10 luglio 2008

L'EOLICO MINACCIA ANCHE PRATELLA.


Pratella. In Italia, il dibattito sull'eolico va avanti da troppo tempo, per diversi motivi tra i quali la mancanza di una chiara disciplina legislativa in materia di localizzazione di impianti a fonti rinnovabili. I primi passi da compiere riguardano la valutazione da parte delle Regioni del contributo che possono dare all'energia dal vento. La situazione attuale risente della mancanza di precise linee guida nazionali, che dovrebbero essere redatte dai ministeri dell'Ambiente, dei Beni culturali e dello Sviluppo economico, sulla base della direttiva europea sull'elettricità prodotta da fonti rinnovabili. Tali linee guida dovrebbero contenere gli indirizzi per lo svolgimento dei procedimenti autorizzativi e per un corretto inserimento degli impianti eolici nel paesaggio. Le linee guida nazionali dovrebbero trovare attuazione grazie alle linee guida regionali, nelle quali si dovrebbero identificare aree e siti non idonei alla installazione degli impianti. Secondo l'articolo 12 del decreto legislativo 387/2003, infatti, le Regioni hanno il compito di attribuire l'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Ci troviamo di fronte a una situazione di vuoto normativo in cui diverse Regioni hanno legiferato in totale autonomia, seguendo criteri e procedimenti molto diversi tra loro e, a volte, lontani anche dallo spirito della direttiva europea, assumendo posizioni negative nei confronti dell'eolico. Grandi, immensi, dalle braccia enormi: non si tratta di giganti delle favole, ma di impianti eolici, contro cui molte comunità locali italiane si battono accusandoli di scempio paesaggistico e danni alla flora e alla fauna. Un business, quello dell’energia eolica, portato avanti, secondo le accuse, in maniera indiscriminata, in spregio delle regole, e che ha aperto la strada alla devastazione del territorio in cambio di proventi da capogiro, di cui però beneficiano solo le aziende, e non le popolazioni. Tanto che in Campania, in provincia di Benevento, 12 comuni della Val Fortore vogliono addirittura staccarsi per diventare parte del Molise.Un’occasione per produrre energia pulita e combattere l’inquinamento da effetto serra che l’Italia non deve perdere rischiando di rimanere ai margini dell’Europa, ribattono le aziende produttrici e alcune tra le associazioni ambientaliste più importanti. Dove sta la verità? Questi cittadini sono moderni Don Chisciotte che lottano contro i mulini a vento scambiandoli per qualcosa che non sono, o le loro accuse si basano su prove inconfutabili? Per capire qualcosa di più è bene procedere con ordine.La società Dotto s.r.l. ha realizzato un parco eolico da 20 MW nel comune di Ciorlano (CE), presso la località Colle La Croce, ed ha in fase di realizzazione nel comune limitrofo di Pratella un ampliamento della potenza pari a 10 MW, in località Colle Cupone e Monte Cappella.L'intera fattoria eolica consiste in 10 aerogeneratori Vestas modello V80-2000 KW, ognuno avente una turbina controvento a passo regolabile con un'imbardata mobile e un rotore a tre pale avente diametro pari 80 mt.. Questi impianti sono nati e nasceranno in un territorio che dal punto di vista paesaggistico dovrebbe essere tutelato visto che le due comunità fanno parte del Parco Matese. Ma le pressioni della politica che ha odorato il business specie in Campania ed il ‘Re’ denaro la fa da padrone in barba al concetto di impatto ambientale che vigila su questi territori.


Fonte:gazzetta di caserta