando IV di Borbone, in via Quartiere Nuovo. Il sindaco Melone, all'apertura della mostra, che si svolgerà dal 22 al 25 ottobre (ore 10/13 e ore 15/22), inaugurerà la caserma “De Martino” recentemente ristrutturata e riaperta al pubblico. “Sposi d'Autore” edizione 2009 , vetrina in cui esporranno i propri prodotti decine di aziende tra le più affermate in
Italia nel settore della cerimonia nuziale, è patrocinata dalla Regione Campania, dalla Provincia di Caserta, dall'Ente Provinciale per il Turismo di Caserta, dalla Confartigianato, dalla Camera di Commercio dell'Industria, Artigianato e Agricoltura, dal Comune di Casagiove, dalla Coldiretti attraverso il progetto 'Campagna Amica' e dal Comune di Caserta.

c.s.


05 ottobre 2009

SPECIALE AMBIENTIAMO IL LAVORO. DALLA PASSIONE IL LAVORO.

AMBIENTIAMO IL LAVORO. DALLA PASSIONE IL LAVORO.

PIEDIMONTE MATESE. Sono passati alcuni giorni dal Convegno “Ambientiamo il lavoro. Dalla passione il lavoro” tenutosi a Piedimonte Matese, presso il salone della Biblioteca comunale e ancora non si sono smorzati i toni del dibattito che ha riunito intorno al tavolo vari esperti del settore che in sinergia hanno dato un ottimo contributo alla causa sociale dei giovani. L’evento organizzato dall’Associazione Koinè di Piedimonte Matese e dal Settore Giovani dell’Azione Cattolica Diocesana in collaborazione con il Progetto Policoro ed il Servizio di Pastorale Giovanile della Diocesi di Alife – Caiazzo, con il patrocinio del Comune di Piedimonte Matese, della Comunità Montana Matese e del Consiglio Regionale della Campania. Hanno preso parte al convegno il Sindaco di Piedimonte Matese Avv. Vincenzo Cappello, il Presidente della Comunità Montana del Matese Dott. Fabrizio Pepe e S.E. Mons. Pietro Farina Vescovo di Caserta e Amministratore della Diocesi di Alife-Caiazzo, e il Presidente dell’Azione Cattolica Diocesana Avv. Antonio Santillo L’evento ha concluso un percorso di ricerca e valutazione dello stato dell’ambiente e del territorio realizzato dai diversi gruppi giovanili parrocchiali. L’intento è stato quello di promuovere presso le giovani generazioni la responsabilità verso la natura attraverso la scelta di comportamenti quotidiani sostenibili sia dal punto di vista ambientale che sociale. Dal convegno è emerso che la protezione e la salvaguardia dell’ambiente non sono solo un dovere o una passione, ma può trasformarsi in opportunità lavorative, attraverso la progettazione di azioni ed interventi che prevedano la promozione del territorio in maniera sostenibile. Ad animare il Convegno sono stati gli interventi di Cristiano Nervegna, segretario Nazionale del MLAC, di Nando Pirro, Responsabile della Formazione di Legambiente Italia e del dott. Sebastiano Lauritano Segretario Generale Soa-Glas Cisl e consulante ambientale del ministero. Al termine del convegno in Piazza Carmine c’è stato un concerto con l’esibizione di gruppi locali giovanili e l’apertura degli stand espositivi di vari Enti ed associazioni, in particolare del Centro per l’Impiego di Piedimonte Matese e del Centro di Orientamento Professionale Regionale che hanno offerto ai giovani presenti informazioni e consulenza sulle opportunità lavorative e formative.

Pietro Rossi










ORIENTAMENTO E OPPORTUNITA’ LAVORATIVE DEL TERRITORIO

PIEDIMONTE MATESE. Il Centro di Orientamento Professionale Regionale di Piedimonte Matese ha preso parte alla Manifestazione “Ambientiamo il Lavoro. Dalla Passione il Lavoro” organizzata dall’Associazione Koinè di Piedimonte Matese e dal Settore Giovani dell’Azione Cattolica Diocesana in collaborazione con il Progetto Policoro ed il Servizio di Pastorale Giovanile della Diocesi di Alife – Caiazzo, con il patrocinio del Comune di Piedimonte Matese, della Comunità Montana Matese e del Consiglio Regionale della Campania, allestendo uno stand informativo per l’Orientamento Professionale, che ha promosso i servizi offerti dal C.O.P. e dal Centro di Formazione Professionale Regionale di Piedimonte Matese. La collaborazione è il frutto di un importante protocollo d’intesa siglato tra Diocesi di Alife Chiazzo e Centro di Orientamento Professionale Regionale di Piedimonte Matese nell’ambito del Progetto Poliporo per l’articolazione di un Sistema Integrato di Orientamento e Formazione, relativo ad opportunità lavorative e di formazione che il nostro territorio può offrire. Con questa collaborazione il progetto vuole perseguire l’obbiettivo di avvicinare i giovani al mondo del lavoro, con una adeguata informazione. Tale protocollo va ad accrescere i rapporti di cooperazione con gli Enti locali presenti sul territorio, finalizzati alla promozione delle politiche attive del lavoro. In particolare saranno resi fruibili modelli e strumenti di orientamento sperimentale, si contribuirà a realizzare una rete per l’orientamento tra i vari soggetti istituzionali, saranno avviate sperimentazioni integrate tra tutti i soggetti in rete con attività di orientamento e punti informativi in luoghi non convenzionali (esempio l’oratorio centro giovanile Salesiano di Piedimonte Matese). Questa iniziativa nasce dalla sensibilità al disagio nell’ambito lavoro - giovani di un ambiente, istituzioni e persone con il desiderio di dare una risposta come società. La manifestazione organizzata a Piedimonte Matese, ha rimarcato il responsabile del C.O.P. Dott. Michele Santoro, è stata l’occasione per offrire la consulenza ricadente nell’ambito dell’area operativa dell’Informazione Orientativa, che si è caratterizzata come un’insieme di attività di front-office rivolte all’acquisizione ed all’approfondimento della domanda dell’utente in funzione dell’erogazione di informazioni mirate e pertinenti le tematiche della formazione, delle professioni, del mercato del lavoro, con riferimento particolare all’ambito locale.

Pietro Rossi









Da un impegno per l’ambiente che richiama una passione, possono nascere anche opportunità di crescita e di sviluppo per i giovani e per il territorio.

PIEDIMONTE MATESE. AmbientiAmo il lavoro. Un gioco di parole per trasmettere un messaggio forse troppo spesso dato per scontato ma che in realtà implica risvolti ben più profondi: amare l’ambiente ed il territorio in cui viviamo ed assumere un impegno con responsabilità e volontà per la salvaguardia e la tutela. E questa volta il messaggio parte dai giovani, ritenuti dal mondo degli adulti indifferenti verso questi temi. Non è purtroppo così. La realtà giovanile attuale, seppur complessa e dinamica nei suoi processi evolutivi, non è così drammatica come tutti pensano. Gli adulti troppo spesso preferiscono attaccarsi ai pregiudizi e puntare il dito contro il giovane, piuttosto che pensare alle sue potenzialità ed alla sua creatività, celate dietro i silenzi imposti da una società distratta, che non offre spazi di reale e aperto confronto, che propone modelli da imitare non sempre educativi e che dice di esigere dal giovane il “merito”, mentre la realtà è spesso prevaricazione. Passa il gigante sulle città, si porta via lo sfondo … ma tu quale mondo vuoi? Queste le parole della canzone che ha accompagnato il filmato iniziale, durante il quale sono scorsi alcuni dei luoghi più belli e rappresentativi del territorio dell’Alto Casertano. Il nostro territorio fortunatamente ancora non è stato schiacciato dagli elementi deteriori della modernità, da quel gigante miope del progresso, dello sviluppo indifferente ed omologante e dello sfruttamento; ma il nostro territorio è giornalmente sottoposto a continue minacce. Tu che pianeta vuoi? È l’interrogativo che i giovani, noi giovani ci siamo posti, perché chiamati in causa dalle continue visioni apocalittiche che ogni giorno i mezzi di comunicazione ci offrono. Ci sentiamo responsabili dello stato di salute del pianeta, ma ci sentiamo ancora più responsabili nei confronti delle future generazioni, alle quali dobbiamo essere in grado di lasciare un mondo più sicuro, più pulito ed in migliore salute rispetto a quello che abbiamo trovato. E per generare un cambiamento che sia di portata globale, è necessario partire nel locale, guardando al nostro territorio, alle situazioni di degrado ed a quelle che meritano di essere valorizzate, per cercare di contribuire ad uno sviluppo che sia sostenibile ma anche redditizio: appunto “Ambientiamo”, come pulsione ad un'azione propulsiva e positiva per l'ambiente. Ma anche “Ambiente ti amo”; che nasce quindi dalla consapevolezza assunta dai giovani, in questo caso dai giovani appartenenti ai gruppi di Azione Cattolica parrocchiali della Diocesi di Alife – Caiazzo, dell’importanza di dar vita ad un cambiamento di rotta per tentare di salvare il pianeta in cui viviamo. I gruppi parrocchiali hanno realizzato un compito davvero arduo: quello di esaminare il nostro territorio, alla ricerca di ciò che va cambiato, di ciò che potrebbe essere migliorato, per rendere più accoglienti i luoghi della nostra quotidianità. Attraverso la realizzazione di un dossier ogni gruppo parrocchiale ha tentato di “curare” il suo paese. I lavori realizzati saranno presentati nel corso dell’incontro. L’idea di portare avanti un discorso sulla conoscenza dell’ambiente e del nostro territorio è stata poi adottata anche dall’Associazione Koinè, nata lo scorso febbraio da giovani con professionalità ed esperienze di volontariato diverse e consolidate nel tempo, ma accomunati da medesimi ideali ed obiettivi, primo tra tutti la promozione e la valorizzazione delle risorse culturali, ambientali ed umane presenti sul territorio. L’evento ha poi trovato la collaborazione del Progetto Policoro, il Progetto della Chiesa per avvicinare i giovani al mondo del lavoro, e del Servizio Diocesano per la Pastorale Giovanile, nonché il patrocinio del Comune di Piedimonte Matese, della Comunità Montana Zona del Matese e del GAL Consorzio Alto Casertano. Parleremo di amore per l’ambiente e per il territorio perché l’impegno per la salvaguardia dell’ambiente è un dovere che dobbiamo assumere sia come cittadini che come cristiani. La preoccupazione per lo stato di salute del nostro pianeta ha ormai assunti toni quasi drammatici, tanto che il global warming (il riscaldamento globale) è un global warning, un allarme a livello globale, che richiede interventi decisi ed imminenti. Proprio in questa settimana i capi delle nazioni appartenenti all’ONU si sono riuniti per discutere di ambiente e sviluppo, ed anche i governi che finora sono stati più restii verso l’adozione di politiche di protezione dell’ambiente, hanno deciso di impegnarsi per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e nel contempo nell’aumento dell’uso di energia proveniente da fonti alternative. Il presidente degli USA, Obama, nel suo discorso introduttivo ha ribadito che il futuro del pianeta è seriamente compromesso, che si potrebbero adottare tante soluzioni ma il tempo a disposizione è davvero poco. Di fronte a questi scenari sorge spontaneo l’interrogativo “e dunque che fare”, che richiama il titolo di un’opera di Tolstoij, che già all’inizio del secolo scorso aveva preannunciato, in chiave quasi profetica, l’urgenza di un cambiamento di rotta da parte dell’occidente, in balia di una tendenza di follia e di non-senso in nome di quello che tutti definivano, e tuttora definiscono, progresso. Di un progresso però che va a beneficio solo dei paesi ricchi del nord del mondo, che esclude la restante parte della popolazione mondiale, circa l’85%. Milioni di uomini, privi di ogni capacità produttiva e reddituale, e pertanto fuori dagli interessi del mercato mondiale. Occorre quindi intervenire ed occorre che lo facciano tutti: dai capi dei governi, agli imprenditori, ai singoli cittadini. Proprio a noi semplici cittadini forse è chiesto lo sforzo più grande ma sicuramente è uno sforzo che può generare cambiamenti importanti. Cambiare il nostro stile di vita per cambiare il mondo, richiede un'attitudine differente verso la nostra quotidianità, richiede comportamenti che siano sostenibili sia dal punto di vista ambientale che sociale. È necessario che questi cambiamenti avvengano nel quotidiano, nelle scelte di consumo e di vita che ogni giorno ognuno deve affrontare. Non è poi così difficile. Ridurre i consumi, impegnarsi nella raccolta differenziata, acquistare prodotti provenienti da processi produttivi a basso impatto sociale ed ambientale, risparmiare energia e (quindi ridurre) l’uso di risorse in via di estinzione (tra cui anche l’acqua), sono piccoli accorgimenti che da parte nostra non costano molto sacrificio ma che ci rendono protagonisti per la salvezza del pianeta. Accanto al cambiamento da parte dei cittadini, sono necessari reali e decisi impegni da parte delle istituzioni, che non possono limitarsi ad osservare i problemi o ad intervenire solo in occasioni di crisi o per mettere a tacere pubbliche denunce o proteste collettive. Anche come credenti abbiamo il compito di essere responsabili di un creato che è espressione dell’amore che Dio ha verso gli uomini, ai quali ha dato in custodia luoghi di straordinaria bellezza per viverci in perfetta armonia. Ma l’uomo è solo custode di questo creato, ed ha perciò l’obbligo di utilizzarlo senza precludere l’utilizzo agli altri uomini. Ce lo ricorda anche il Papa, nella sua ultima enciclica, Caritas in Veritate: “La natura è a nostra disposizione non come «un mucchio di rifiuti sparsi a caso», bensì come un dono del Creatore che ne ha disegnato gli ordinamenti intrinseci, affinché l’uomo ne tragga gli orientamenti doverosi per “custodirla e coltivarla”. La Chiesa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere soprattutto l’uomo contro la distruzione di se stesso”. Benedetto XVI parla a questo proposito di ecologia ambientale strettamente connessa all’ecologia umana, per definire un sistema sociale in cui si realizza un unico grande progetto in cui vi sia armonia tra gli uomini e tra questi e la natura. Da un impegno che richiama una passione, possono nascere anche opportunità di crescita e di sviluppo per i giovani e per il territorio.

di Cristina Palombo (nella foto)– Segretario Azione Cattolica Diocesana Alife-Caiazzo







L'AMBIENTE UNA OPPORTUNITA' PER IL TERRITORIO.







CASERTA. Esprimo tutto il mio plauso al convegno “Ambientiamo il lavoro. Dalla passione il lavoro”: mai tema è stato più appropriato per un evento che si è svolto a Piedimonte, amena e incantevole cittadina e centro del Parco Regionale del Matese istituito il 12 aprile 2002 per salvaguardare uno dei più grandi ed importanti massicci di natura calcarea e dolomitica presenti in Campania. L’ambiente naturale, infatti, ha un’ingente importanza perché è in esso che la vita sulla Terra trova le condizioni ideali per svilupparsi. Non posso che manifestare la mia soddisfazione per la partecipazione a questa iniziativa dei nostri Centri: Centro di Orientamento Professionale e C.F.P.R. Dec, i cui operatori per la professionalità e l’esperienza acquisita costituiscono una vera e propria risorsa per il territorio e un punto di riferimento per i giovani che possono attingere informazioni aggiornate sulle tendenze e sulle nuove forme di inserimento nel mondo del lavoro. In una società sempre più complessa, caratterizzata da rapidi mutamenti e trasformazioni continue del mercato del lavoro, in cui sono richieste acquisizioni di saperi e di competenze flessibili, diventa sempre più incalzante una domanda di orientamento. L’orientamento oggi è associato al potenziale, allo sviluppo, alla risorsa, e quindi si “lega” ai processi di formazione continua che consentono al soggetto di aggiornarsi sulla rapida evoluzione delle professioni e del lavoro. Le professioni sono anch’esse in “cambiamento”, cioè vi sono “nuove” professioni che nascono e di cui non vi era esistenza in un passato recente. Proprio in questa realtà locale vi sono professioni “emergenti”, legate alle risorse del territorio, che vanno considerate e valorizzate per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Sono certo che il moltiplicarsi di iniziative come questa non potrà che favorire l’individuazione di percorsi lavorativi con l’auspicio di costruire un sistema di rete permanente che metta in collegamento tutti gli attori dello sviluppo locale, a garanzia di un coinvolgimento il più ampio possibile su tematiche, nello specifico ambiente e lavoro, che sono di vitale importanza per tutti noi.




dr. Elpidio Di Caprio- Dirigente del Settore Tecnico Ammnistrativo Caserta Regione Campania (nella foto)




Il Progetto Policoro, speranza del Sud per il Paese

1. Il sogno di don Mario
Il Progetto Policoro è il sogno di don Mario Operti per i giovani disoccupati del Sud. Questo sogno è diventato realtà, germogliando come speranza nei cuori di tanti giovani del Paese.
In questi anni, la Chiesa continua a dare ai giovani la stessa risposta data da Pietro allo storpio seduto alla Porta Bella del Tempio di Gerusalemme: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!» (At 3,6). La Chiesa dona il Vangelo che è Gesù e, sull’esempio del suo Signore, il Buon samaritano della storia, si prende a cuore queste forme, nuove e antiche, di povertà e inventa nuove forme di solidarietà e di condivisione nella certezza che «è l’ora di una nuova fantasia della carità» (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 62).
Nella convinzione di «stare dentro la storia con amore» (Con il dono della carità dentro la storia, 6), subito dopo il Convegno ecclesiale nazionale di Palermo, l’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro, il Servizio Nazionale di pastorale giovanile e la Caritas Italiana si incontrano a Policoro (MT) il 14 dicembre del 1995 con i rappresentanti diocesani di Calabria, Basilicata e Puglia per riflettere sulla disoccupazione giovanile nella sicura speranza che «Il Paese non crescerà se non insieme» (La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, 8). Nasce così il Progetto Policoro, iniziativa ecclesiale fondata sulla presenza ai vari livelli dei tre uffici promotori, che assieme alle associazioni e con l’apporto competente degli animatori di comunità agiscono in sinergia per evangelizzare, educare, esprimere gesti concreti (idee imprenditoriali e reciprocità).

2. La fiducia della Chiesa italiana
La Chiesa italiana ha rinnovato più volte la sua fiducia verso il Progetto Policoro:
«Sentiamo così di condividere la speranza con i tanti giovani che sono in ricerca di un lavoro, o con tutti quei lavoratori che faticano a trovare punti di riferimento nella complessità e precarietà del mondo del lavoro» (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 2001, 61).
«Continua inoltre, ormai da otto anni, l’esperienza del “Progetto Policoro”, spazio di evangelizzazione, formazione e promozione umana dove si mettono alla prova, con la necessaria umiltà, strade nuove e soluzioni inedite intorno al grave problema della disoccupazione. Così le nostre comunità ecclesiali investono sulle capacità dei giovani di promuovere un autentico sviluppo e di dare una testimonianza cristiana caratterizzata dalla solidarietà e dal rispetto della legalità» (Card. Camillo Ruini, Prolusione all’Assemblea Generale, 19 maggio 2003, 5).
«è un’iniziativa che presuppone e promuove una cultura nuova fatta di fiducia, di relazioni, di reciprocità, di legalità, di responsabilità» (S.E. Mons. Arrigo Miglio, Progetto Policoro: valutazione e prospettive a dieci anni all’avvio, Assemblea Generale, 14-18 novembre 2005).
«Un pensiero particolare va ai Confratelli del nostro Sud che da anni si stanno prodigando attraverso intelligenti azioni di formazione e talora anche di sostegno concreto per garantire ai giovani un futuro nelle loro terre. Tali iniziative – com’è noto − sono sostenute con convinzione dalla nostra Conferenza Episcopale tramite il “Progetto Policoro”. Siamo certi che le devastazioni e le intimidazioni che vengono inflitte dalla malavita locale non ostacoleranno il processo di sviluppo nella legalità, e che non verrà a mancare il sostegno e la solidarietà di tutti» (Card. Angelo Bagnasco, Prolusione all’Assemblea Generale, 21 maggio 2007, 9).
«La Chiesa non ha ricette tecniche, ma il Papa ha bene evidenziato un principio, quello della dignità della persona, che deve rimanere centrale. Nell’epoca moderna, poi, lo sforzo della Chiesa è stato proprio quello di operare alla radice della povertà, indicando criteri di intervento e sollecitando tutti alla cooperazione. Talvolta si è adoperata anche per creare occasioni di lavoro. Penso alla promozione delle cooperative e di piccole imprese. Penso al Progetto Policoro della Chiesa italiana, come a tante altre iniziative delle associazioni cattoliche. Magari sono piccoli nu-meri nel complesso dell’occupazione, ma rappresentano risposte concrete e linee di indirizzo, una ricchezza offerta a tutto il Paese» (Card. Angelo Bagnasco, Avvenire, 30 dicembre 2008, p. 3).
3. Lavorare insieme nella certezza della speranza
Nel realizzare il Progetto, la Chiesa non è mossa da ambizione di prestigio o di potere, ma unicamente dalla «cura e responsabilità per l’uomo» (Centesimus annus, 53), per ogni uomo concreto, amato e redento da Cristo. E dal mistero di Cristo trae la luce per illuminare la vera identità dell’uomo e orientare il suo cammino storico. Segnata dalla Croce di Cristo, la Chiesa annuncia a tutti gli uomini che la passione di Dio è l’uomo vivente.
L’intuizione fondamentale del Progetto, ricchezza della Chiesa Cattolica offerta a tut­to il Paese, è la collaborazione tra soggetti diversi per un unico impegno: l’evangelizzazione. Il metodo è quello di imparare a lavorare insieme (a livello nazionale, regionale, diocesano) seguendo un progetto comune; lo stile è quello di aiutarsi a crescere insieme nel rispetto reciproco delle specificità e competenze, nella solidarietà e nella comunione; la virtù cristiana che lo sostiene è la speranza. La collaborazione tra diversi uffici pastorali stimola la sinergia tra associazioni e organizzazioni presenti sul territorio e li spinge a operare in reciprocità con i diversi territori del Nord e del Sud. Attraverso un metodo globale (evangelizzazione, formazione, gesti concreti di solidarietà e di reciprocità) che investe la persona nella sua interezza e la società nelle diverse realtà (ecclesiale, istituzionale, associativa) si realizzano così opere concrete, capaci di far germogliare speranza e sviluppo.
In ogni diocesi il Progetto rappresenta una novità e un’opportunità per la diocesi stessa, un lavoro di sinergia fra uffici diversi: l’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro, il Servizio Nazionale di pastorale giovanile e la Caritas Italiana, solitamente non abituati a lavorare insieme su un progetto di grande respiro; novità per i territori che sperimentano una Chiesa locale presente nell’ambito del lavoro nella prospettiva della speranza, del futuro, con particolare riferimento ai giovani; novità per enti ed associazioni che ricevono dalla Chiesa una proposta di collaborazione per operare ciò che fanno ordinariamente, ma con una motivazione in più o, se si vuole, diversa. La collaborazione tra le diverse pastorali e il coinvolgimento delle associazioni laicali è un vero segno di novità, e va nella direzione di quella conversione pastorale auspicata dai vescovi italiani a Palermo (1995) e sviluppata nell’ultimo Convegno ecclesiale nazionale di Verona (2006). Il lavoro in rete è un concetto fortemente legato alla natura pastorale del Progetto. Non si può essere legati al proprio interesse, individuale o associativo, se ciò che ci muove a “fare” il Progetto è il Vangelo e, quindi, uno spirito di comunità, ispirato alle prime comunità cristiane in cui: «Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune» (At 2,44).

4. Il servizio delle associazioni e delle istituzioni laicali
La partecipazione delle associazioni e delle istituzioni laicali nella realizzazione del Progetto è sostenuta da una fondamentale intuizione: «Nel Sud è esigenza primaria una nuova carica di fiducia per un cammino di speranza. Bisogna moltiplicare i soggetti, i contenuti e gli spazi per una “ministerialità” di servizio e di liberazione» (Chiesa italiana e Mezzogiorno, 29). Da questa esigenza di soggetti impegnati nella ministerialità di servizio e di liberazione, situato nella prospettiva della «finalità specificatamente religiosa dell’evangelizzazione» (Evangelii nuntiandi, 32), prendono corpo le forme particolari di organizzazione a rete, tra le varie aggregazioni laicali di ispirazione cristiana, chiamate filiere: una prima filiera costituita dalle associazioni di evangeliz-zazione e promozione umana e una seconda filiera specializzata nei vari settori economici e sociali (cooperazione, impresa, microcredito).
Queste filiere di aggregazioni laicali sono per le comunità ecclesiali un grande tesoro; «hanno permesso la formazione di persone che hanno saputo, nei vari ambiti della vita, essere testimoni del Signore, nella fedeltà alla storia degli uomini nella quale erano immersi» (Mario Operti, Laici adulti per un rinnovato impegno sociale, p. 31).
Attualmente il Progetto può contare sulla fattiva collaborazione di associazioni laicali che ispirano il proprio agire sul prezioso patrimonio della Dottrina sociale della Chiesa: Gioventù Operaia Cristiana (GiOC), Movimento lavoratori di Azione Cattolica (Mlac), Giovani delle Acli (GA), Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani (Acli), Confcooperative - Inecoop, Coldiretti, Cisl, Banche di Credito Cooperativo, Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti (Ucid).
Il Progetto nel riconoscere il ruolo del laicato e delle aggregazioni laicali in una prospettiva di comunione e di sinergia, non soltanto apprezza la lunga e ricca tradizione del movimento cattolico in Italia, ma pone le premesse indispensabili per una comunità ecclesiale più coraggiosamente ispirata alla tradizione apostolica e per una società civile animata e resa protago-nista dal basso.
Ogni associazione laicale partecipa, secondo il proprio carisma specifico, «all’elaborazione e alla realizzazione dei progetti particolari, nella comune volontà di dialogo superando incompren-sioni e resistenze, nel riconoscimento reciproco delle proprie tradizioni e peculiarità, nella disponibilità a comunicarsi i rispettivi progetti ed interessi, nel consentire ad ognuno di approfondire il proprio carisma, nella disponibilità a crescere insieme senza rivalità o gelosie, nel sostenersi a vicenda con spirito di emulazione e di vera competizione nel bene» (Quaderni CEI, Anno IV, n. 3, febbraio 2000, Sesto vademecum, pp. 102-103).
A proposito dell’impegno delle associazioni, don Mario soleva affermare: «Se tutti fanno tutto, alla fine si entra in rotta di collisione. Se ognuno fa ciò per cui è nato e se ognuno mette a disposizione di tutti la propria identità e missione, allora nasce veramente un mosaico che è icona della Chiesa» (Quaderni CEI, p. 103). Bisogna convincersi che il futuro dell’associazionismo laicale è nella collaborazione con i vari settori della pastorale.

5. Gli animatori di comunità
La formazione e l’educazione nei confronti del lavoro stimola i giovani a farsi compagni di strada di coloro che sono in difficoltà. Gli animatori di comunità sono laici responsabili che in profonda sintonia con le tre pastorali e le filiere delle associazioni agiscono per un’adeguata promozione del Progetto nella diocesi. Appare opportuno verificare che i giovani abbiano una formazione valoriale di base e sensibilità umana e sociale per attivare reti sul tema del lavoro.
Il Catechismo degli Adulti ci propone un’immagine che descrive i cristiani impegnati nel sociale e che ben si addice agli animatori di comunità: «La carità li muove ad agire secondo una logica di servizio, con la maggior competenza possibile, con attenzione costante alle persone, specialmente a quelle che non contano, agli ultimi. Li fa disponibili al dialogo e alla collaborazione con tutti gli uomini di buona volontà. La speranza li rende tenaci nell’azione, pazienti nella sofferenza, modesti nel successo, aperti a ogni nuova possibilità di bene. Così ciascuno per la sua parte concorre, “con l’energia ricevuta da Dio” (1Pt 4,11), a edificare la città dell’uomo, come concorre a edificare la Chiesa» (La verità vi farà liberi, 1093).
Nell’arco temporale di tre anni, gli animatori svolgono i seguenti compiti:
- collaborare attivamente con le tre pastorali, di cui una svolge la funzione di tutor, al fine di rispettare la natura ecclesiale del Progetto e garantire il coinvolgimento sinergico delle pastorali;
- curare reti per lavorare insieme con le associazioni presenti sul territorio e che aderiscono alle filiere dell’evangelizzazione e della formazione;
- partecipare assieme agli altri animatori agli incontri formativi nazionali e regionali per crescere insieme nella consapevolezza ecclesiale e per offrire un servizio competente;
- acquisire informazioni utili per organizzarle e metterle a disposizione dei giovani e far crescere una maggiore consapevolezza circa le opportunità legislative (comunitarie, nazionali e regionali) relative alla possibilità di accesso nel mondo del lavoro;
- contrastare il “mito” del lavoro dipendente e del posto fisso e operare negli spazi dell’esclusione sociale e della disabilità per costruire nuova cittadinanza verso i soggetti deboli;
- assicurare un raccordo tra i giovani e i diversi soggetti, pubblici e del mondo associativo organizzato, in particolare di quelli coinvolti nel Progetto e orientare verso la realizzazione di gesti concreti (idea imprenditoriale e rapporti di reciprocità);
- scoprire e valorizzare le potenzialità dei giovani e delle risorse del territorio;
- coinvolgere negli scambi di reciprocità e solidarietà i gesti concreti già sviluppati sul territorio;
- garantire il servizio di animazione territoriale presso scuole, parrocchie e gruppi ecclesiali della diocesi, relativamente alle tematiche occupazionali;
- relazionare mensilmente e puntualmente sulle attività svolte in un’ottica educativa: per rendere conto del proprio operato (livello personale - trasparenza e legalità), per condividere ciò che si realizza e sviluppare nuove partecipazioni al Progetto (livello diocesano - collaborazione e condivisione), e per facilitare l’acquisizione complessiva del lavoro svolto sul territorio (livello nazionale - solidarietà e reciprocità);
- accompagnare l’animatore di comunità successivo in un graduale inserimento nelle attività della diocesi trasmettendogli il bagaglio relazionale ed esperienziale acquisito, a tal fine appare più utile partire con un impegno di 12 ore nel primo anno e di 24 ore nel secondo e nel terzo, ciò permette di valorizzare adeguatamente l’esperienza acquisita dall’animatore nella fase centrale e finale del suo percorso di formazione.

6.1. Evangelizzare il lavoro e la vita
Nell’evangelizzazione dei giovani disoccupati si parte da una constatazione di fondo: se anche non avessimo altro da offrire ai giovani in cerca di lavoro, il Vangelo è sempre una grande speranza e ci incombe l’obbligo, ma soprattutto la gioia di annunciarlo ai giovani con forza, per rigenerare in loro la vita e far loro sperimentare la liberazione e la salvezza. Anche se i giovani non lavorano, in quanto cristiani sono chiamati da Dio alla speranza, alla santità, alla generosità, a farsi prossimo (cfr Primo vademecum del Progetto Policoro, giugno 1996, pp. 5-9).
La priorità dell’evangelizzazione nel Progetto risponde all’esigenza di un autentico annuncio evangelico e di una formazione catechistica adeguata alle varie età e situazioni della vita, che tenga conto dei problemi quotidiani delle persone, prima di tutto del lavoro o della disoccupazione, e che ha come centro la persona di Gesù Cristo: «Al centro stesso della catechesi noi troviamo essenzialmente una persona: quella di Gesù di Nazareth» (Catechesi tradendae, 5).
«L’evangelizzazione non sarebbe completa se non tenesse conto del reciproco appello, che si fanno continuamente il Vangelo e la vita concreta, personale e sociale, dell’uomo. Per questo l’evangelizzazione comporta un messaggio esplicito, adattato alle diverse situazioni, costantemente attualizzato, sui diritti e sui doveri di ogni persona umana, sulla vita familiare senza la quale la crescita personale difficilmente è possibile, sulla vita internazionale, la pace, la giustizia, lo sviluppo» (Evangelii nuntiandi, 29).
Il Progetto è un piccolo segno che si spinge sulle frontiere avanzate dell’evangelizzazione: disoccupazione, usura, minori sfruttati, disabili, lavoro nero. In questi luoghi, dove la dignità delle persone è calpestata, il Vangelo realizza il cambiamento, libera dall’oppressione, conduce nella direzione della gioia e della speranza.
Evangelizziamo il lavoro quotidiano nella testimonianza che è «presenza, partecipazione, solidarietà» (Evangelii nuntiandi, 21), con uno sguardo positivo sul tempo attuale, con la capacità di osservare l’evoluzione del lavoro nella sua complessità e raccontando nuovi cammini di speranza nel lavoro. Annunciamo il Vangelo della vita e testimoniamo il Risorto nei luoghi del lavoro, raccogliendo dalla festa, che vive della domenica, una ragione e un senso rinnovato.
Lo stile è quello di essere incarnati sul territorio nella fedeltà al Vescovo, alla diocesi (alle sue tradizioni e alla sua storia), alla Dottrina sociale della Chiesa nel tentativo di coniugare insieme la testimonianza delle opere di giustizia, legalità e solidarietà con l’annuncio del Vangelo, in un processo in cui le presenze laicali dialogano tra loro, entrano in rapporto fecondo con le diocesi per superare la tentazione dell’autoreferenzialità, dello spirito di conquista, e nella continua tensione tra memoria del passato, impegno nel presente e apertura al futuro coscienti che: «I cristiani dimorano sulla terra, ma sono cittadini del cielo» (Lettera a Diogneto, V,9).

6.2. Educare e formare le coscienze
Nelle iniziative per la formazione e l’educazione delle coscienze, al fine di superare la disoccupazione, il lavoro nero o precario, si avvalora la necessità di un radicale cambiamento di mentalità e di cultura che porti il giovane ad attivare le sue potenzialità in un’ottica di imprenditorialità personale. A tale scopo, si realizzano corsi formativi e informativi per diffondere una nuova mentalità verso il lavoro, ispirata ai valori umani e cristiani della solidarietà e della cooperazione. Ai corsi collaborano le associazioni di ispirazione cristiana, che operano nel settore cooperativo, della formazione professionale, dell’imprenditorialità giovanile e del terzo settore (cfr Primo vademecum, pp. 9-12).
Il Progetto punta a rendere i giovani del Sud, spesso vittime della rassegnazione, della violenza e dello sfruttamento, autentici protagonisti del rinnovamento della loro terra nel «farsi costruttori di una nuova società» (Chiesa italiana e Mezzogiorno, 30). Basandosi sull’educazione dei giovani e sul loro attivo coinvolgimento nel processo educativo, il Progetto rende possibile un cambiamento autentico di mentalità, che si esplicita nelle opere realizzate: il Vangelo annunciato al cuore dei giovani, cambia la loro mente, e li spinge ad agire.
In questo processo educativo, che attinge a piene mani nella Dottrina sociale della Chiesa, si è sostenuti dalla convinzione che educare le coscienze è il compito fondamentale della Chiesa e che spetta poi ai cristiani, singoli o associati, particolarmente ai fedeli laici, inserirsi intimamente nel tessuto della società civile e “inscrivere la legge divina nella vita della città terrena” (Gaudium et spes, 43). I giovani bisogna educarli a «immettersi concretamente nell’esperienza del sociale, attraverso forme di volontariato, di aggregazione culturale, di cooperazione, perché propongano, esperimentino, incidano sul futuro della loro terra» (Chiesa italiana e Mezzogiorno, 30).

6.3. Esprimere gesti concreti: idee imprenditoriali e reciprocità
Il Progetto si caratterizza per la capacità di innestare nella vita del giovane un processo virtuoso, che parte dall’annuncio del Vangelo, passa attraverso un impegno di formazione culturale e culmina nella capacità di mettersi insieme per realizzare gesti concreti di solidarietà e rapporti di reciprocità. Ciascun giovane, sorretto dalla comunità cristiana, rinvigorisce la speranza e smentisce la sfiducia nella certezza che il futuro è «riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza» (Gaudium et spes, 31).
Accogliendo le indicazioni dei Vescovi italiani, che invitano a percorrere «le vie della comunione, della solidarietà e della cultura… per superare le fratture esistenti tra Nord e Sud, nella Chiesa e nel Paese» (Chiesa italiana e Mezzogiorno, 36), ma anche per sconfiggere «pregiudizi, polemiche, vittimismi, presunzioni di superiorità, atteggiamenti di rigetto» (Chiesa italiana e Mezzogiorno, 24) e risanare ferite antiche e nuove, le diocesi attraverso il coinvolgimento attivo delle tre pastorali e delle associazioni realizzano gesti concreti di solidarietà, per inverare nei fatti i principi della fede.
Tali gesti concreti non pretendono di risolvere i problemi che non sono di competenza specifica della Chiesa, ma vogliono essere dei segni autentici da intraprendere per giungere a soluzioni corrette, e stimoli adatti a risvegliare nella coscienza di tutti gli uomini la responsabilità e le capacità al servizio della collettività. Sono spazi d’impegno che rendono presente la pedagogia dei segni, dove si intrecciano fatti e parole, insegnamento ed esperienza: «Si tenga conto di alcune significative proposte emerse a Palermo: promozione del “terzo settore”, forme di risparmio solidale, di cooperazione e di imprenditoria a favore dell’occupazione giovanile, specialmente nel Sud del Paese; garanzie e servizi fondamentali da assicurare a tutti; legge organica per l’accoglienza degli immigrati; rilancio della cooperazione internazionale allo sviluppo; alleggerimento del debito dei Paesi poveri; allargamento del servizio civile; riconversione delle industrie belliche e divieto del commercio delle armi» (Con il dono della carità dentro la storia, 35).
L’impegno attuale è di sviluppare sempre più la promozione dei gesti concreti e incentivare i rapporti di reciprocità e di solidarietà tra le Chiese del Sud e le Chiese del Nord.
I rapporti di reciprocità sono vissuti in un’ottica di scambio di doni nella solidarietà che culmina nella comunione della carità, per superare i complessi tra una Chiesa che si sente povera e chiede aiuto e un’altra che si sente autosufficiente ma che dona e rimane sempre staccata dai problemi. «La comunione, generata dal Vangelo della carità non può essere circoscritta entro l’ambito di ciascuna Chiesa particolare. Dobbiamo intensificare anche la comunicazione e lo scambio dei doni tra le Chiese, a cominciare dalle nostre in Italia. Particolarmente urgente si fa oggi la cooperazione tra il Nord e il Sud d’Italia» (Con il dono della carità dentro la storia, 22).
Queste parole rappresentano lo scenario nel quale si muovono i rapporti di reciprocità tra le Chiese e sottolineano il ruolo delle comunità ecclesiali nel rispondere in modo creativo alle sfide del presente, sull’esempio di Cristo, il quale «da ricco che era, si è fatto povero» per noi, perché noi diventassimo «ricchi per mezzo della sua povertà» (2Cor 8,9).
Le Chiese del Nord sono abituate a donare dalla propria ricchezza, ma potrebbero ricevere da quelle del Sud valorizzando sempre più quella concezione conciliare di Chiesa particolare intesa come comunione di comunità e crescere nell’evangelizzazione reciproca e valorizzare la diversità e l’incontro tra comunità di culture, mentalità e tradizioni diverse. «Le singole parti portano i propri doni alle altre parti e a tutta la Chiesa, di maniera che il tutto e le singole parti si accrescono con l’apporto di tutte, che sono in comunione le une con le altre» (Lumen gentium, 13).
La reciprocità e la cooperazione fra le Chiese diventa un segno di evangelizzazione nel Paese e rende visibile la carità che: «ha come frutti la gioia, la pace e la misericordia; esige la generosità e la correzione fraterna; è benevolenza; suscita la reciprocità, si dimostra sempre disinteressata e benefica; è amicizia e comunione» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1829).

7. Il rilancio del Progetto nella crisi
Il Santo Padre Benedetto XVI ci offre una puntuale riflessione sul tema dell’attuale crisi: «Per superare la crisi economica e sociale che stiamo vivendo, sappiamo che occorre uno sforzo libero e responsabile da parte di tutti; è necessario, cioè, superare gli interessi particolaristici e di settore, così da affrontare insieme ed uniti le difficoltà che investono ogni ambito della società, in modo speciale il mondo del lavoro. Mai come oggi si avverte una tale urgenza; le difficoltà che travagliano il mondo del lavoro spingono ad una effettiva e più serrata concertazione tra le molteplici e diverse componenti della società. […] nel libro del Qoèlet leggiamo: “Meglio essere in due che uno solo, perché otterranno migliore compenso per la loro fatica. Infatti, se cadono, l’uno rialza l’altro. Guai invece a chi è solo: se cade, non ha nessuno che lo rialzi” (4,9-10). L’auspicio è quindi che dall’attuale crisi mondiale scaturisca la volontà comune di dar vita a una nuova cultura della solidarietà e della partecipazione responsabile, condizioni indispensabili per costruire insieme l’avvenire del nostro pianeta» (Udienza ai Dirigenti della CISL, 31 gennaio 2009).
Al fine di rilanciare l’intero Progetto, anche alla luce dell’attuale crisi economica, appare prioritario per i tre Uffici nazionali promotori custodire il Progetto da ogni strumentalizzazione e trasmetterlo nella fedeltà alle intuizioni iniziali (evangelizzazione, formazione, gesti concreti e rapporti di reciprocità), curando sempre più i rapporti con le sedi nazionali delle associazioni e con i coordinamenti regionali e incentivare a un sempre maggiore coordinamento ai vari livelli (nazionale, regionale, diocesano). In autunno saranno effettuati gli incontri con i direttori diocesani delle tre pastorali per regioni, con la possibilità di partecipazione dei referenti delle filiere.
Elementi fondamentali del rilancio del Progetto ai vari livelli e nel rispetto delle competenze delle tre pastorali, delle filiere delle associazioni e degli animatori di comunità sono i seguenti:
- continuare ad annunciare il Vangelo della vita e della speranza ad ogni uomo, rafforzando il lavoro sull’evangelizzazione con l’impegno di coinvolgere sempre più associazioni ecclesiali, ridestando la fiducia nelle persone e nelle istituzioni presenti sul territorio;
- incentivare la formazione attraverso i corsi base (Cisl-Gioc) e i corsi per animatori di comunità (da eseguire anche a livello regionale e con l’aggiunta di proposte per campi estivi), rafforzando il lavoro tra le filiere e con una rinnovata presenza della filiera della formazione nelle regioni;
- rilanciare i gesti concreti a livello diocesano attraverso un corretto sviluppo del coordinamento diocesano (tre pastorali, filiere, animatore), nella cura dei gesti concreti già avviati dal Progetto, incentivare l’attenzione verso i servizi alle persone e ai disabili, l’utilizzo di terreni confiscati, la creazione di musei diocesani, la cura dell’ambiente, dei percorsi d’arte e del turismo sociale;
- ripartire con i rapporti di reciprocità tra Nord e Sud nella solidarietà e responsabilità reciproca, coinvolgendo il coordinamento regionale e le associazioni;
- rafforzare i coordinamenti regionali, che dovranno sempre più curare la formazione degli animatori e rapportarsi con le diocesi e le associazioni, per preservare l’autenticità del Progetto, sostenuti dalla presenza di un segretario regionale che svolge il proprio mandato per tre anni.
8. Un’idea che si organizza e diviene impresa
Il Progetto, attualizzando l’invito a crescere insieme lanciato con lungimirante lucidità dai Vescovi italiani nella nota Chiesa italiana e Mezzogiorno: sviluppo nella solidarietà del 1989, si è radicato nella maggior parte delle diocesi del Mezzogiorno (Abruzzo-Molise, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia). Ha promosso la nascita di oltre 400 esperienze lavorative (consorzi, cooperative, imprese…) che danno lavoro a circa 3000 giovani e che hanno il senso di tracciare una strada possibile, di ridare fiducia alle persone, di proporre un modo diverso di vivere l’impegno civile, di richiamare all’assunzione di responsabilità individuali e comunitarie.
I corsi realizzati e le centinaia di cooperative sorte in 14 anni di attività del Progetto dimostrano il valore economico e sociale dell’iniziativa ecclesiale, ma ancor di più le migliaia di giovani, soprattutto donne, coinvolte attivamente sono testimonianza di crescita culturale nella speranza, nella legalità e nella solidarietà.
Il Progetto continua a caratterizzarsi per la valorizzazione della donna come protagonista della redenzione sociale nel Sud e profonda costruttrice di storia quotidiana, nella pazienza dei giorni e nella fatica delle opere. «La donna ha una “ministerialità” sociale straordinaria. Il Sud attende questa fecondità d’amore contro gli artifici della società dell’intrigo, della violenza e del vuoto di valori» (Chiesa italiana e Mezzogiorno, 31). La presenza di tantissime donne nei corsi di formazione e nelle cooperative realizzate nell’ambito del Progetto fa fiorire la pronta partecipazione, l’accoglienza delle diversità culturali, la promozione degli umili, l’attenzione ai poveri, il dono di sé, il sapersi sprecare nei rapporti umani, la capacità del dialogo e di solidarietà.
Nel corso del Convegno “Chiesa del Sud, Chiese nel Sud”, svolto a Napoli nei giorni 12-13 febbraio 2009, con la partecipazione di vescovi e laici di Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia radunati a vent’anni dal documento della CEI Chiesa Italiana e Mezzogiorno per riflettere sul Mezzogiorno e aprire nuove prospettive di futuro per il Paese in ascolto del Vangelo, il Progetto ha avuto grande visibilità nelle relazioni e negli interventi.
«Un’idea che si organizza e diviene impresa, in grado di sopravvivere, se può farlo senza favori particolari ed oscuramente ottenuti, è un fatto di libertà, una palestra di indipendenza… bisogna far nascere e crescere non solo le imprese, ma anche il tasso di imprenditorialità diffusa… speciale attenzione da riservare nei confronti di alcuni segni di vitalità che si notano nell’agricoltura di qualità e nel turismo. Sotto questo riguardo l’esperienza condotta nel “Progetto Policoro” merita di essere, in primo luogo, conosciuta e valorizzata, e poi moltiplicata per cinque, dieci volte» (Relazione del Prof. Piero Barucci, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato).
«Acquista tutto il suo significato, in questo contesto, quella che è probabilmente la più importante delle iniziative promosse dalla Chiesa italiana in rapporto al documento del 1989. Ci riferiamo al Progetto Policoro… Con la sua carica formativa – e non soltanto a livello lavorativo, ma in quello ben più ampio di un’evangelizzazione dei giovani che valorizzi e faccia sbocciare al tempo stesso le loro potenzialità umane, il Progetto è stato forse il più brillante esempio di quello che, partendo dal livello spirituale e culturale, si può ottenere anche sul piano sociale ed economico.
Ma il significato del Progetto Policoro va in qualche modo al di là della sua funzionalità operativa… Rappresenta infatti un esempio di impegno pienamente laico, in cui il Vangelo fa sentire la sua presenza non all’interno del tempio, ma nella vita economica e sociale di un popolo, senza però per questo rinunziare mai alla propria identità. Rappresenta, al tempo stesso, un atto di speranza nel futuro, di fiducia nella storia del Meridione, perché punta sui giovani e non in modo assistenziale, ma rendendoli protagonisti del loro riscatto e di quello della loro terra. Infine, costituisce un bell’esempio di comunione tra le Chiese italiane e di sinodalità» (Relazione del Prof. Giuseppe Savagnone, Direttore Ufficio Pastorale della Cultura, Palermo).
Il Progetto Policoro dal sogno di don Mario è diventato un’idea che si organizza e diviene impresa, a tutti noi rimane il compito di custodirlo come un dono perché continui a essere per le nostre Chiese accoglienza e profezia del nuovo che emerge all’orizzonte del Sud per l’intero Paese.




don Angelo Casile



Custodi della nostra terra.


La questione ambientale, trattata in questo testo, può essere analizzata attraverso diverse lenti d’ingrandimento in grado d’evidenziare l’urgenza e la rilevanza del tema. Nel confermare l’approccio coraggioso seguito dal Movimento Lavoratori di AC di Siracusa che ha voluto confrontarsi con un evento, il G8, generalmente “esterno” all’immaginario collettivo del mondo cattolico, mi sembra doveroso in tempi di crisi diffusa, fare riferimento al rapporto tra ambiente e bene comune, per la trasversalità dell’approccio e i riferimenti che il Magistero Sociale della Chiesa dedica a questo legame. In particolare si veda il p.to 166 del Compendio: “Le esigenze del bene comune derivano dalle condizioni sociali di ogni epoca e sono strettamente connesse al rispetto e alla promozione integrale della persona e dei suoi diritti fondamentali. Tali esigenze riguardano anzitutto l'impegno per la pace, l'organizzazione dei poteri dello Stato, un solido ordinamento giuridico, la salvaguardia dell'ambiente, la prestazione di quei servizi essenziali delle persone, alcuni dei quali sono al tempo stesso diritti dell'uomo: alimentazione, abitazione, lavoro, educazione e accesso alla cultura, trasporti, salute, libera circolazione delle informazioni e tutela della libertà religiosa”.
Si evince come il tema della tutela dell’ambiente sia, quindi, strettamente collegato alla promozione integrale della persona e dei suoi diritti fondamentali e come soltanto un’applicazione completa di tali diritti possa rappresentare il compimento del messaggio magisteriale.
In questo senso, secondo l’approccio che un Movimento di Azione Cattolica è chiamato a costruire, nel documento non ci si limita alla sola analisi del tema ambientale in relazione alla DSC, ma si giunge, naturalmente, alla fase propositiva come elemento conclusivo e determinate un vero e proprio percorso di discernimento comunitario. E’ nella completezza del documento e nel valore intrinseco del percorso, ancorato alla realtà cittadina, che risiede il valore aggiunto di un modello che deve, sempre più, essere di riferimento per chiunque aspiri a rendere viva e vivificante la presenza dei laici credenti chiamati a costruire, sotto la propria responsabilità, il Regno di Dio; impegnati nella promozione di relazioni significative tra le persone e capaci di proporre, con coraggio, modelli di sviluppo centrati sull’uomo e sull’ambiente vitale che ne garantisca la crescita e la realizzazione.

Cristiano Nervegna (nella foto)
Segretario nazionale del Movimento Lavoratori di AC


Si Stava meglio quando si stava peggio.


Piedimonte Matese. La storia che vi raccontiamo oggi è una di quelle tante vicende che stanno caratterizzando la mala sanità in Italia e soprattutto nella nostra regione. Il 30 settembre scorso, racconta il sig. Alfonso Ricigliano ex commerciante di Piedimonte Matese, mi sono recato presso l’ambulatorio cardiologico, dell’Ospedale di Piedimonte Matese (nella foto) per un controllo periodico, essendo stato ricoverato per 8 giorni presso il reparto U.T.I.C. di detto Ospedale per problemi cardiaci. Sono anche stato riconosciuto esente per patologia per cui non ho pagato ticket. La sorpresa però l ‘ho avuta dopo, perchè recatomi al C. U. P. per prenotare i due controlli richiesti dallo specialista cardiologo, mi veniva detto quanto segue: “ La Tomografia Assiale Computerizzata non si può effettuare da esterno , ma solo da ricoverato. L’ Ecodoppler dei tronchi sovraortici ha nell’ Ospedale di Piedimonte una lista di attesa di 6 mesi, quindi possibile visita fine Marzo 2010”. Da ciò ho dovuto dedurre che i controlli dovranno essere fatti a pagamento in struttura privata. Mi sono chiesto: a che mi serve allora avere l’ esenzione se non posso usufruirne? Ritengo tutto ciò assurdo e frutto della sempre più conclamata inefficienza del sistema. Ciò nonostante, le riforme a cui abbiamo assistito da almeno 25 anni, vedi U.S.L. 12 , ASL 1 e 2 ora solo 1, manager super manager, commissari straordinari e chi più ne ha più ne metta, ma sempre a discapito dell’ utente e non del politico di turno che hanno pensato a sistemare gli Amici. Io però in 37 anni di attività commerciale ho sempre dato, ho pagato le mie tasse, e in 25 anni che sono stato titolare di attività non ho avuto mai un verbale per mancata emissione di scontrino, ora che doveri avere, avendo già dato, non posso incassare. La stessa cosa mi accadde tre anni fa con accenno di Flebite, causata dal lavoro sempre in piedi, per un Ecodoppler dovevo aspettare 40 giorni in lista di attesa presso l’ambulatorio dell’ Ospedale. La cosa assurda che lo stesso specialista il giorno dopo mi visitò a pagamento presso una struttura privata. Oggi purtroppo devo constatare che nonostante i BLA… BLA..BLA dei politici, sia a livello regionale che nazionale la situazione è peggiorata. Non importa se la gente è in difficoltà, loro, sono già in fermento per la prossima tornata elettorale pronti a sacrificarsi per noi. Questa è la dura realtà in tanti anni non è cambia niente, per dirla con un vecchio detto: “si stava meglio quando si stava peggio”.


Pietro Rossi