17 gennaio 2015

LA COMPAGNIA TEATRALE “E SCEPPACENTRELLA” IN SCENA AD ALIFE



ALIFE - Domenica 18 gennaio 2015 sarà in scena uno tra i più divertenti testi teatrali del grande Eduardo Scarpetta “Metteteve a fa l’ammore cu me”. L’evento si terrà, come da consuetudine ormai, presso l’Auditorium dell’IPIA “Bosco” di Alife alle ore 20.00. L’Associazione Alifana Arteatro, infatti, grazie alla volontà e al costante impegno dei soci è riuscita ad organizzare un evento tra i più importanti e attesi di tutto il territorio matesino: la 4° edizione della Rassegna Teatrale “TEATRO D’AMATORE”. La compagnia teatrale che reciterà in scena è di Salerno e si chiama “ ‘E Sceppacentrella”. Questa compagnia che mosse i primi passi nel 1997 partendo da un piccolo gruppo di amici. Nel tempo, l’originalità dell’espressione artistica fu notata dalla critica e, nel 2004, il gruppo assunse il nome mutuato dalla famosa commedia “Miseria e Nobiltà” di E. Scarpetta. Oggi, l’Associazione Culturale “Planum Montis” costituisce la naturale evoluzione della compagnia teatrale, che dal 2010 cura la promozione della rassegna-evento salernitana Teatrando al Quadriportico, famosa kermesse di teatro comico amatoriale che ogni anno scandisce l’estate salernitana.  La commedia “Metteteve a fa l’ammore cu me” è una commedia scritta nel 1880 da Eduardo Scarpetta (1853-1925) e portata sulla scena anche dal grande Totò agli esordi della sua carriera. Don Gennaro, vedovo benestante, ma ancora arzillo è innamorato della cameriera Rosa, la quale però non si concede perché vuole a tutti i costi prima farsi sposare. Don Gennaro ha in casa una figlia e una nipote non proprio giovanissime ed è impaziente di maritarle, prima di potersi poi dedicare alla sua amata Rosa. Il promesso sposo della nipote Emilia è Felice Sciosciammocca, impacciato e dalla parlata tutta particolare, il quale è però innamorato di Giulietta (la figlia)  ed è pure da lei corrisposto. La ragazza è invece promessa ad Alberto innamorato e corrisposto da Emilia. All’insaputa del povero Gennaro si sviluppa una serie di equivoci in un crescendo di comicità esilarante. La commedia  mette in rilievo la comicità del testo accentuando le caratterizzazioni dei personaggi fin quasi al paradosso incrementando così la vis comica della trama e mantenendo l’intreccio delle azioni svolte fino ad un apice che sfiora l’assurdo e che, come sempre nelle commedie del drammaturgo napoletano, si scioglie in un liberatorio e gioioso lieto fine.