27 aprile 2013

Stop all'ipertensione: per un cuore efficiente ci vuole la bici


Luigi Ferritto

Piedimonte Matese - Se ne accorgono nel momento in cui prendono confidenza e la pedalata diventa più sciolta, il fiato meno corto, l’umore su di giri. Rinunciare all’auto e scegliere le due ruote, come mezzo di locomozione preferito, fa proprio bene, al fisico e alla mente. Gli effetti benefici, la bici, riesce a produrne in maniera davvero importante, specialmente sul cuore. Dalle chiacchiere da bar alle rubriche dedicate alla salute, nessuno lo mette più in dubbio: contro le malattie cardiovascolari, l’abitudine ai pedali la vince alla grande su una bella quantità di accorgimenti. Non si contano gli studi che arrivano alle stesse conclusioni: da quello pubblicato sul British Medical Journal - in sintesi, mezz’ora di pedalata al giorno dimezza il rischio di infarto - all’indagine dei ricercatori dell’Università danese di Odense, riportata dall’Official Journal of The International Society for Physical Activity and Health, che conferma gli effetti benefici anche su organismi in crescita come quelli dei bimbi, indipendentemente dall’età in cui cominciano ad andare in bici. Un cuore «allenato» grazie ai pedali, diventa più efficiente, pompa più sangue e con forza maggiore cosicché – come spiegano i medici - la quantità espulsa in un minuto è la medesima, ma servono meno contrazioni: la frequenza cardiaca in condizioni di riposo si abbassa. Tutti in bici, dunque, senza altre precauzioni? Un importante distinguo provvede a segnalarlo Luigi Ferritto, medico, presso la Clinica Athena-Villa dei Pini di Piedimonte Matese (CE) e, forse, il simbolo del ciclismo "Made in Matese", con gli oltre 70 successi in sella alla sua seconda fiamma: la bicicletta. Dopo la premessa, scontata, che «sono ormai accertati i benefici della bici sul sistema cardiocircolatorio», Ferritto ricorda un fatto che forse molti sottovalutano. «Pedalare in piano, senza sforzo, ha sul cuore lo stesso effetto di una buona camminata, nel senso che fa bene, mantiene il fisico in efficienza, niente di più. Se invece si va in bicicletta per fare sport, sono necessari protocolli più intensi». Detto in altri termini, «bisogna ritrovarsi ogni tanto con la lingua di fuori». Spiegato in termini più scientifici? «Procuriamo un surplus di benessere al nostro muscolo, spingendo sui pedali in modo che la frequenza cardiaca arrivi al 70-80% della massima correlata alla nostra età». La regoletta da applicare, è semplice: sottraendo da 220 il numero corrispondente ai nostri anni, si ottiene la frequenza massima teorica. La “velocità di crociera consigliata e benefica”, la si ottiene «togliendo ancora 20 dalla cifra rimasta». Per regolarsi è utile avere con sé un cardiofrequenzimetro. Gli effetti positivi riguardando non è solo il cuore, assimilabile ad una pompa, ma l’intero sistema vascolare interessate dal rilascio di sostanza vasodilatatrici e vasocostrittrici, le coronarie, la glicemia, l’hdl. E chi ha il diabete dimezza la glicemia. «Ma bisogna fare fatica - insiste Ferritto - e si può cominciare a qualunque età, sottoponendosi a un test da sforzo». Perfetto pedalare, le prime volte, due volte la settimana per venti-trenta minuti alla velocità che si è detto ma poi con il crescere della resistenza e della forma si possono aumentare tranquillamente i minuti. Tornando a chi si “accontenta” di andare in piano, il ritmo ottimale, è compreso tra le 70 e le 80 pedalate al minuto. Come ricorda Ferritto, la bici ha ottimi effetti sulla pressione, in particolare sui suoi valori minimi, che dipendono dall’elasticità dei vasi venosi (ottima quindi per chi soffre di ipertensione). «Mantenere un ritmo costante con un’intensità non troppo elevata e per almeno mezz’ora: uscire in bici tre quattro volte a settimana è un’ottima soluzione per tenere in esercizio l’intero sistema cardiocircolatorio». Aumentando poi l’elasticità delle pareti delle vene e delle arterie, si permette al muscolo cardiaco di lavorare meno a parità di intensità di esercizio. In queste condizioni il cuore, e non solo quello degli atleti, subisce modificazioni aumentando la propria massa e migliorando la sua funzione di pompa, ottimizza il consumo di ossigeno e riduce la frequenza. Dulcis in fundo, e per chi non fosse ancora pienamente convinto di quanto si è detto, la prova dell’utilità della bicicletta per il sistema cardiovascolare è che la sua versione statica, cioè la cyclette, viene utilizzata nella riabilitazione dei pazienti post-infartuati.
Pietro Rossi