26 agosto 2011

Piccoli Comuni ribaltano il “j’accuse”

Anna De Simone
Roccaromana. Da tagliare non i piccoli enti locali ma le mega indennità parlamentari. Tagliare i piccoli comuni vuol dire non aver avuto “apprezzamento per il lavoro immane e gratuito che svolgono le Amministrazioni locali” ma soprattutto non avere “riconoscenza da parte del Governo della conduzione efficace, efficiente e realmente oculata delle piccole Amministrazioni locali”. Con questi toni si sono rivolti al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi e al presidente della Regione, Stefano Caldoro, i sindaci dei Comuni pari o inferiori a 5000 abitanti dell’Alto Casertano, dei Comuni pari o inferiori a 1000 abitanti, i Presidenti delle Comunità Montane del Matese, Monte S. Croce, Montemaggiore, i Presidenti dei Parchi Regionali del Matese, Roccamonfina- Foce del Garigliano, il Vice Presidente dell’Anpci incontratisi ieri nell’aula consiliare di Roccaromana alla presenza del sindaco che l’ha organizzata Anna De Simone (nella foto). I rappresentanti dei Municipi che rischiano di scomparire si sono confrontati per concordare strategie comuni e sinergiche in seguito all’emanazione del D.L. 138/2011 avvenuta il 13 agosto, “con l’unica scusante della necessità immediata da parte del Governo centrale di far fronte alla crisi economica che, non certo situazione improvvisa, sta incrementando sempre più da ormai molti anni”. Dal confronto è emersa una forte delusione da parte dei sottoscrittori del documento inviato alle massime cariche dello stato “per la scarsa considerazione dell’impegno politico serio e di abnegazione che tutti gli amministratori svolgono nei loro piccoli paesi”.“I tagli alla politica dei piccoli comuni - si legge nella nota -, altro non sono che recupero di risorse molto al di sotto di quelle con le quali si vuole giustificare questa azione ingiusta e iniqua del Governo, misure che considerano queste persone e queste funzioni, di alto valore morale, dei semplici numeri da aggiungere o tagliare”. Analizzando il decreto, risulta che i tagli concernono le sole indennità dei Consiglieri e degli Assessori comunali non certo dei Sindaci che continuerebbero a svolgere le loro funzioni da soli ad un costo superiore delle indennità di tutti i consiglieri. Ciò “risolverebbe ben poco rispetto ad alternative meno penalizzanti a livello di territorio e più efficaci nel recupero di risorse finanziarie”. Da qui le proposte alternative: tagli alle indennità dei Parlamentari, tagli al numero dei Parlamentari; taglio delle indennità a tutti i Sindaci; tagli alle indennità di tutti i componenti dei Governi Regionali e Provinciali. “Se si considera che la maggior parte degli amministratori non percepisce alcuna indennità o al massimo, percepisce le indennità minime o parziali, il costo si ridurrebbe a 1.150.0000 euro (il costo di 3 Deputati). Da ciò si evince in modo inconfutabile che il Governo ha preferito sopprimere le Piccole entità dai costi esigui e insignificanti rispetto ai costi esorbitanti della politica nazionale”. I territori dei 5692 piccoli Comuni che fanno il 70,3 % degli attuali 8094, “conservano e tutelano ancora la tradizione e la storia dell’Italia, sono la ricchezza dell’Italia, delineano l’identità dell’Italia, sono l’agorà della vera politica italiana”. I Presidenti, i Sindaci e i presenti all’Assemblea chiedono agli estensori della manovra di valutare gli effetti susseguenti all’applicazione del decreto che “trascineranno le identità culturali e storiche, scrigno dell’Italia, verso l’annullamento totale e la distruzione, mettendo a confronto le alternative proposte. Si chiede al Governo e ai Parlamentari di addivenire a conclusioni più eque nel rispetto delle funzioni di tutti e di ognuno”. (Iolanda Chiuchiolo) 
 
Fonte: teleradionews