28 dicembre 2009

Un dono per l'imminente festa del Natale giunge ai cittadini grazzanisani dal lontano Egitto.

GRAZZANISE. Il francescano missionario padre Antonio Raimondo, da tempo grazie alla sua sensibilità ed al suo amore per la città de Il Cairo e l'attaccamento a Grazzanise, suo paese natio, non perde occasioni per cercare analogie tra i due mondi e paragonarli. Cosi dopo aver trovato tante similitudini tra la musica e l'allevamento delle bufale e la preparazione dei prodotti caseari con il loro latte, padre Antonio sottolinea le evidenti affinità tra le sue 'due Terre' e rileva i paragoni tra la civiltà egizia e quella campana riguardo alle 'Statuine nelle tombe egiziane e nel presepe napoletano' con tanto di corredo fotografico a supporto di quanto evidenziato: "Nelle tombe egiziane, soprattutto in quelle dei ricchi, accanto al mobilio appartenente al defunto, venivano depositate anche statuette in miniatura che raffiguravano tutto il personale addetto al servizio del padrone. Questi modellini funerari rappresentavano un'attività, riproducevano scene di vita e di lavoro. Contadino: zappa, ara il terreno con un aratro tirato da buoi; semina. Con una cesta porta il grano nei granai. Conduce un asino carico di cereali. Allevatori di bestiame: conducono animali al pascolo o nella stalla, o davanti al padrone che li passa in rassegna. Macellai: ammazzano animali. Cuochi: arrostiscono carne sulla brace o in spiedi; affumicano pesce o carne da conservare. Donna: macina il grano; impasta la farina per il pane; fabbrica la birra. Fornai e pasticcieri: addetti al pane e ai dolci; davanti al forno con pala infornano o sfornano il pane. Confezionano i dolci. Rematori, tessitori, carpentieri, vasai, musici e giardinieri. Questi modellini funerari erano impastati in terracotta e seccati nelle fornaci (le famose fukkhar ancora in uso oggi in Egitto). Il presepe nella tipica tradizione napoletana nasce nel '700 e rappresenta uno squarcio della Napoli di allora. Una metropoli al centro di traffici, crocevia di mercanti e nobili viaggiatori, città popolata di schiavi orientali e africani. I volti, le attività, i costumi, le abitazioni, sono quelli dell'epoca, specchio di una capitale affollata e variopinta.Tra i personaggi ricordiamo Benito "il pastore dormiente", i due inseparabili zampognari (uno suona il flauto e l'altro la zampogna), i re Magi, il fornaio, il pizzaiolo, il cantiniere, il macellaio, le lavandaie, il calzolaio, i soldati, il maniscalco, il fabbro, il taglialegna. Nell'ovile al'aperto, i pastori con i cani vegliano il loro animali: pecore, cammelli, anatre, conigli e colombi. Tutto il presepe è dominato da un' alta montagna sulla cui si staglia il castello del re Erode: questi dall'aspetto minaccioso è affacciato al balcone. I personaggi principali Gesù bambino, San Giuseppe, spesso appoggiato al bastone e la vergine Maria in atto di adorazione,hanno avuto un richiamo profondo nella devozione popolare per la loro bellezza artistica. Insuperabile il Gesù Bambino che si venera a Betlemme, produzione di una nota ditta spagnola, vendita esclusiva dei francescani di Terra Santa. Su questo modello una ditta argentina ha ottenuto il permesso di confezionare un nuovo Gesù Bambino, per venire incontro ai palestinesi di Betlemme Ma non è paragonabile a quello originale.Al Cairo, rimane sempre tra i più artistici il presepe allestito nella chiesa di San Giuseppe (Centro città). Le statue più caratteristiche, in legno, a misure naturali si trovano nel presepe della chiesa francescana del'Assunta, Muski. Anche qui le statuine come nelle tombe egizie sono di terracotta, di varie dimensioni. Ognuna rappresenta un documento di vita sociale dell'epoca".








Giovanna Pezzera