10 dicembre 2012

CAPUA: ARRUOLATI 1400 NUOVI VOLONTARI PRESSO IL RUA DELL’ESERCITO



CAPUA (Raffaele Raimondo) – Sempre numerosi e seriamente motivati i giovani d’ambo i sessi che, nell’attuale critica fase occupazionale, guardano con fiducia ad un’onorata carriera nelle Forze Armate o dell’Ordine. Trovano scampo o abbracciano una bandiera ideale? Entrambe le ipotesi in realtà convivono. Si concretizza invero un’opzione bilaterale, per così dire, utile a fronteggiare i vuoti ormai spaventosi del complessivo mercato del lavoro e a realizzare il sogno di uno stabile inquadramento in una delle grandi Istituzioni dello Stato. In tale contesto di orizzonti agognati, martedì 4 dicembre circa 1400 volontari dell’Esercito in ferma prefissata di un anno (vfp1), arruolati con il 4° blocco 2012, per intraprendere il loro iter formativo di esordio sono affluiti nelle caserme dei Reggimenti che fanno capo al Raggruppamento Unità Addestrative (RUA) dell’Esercito al comando del generale di Divisione Antonio Zambuco. La notizia è stata prontamente diramata dall’Ufficio-Stampa del RUA di Capua coordinato, sempre con grande puntualità, dal ten.col. Antonio Giannelli.  Provenienti da ogni angolo della penisola e di età compresa tra i 18 ed i 25 anni, 280 giovani volontari, di cui 30 donne, sono stati accolti dall’85° Reggimento "Verona" con sede nell’omonima città scaligera e 297, fra loro 47 donne, al 235° Reggimento “Piceno” di Ascoli Piceno. Alla caserma “O.Salomone” di Capua, ove sono attivi il 17° Reggimento “Acqui”, agli ordini del col. Domenico Roma, ed il 47° Reggimento “Ferrara”, da due mesi comandato dal col. Pasquale Mingione, sono giunti i restanti 755 nuovi soldati dei quali 60 donne. La componente femminile, come si vede, va infoltendosi con tenace gradualità, a segno del crescente spazio che il “gentil sesso” va giustamente guadagnando nei più diversi settori produttivi ed operativi. Per di più, pare che in non pochi versanti di professionalità, le donne mostrino impegno e rigore addirittura eccellenti. I volontari appena reclutati permarranno nei Reggimenti addestrativi per dieci settimane. Al termine del corso di formazione, saranno assegnati alle Unità d’impiego della Forza Armata, operative e logistiche, dislocate su tutto il territorio nazionale. Per una parte di essi si tratterà del primo step, a durata annuale, di una carriera destinata a continuare e magari a costellarsi di brillanti affermazioni; per l’altra, invece, rimarrà un segmento, altamente formativo, ma inevitabilmente limitata, come ogni esperienza a termine. Il discrimine, per ciascuno dei giovani soldati, dipenderà dai requisiti di base, dai talenti personali e dal livello di intelligente impegno in quest’anno iniziale di vita militare. Sommando tutto a conclusione del periodo, si creano le condizioni essenziali per vedersi purtroppo impediti gli ulteriori sbocchi o, come tutti sperano, per superare il guado. Oramai non vi sono alternative: la stabilizzazione lavorativa, in qualunque campo, è prevalentemente figlia della qualità delle prestazioni. Molti giovani lo sanno bene e chi non l’avesse ancora compreso lo capirà, nel tempo, a proprie amare spese. Sinceri, dunque, gli auguri e gli opportuni stimoli affinché ognuno dia il massimo possibile e, all’approdo, si collochi fra i “migliori”.