02 marzo 2013

GRAZZANISE: IL VIZIETTO-FRANTUMAZIONE HA CONTAGIATO ANCHE LA DESTRA.



GRAZZANISE – Ed eccoci alla seconda manche, cioè all’analisi del voto grazzanisano per la Camera dei Deputati. Altro che interpretazioni, magari trionfalistiche, di esponenti di centro, destra e sinistra! I numeri parlano da soli ed il quadro globale degli esiti emersi dalle urne di fine febbraio dice che c’è poco da stare allegri. Premi per nessuna forza politica locale. D’altronde, l’attivismo politico a Grazzanise è tuttora condizionato, nell’insieme, da vetuste mentalità, scarsa organizzazione interna e, quindi, poche, pochissime iniziative degne di nota o capaci di inserire il Comune nei grossi centri decisionali, almeno a livello provinciale. Siamo ben lontani da quella forte fusione elettorale che possa imporsi, per consistenza in voti e percentuali, nelle sedi politiche che hanno peso sul versante della progettualità e dell’investimento finanziario pubblico e privato. L’unico dato nuovo e, peraltro, generalizzato vien fuori dai 533 voti (14,64%) riportati dal Movimento 5 Stelle grillino: si suppone che si sia trattato di un’espressione di protesta soprattutto giovanile. E sarebbe interessante in proposito vederli all’opera, quest’impavidi, nello strutturare organigrammi ed operazioni politiche sul territorio municipale. Finora tale aggregazione non s’è fatta vedere, se non dai risultati elettorali. Non è escluso che i più avveduti, fra gl’impavidi, si diano da far presto “allo scoperto”. La maggioranza assoluta dei votanti (53,15%) resta berlusconiana; tuttavia, i 1935 voti registrati svelano un calo di 500 voti rispetto al 2008, quando furono 2432 pari al 59% netto. Sommando i 1935 ai 353 consensi (9,69%) assegnati alla coalizione Monti (comprendente una componente di centrodestra), ugualmente si nota una flessione. Nel serbatoio collaterale, risulta la sostanziale tenuta dell’Udc – che ha aumentato di poco in percentuale anche se calata di qualche unità in voti (dunque niente potenziamento da parte delle due-tre anime locali del partito di Zinzi-Casini) – ed appare vistoso, intanto, lo sprofondamento a 24 (0,65%) de La Destra di Storace  che invece nel 2008 raccolse 291 voti (7,1%). Ma quello -si dirà- era ancora il tempo delle rimostranze dell’allora sindaco Enrico Parente ad An e della sua volante fuga verso la destra estrema. Corrispondente al doppio della forza moderata montiana il risultato della coalizione bersaniana piazzatasi al secondo posto – con 685 voti (18,81%) – nello scenario grazzanisano. Eppure anche su tale sponda non si può cantar vittoria: addizionati i 28 voti (0,76%) del Centro Democratico coi 116 (3,18%) della vendoliana Sinistra e Libertà e coi 541 (14,86%) del Partito Democratico, ci si deve chiedere se la percentuale complessiva comprende appieno il 5,12% fatto registrare nella recente tornata dal Psi al Senato oppure i 535 voti (13%) che il Partito di “Peppe il Rosso” contò nel 2008. In qualsiasi caso, prudentemente dovrebbe parlarsi di una stasi, se non di vera e propria flessione su cui farebbero bene a riflettere il trio Roberto Parente-Gerardo Rullo-Giuseppe Raimondo, con o senza la compartecipazione dell’ex presidente Pd, Antonio Palladino. Addirittura risibile il crescendo delle forze minori: Rifondazione Missina  2 voti (0,05%), Forza Nuova 8 (0,21%), Lista Amnistia Giustizia Libertà 12 (0,32%), Fermare il declino 17 (0,46%), Voto di Protesta  20 ( 0,54%) e Rivoluzione civile  39 ( 1,07%). In definitiva, una sola osservazione pare attendibile: il vizietto-frantumazione, storicamente tipico della sinistra, ha contagiato anche la destra. Sembra proprio di sì. Allora, da oggi e per l’avvenire, la sfida è trovare, in luogo dei motivi che dividono, le ragioni che uniscono. L’elettorato grazzanisano aspetta anche e soprattutto questo dai leaders (reali o presunti) e dai militanti di partito. 
Raffaele Raimondo