13 marzo 2011

DIGNITA’ PER I PRIGIONIERI ITALIANI MORTI NELL’AFFONDAMENTO DEL PIROSCAFO “ORIA”.



L'Oria è stato un piroscafo norvegese , affondato nella seconda guerra mondiale con la morte di oltre 4000 prigionieri italiani. Si tratta di uno dei peggiori disastri navali della storia dell'umanità, e del peggiore del Mediterraneo. Nell'autunno del 1943, dopo la resa delle truppe italiane in Grecia, i tedeschi dovettero trasferire le decine di migliaia di prigionieri italiani via mare. Questi trasferimenti vennero effettuati usando spesso carrette del mare, stipando i prigionieri oltre ogni limite consentito, e senza nessuna norma di sicurezza. Diverse navi affondarono, per attacco degli Alleati o per incidente, con la morte di migliaia di prigionieri. L'Oria fu tra le navi scelte per il trasporto dei prigionieri italiani. L' 11 febbraio del 1944 partì da Rosi diretto al Pireo, con a bordo 4046 prigionieri (43 ufficiali, 118 sottufficiali, 3885 soldati), 90 tedeschi di guardia o di passaggio, e l'equipaggio, ma l'indomani, colto da una tempesta, affondò presso Capo Sounion. Alcuni rimorchiatori, accorsi il giorno seguente, non poterono salvare che 21 italiani, 6 tedeschi ed un greco. Tutti gli altri persero la vita.

Il desiderio di veder restituita dignità ai resti dei nostri soldati periti nell’affondamento dell’Oria e di cui abbiamo detto tanto, ci spinge a ritornare sul tema. A raccontarvi di un commovente messaggio d’amore rinvenuto dai sub greci, fra i quali l’esperto ricercatore Aristotelis Zervoudis, cui tanto si deve per l’emersione di questa grave sciagura del mare che tanti lutti ha procurato alle famiglie dei nostri militari impegnati nell’ultimo conflitto mondiale sul fronte greco. Siamo al cospetto di un tragico evento della nostra storia mai raccontato, un muro di gomma, un silenzio assordante si sono frapposti impedendone la cura e la divulgazione.
Abbiamo usato l’espressione “ silenzio assordante “ mutuata da altre nostre letture o ricerche convinti che sia degnamente appropriata anche al nostro caso. Il silenzio per sua natura ci isola, ci lascia soli con i nostri pensieri reconditi e senza risposte, senza suoni, nel mentre il cuore e la mente si sofferma sulle angosce, gli accadimenti e si chiedono perché ?
C’è un perché che giustifichi il silenzio di chi dovrebbe addirittura gridare ed invece è sordo ad ogni grido di dolore ?
I familiari delle vittime dell’oria, quelli ancora in vita, i loro congiunti, avevano il diritto di sapere che ai i resti dei loro e nostri eroi veniva garantita la sacralità e l’onore acquisita sul campo di battaglia ?
Il 12 febbraio di quest’anno sono trascorsi 67 anni da quella spaventosa tragedia ed ancora si invocano le istituzioni affinché venga ristabilito un doveroso obbligo morale vero l’immane sacrificio di tanti soldati.
Tra i resti sul fondo del mare di Patroklou i sub greci hanno fotografato una borraccia di alluminio appartenuta ad un nostro giovane. ( nella foto )
Quel giovane, ventenne, aveva affidato al mare un messaggio d’amore alla propria mamma che tanto lo attese e le cui anime sono ,ormai ,ricongiunte nelle braccia di Dio in premio alla loro sofferenza. Aveva inciso sulla borraccia d’alluminio la seguente, ancora, leggibile scritta: “ MAMMA RITORNERO’ PERCHE’ TI VOGLIO BENE “. Precede l’incisione: ANDREOZZI FRANCESCO, ROMA, ITALIA, 1922. Una speranza tradita dagli eventi e dalla sfortuna.

Da ricerche da noi effettuate, sul competente archivio del Ministero della Difesa, abbiamo accertato che quel giovane Andreozzi era nato a Roma il 16-10-1922. Non esiste negli archivi ministeriali altro militare avente il medesimo nome e cognome nato in Roma nel 1922. Da tempo stiamo invocando, attraverso il Comune di Roma, opportune ricerche tese ad individuare possibili congiunti in vita di quel giovane cui restituire quella borraccia con il suo nobile messaggio d’amore non potuto recapitare alla mamma dolente per quel “ silenzio assordante “, quel muro impenetrabile, protratti nel tempo, di cui abbiamo tristemente accennato.

Vittorio Ricciardi.


Quel giovane, ventenne, aveva affidato al mare un messaggio d’amore alla propria mamma che tanto lo attese e le cui anime sono ,ormai ,ricongiunte nelle braccia di Dio in premio alla loro sofferenza. Aveva inciso sulla borraccia d’alluminio la seguente, ancora, leggibile scritta: “ MAMMA RITORNERO’ PERCHE’ TI VOGLIO BENE “. Precede

l’incisione: ANDREOZZI FRANCESCO, ROMA, ITALIA, 1922. Una speranza tradita dagli eventi e dalla sfortuna. Da ricerche da noi effettuate, sul competente archivio del Ministero della Difesa, abbiamo accertato che quel giovane Andreozzi era nato a Roma il 16-10-1922. Non esiste negli archivi ministeriali altro militare avente il medesimo nome e cognome nato in Roma nel 1922. Da tempo stiamo invocando, attraverso il Comune di Roma, opportune ricerche tese ad individuare possibili congiunti in vita di quel giovane cui restituire quella borraccia con il suo nobile messaggio d’amore non potuto recapitare alla mamma dolente per quel “ silenzio assordante “, quel muro impenetrabile, protratti nel tempo, di cui abbiamo tristemente accennato. Il suo era sto un impegno assolto con passione tenuto conto di vuoti nel sistema informatico che l’aveva costretta a ricorrere alla non poca documentazione cartacea del competente ufficio romano. Del giovane Francesco esistevano e sono ancora in vita due fratelli e molti nipoti. Abbiamo avuto nomi ed indirizzi di questi ed in una cerimonia in Campidoglio il subacqueo greco, l’impaziente Aristotelis, potrà consegnare nelle loro mani, in presenza del Primo Cittadino di Roma, il messaggio d’amore sconfinato di un figlio, loro fratello, verso una comune mamma che tanto dovette piangere per l’assenza di ogni notizia sul destino del proprio figlio. Grazie ! siete stati veramente meravigliosi e speriamo nel vostro costante impegno per arricchire di una pagina di storia mancante il passato ed il sacrificio di tanti giovani con il dolore di tante mamme.