30 ottobre 2012

Il fulcro del programma del centrosinistra deve essere, oggi più che mai, il Lavoro, la sua dignità e la sua valorizzazione.


Dott. Emilio Iannotta

PIEDIMONTE MATESE. E’ sotto gli occhi di tutti la profonda crisi dell’economia e della democrazia nel nostro Paese, ha ribadito il Dott. Emilio Iannotta referente di Italia dei Valori dell’alto Casertano, basti pensare all’ incremento progressivo della disoccupazione, soprattutto giovanile, femminile e a sud di Roma, alla sfiducia dei cittadini nei confronti dei partiti. La politica, per provare a porre un freno e a invertire la rotta, deve necessariamente parlare il linguaggio della chiarezza, dell’assunzione delle responsabilità, delle scelte di campo strategiche, non tattiche e di corto respiro come purtroppo troppo spesso avviene. A partire dalla legge elettorale, che deve necessariamente consentire ai cittadini di scegliere tra candidati premier proposti da coalizioni alternative, e dalle alleanze, che devono essere rigorosamente fondate su programmi condivisi, scarni, verosimili.  L’elettorato di centrosinistra, al di là del comportamento e delle dichiarazioni- spesso ambigui e contraddittorie, dei tanti protagonisti del proscenio politico, chiede a viva voce, nelle piazze e sulla rete, un programma che sia alternativo a quello della destra berlusconiana e cha segni una chiara discontinuità alle politiche economiche poste in essere dal governo Monti. E’ evidente che il fulcro del programma del centrosinistra deve essere, oggi più che mai, il Lavoro, la sua dignità e la sua valorizzazione. Troppo ci siamo lasciati lusingare dalla finanza, dai banchieri, dai procacciatori d’affari. L’Italia riparte solo se i lavoratori recuperano fiducia, orgoglio, diritti e riconoscimento sociale. I quesiti referendari, ricorda il dott. Iannotta, per cui noi di Italia dei Valori, insieme ad altri, stiamo raccogliendo le firme, sono una prova tangibile della necessaria discontinuità rispetto alle politiche economiche dei governi Berlusconi e Monti. Uno mira a cancellare l'art. 8 della legge 138 varata dal governo Berlusconi, che sopprime di fatto il contratto nazionale e lo sostituisce con il massimo arbitrio delle aziende; l'altro propone di ripristinare l'art. 18 dello Statuto dei lavoratori eliminato da Monti, che obbligava le aziende con oltre 15 dipendenti a riassumere i lavoratori licenziati senza giusta causa. Hanno quindi per oggetto due diritti dei lavoratori che sono stati negati o aggirati e il loro ripristino è essenziale per delineare un nuovo e rinnovato rapporto di fiducia tra aziende e lavoratori e tra il centrosinistra e il proprio elettorato.  Chi non vuole fare questa battaglia, perché sostenendo il governo Monti ha votato in Parlamento la riforma Fornero e non vuole pregiudicare possibili e innaturali alleanze  con i moderati, usa come alibi un'obiezione infondata, quella secondo cui raccogliere le firme sarebbe inutile dal momento che i referendum non si terranno. Nel 2013, infatti, non si potranno tenere consultazioni referendarie. Nel 2014 ci sarà un nuovo governo che potrebbe cambiare quelle leggi senza bisogno di ricorrere al referendum. E' un discorso che non fila, figlio delle incertezze e della mancanza di unità d’intenti delle tante correnti del PD. Una volta raccolte le firme, i referendum si terranno con certezza nei primi mesi del 2014. Certo, a quel punto ci sarà un governo, ma non è affatto certo che non si tratterà di un nuovo governo Monti, che evidentemente sarebbe in continuità con quello attuale. E anche un governo diverso, senza un forte segnale rappresentato da una raccolta copiosa di firme a sostegno dei referendum, probabilmente non avrebbe la forza e il coraggio di sfidare poteri italiani ed europei fortissimi per ripristinare gli elementari diritti dei lavoratori. C'è un solo modo per essere certi che su queste materie a decidere siano i cittadini invece che le segreterie di partito e i centri di potere finanziario: raccogliere le firme per i referendum.  Ci sono poi i due referendum anticasta che hanno l’obiettivo di abrogare il finanziamento pubblico dei partiti e la diaria dei Parlamentari. Su essi davvero mi pare superfluo soffermarmi. Gli episodi recenti di malcostume politico e di utilizzo a fini impropri (e spesso personali) dei soldi pubblici dicono meglio di qualsiasi ragionamento quanto oggi sia necessario ripristinare l’impegno politico quale espressione di passione civile e di esigenza interiore di adoperarsi per il progresso dei nostri territori e del nostro Paese. Aggiungo solo che da cittadino impegnato in politica da oltre 12 anni, conclude Emilio Iannotta, sempre e solo con IDV, che mai ha chiesto (e ovviamente mai ottenuto) rimborsi per le ingenti spese sopportate per attività politica, candidature plurime, mantenimento sede ecc, ecc, che mai ha chiesto (e ovviamente mai ottenuto) ricompense di altro tipo, avverto una profonda mortificazione interiore a prendere atto che il malcostume politico si è fatto strada, seppure per casi isolati prontamente emarginati dal partito, anche al nostro interno.  Io certamente rimango fermo sulle mie posizioni. Non è il momento delle defezioni che farebbero comodo solo ai mestieranti della politica. E certamente gli attacchi mediatici al Presidente Di Pietro, che riprendono vicende vecchie già peraltro giudicate dalla Magistratura e danno voce e credibilità a personaggi usciti dal partito che da anni nutrono personale astio nei confronti dello stesso Di Pietro, sono evidenti tentativi di delegittimare l’unico partito fuori dal coro, l’unico partito che ha fatto davvero, in Parlamento e nelle piazze, opposizione al governo Berlusconi e al governo Monti, l’unico partito che ha con dignità e coraggio fatto rilevare l’inopportunità del conflitto istituzionale innescato dal Presidente Napolitano contro la magistratura di Palermo. Ma dal mio partito mi aspetto non solo che vengano prontamente espulse le mele marce; mi aspetto che si dia concretezza alle tante battaglie civili condotte in questi anni e all’esigenza di rinnovare la classe politica (ricordo per esempio il limite di due mandati per i quali abbiamo sostenuto la proposta di legge di iniziativa popolare di Grillo). Mi aspetto soprattutto che piuttosto che dare visibilità e rilievo politico a transfughi e politici di professione, dal dubbio e spesso clientelare consenso personale, si valorizzi la militanza e l’impegno civile.
Pietro Rossi