25 gennaio 2014

Adelaide Tronco: “La politica sa ancora riconoscere e premiare i talenti?”


Adelaide Tronco

CASERTA. “Dopo tanti anni trovo ancora incredibile quanto poco la politica tenga in considerazione le capacità personali e finisca per favorire inevitabilmente le piccole strategie di palazzo”. Con questa frase la presidente provinciale ENDAS Adelaide Tronco commenta l’intoppo in Consiglio Comunale (seduta fissata per mercoledì 22 e saltata) sull’individuazione del presidente della Commissione Pari Opportunità. La scelta sembra dovesse essere tra la dirigente scolastica Adele Vairo, la cui competenza e fedeltà al partito sono indiscusse, e la consigliere comunale Lucrezia Cicia. “Se una Commissione come quella per le Pari Opportunità – continua la presidente Tronco -, forse importantissima (più ai fini politici che pratici, direi…) ma di certo non fondamentale per la vita della gente, riesce a surclassare la questione del decreto per la Terra dei Fuochi (quella sì che interessa alla gente!) siamo davvero alla frutta. Ma al centro delle questioni politiche ora c’è la Commissione Pari Opportunità ed è ormai ovvio anche ai più distratti che in politica essere una donna  come Adele Vairo, apprezzata dai cittadini per l’impegno educativo, organizzativo, culturale dimostrato sul campo, a nulla vale, in questa “Seconda Repubblica”, contro le strategie, le alleanze e gli interessi di partito… Auguri, quindi, alla futura Commissione, per la quale auspico una presidente che sappia darle un senso concreto, auguri al Consiglio Comunale che sappia riconoscere e premiare i talenti, ma soprattutto un augurio a tutti noi, alla Terra dei Fuochi, perché possiamo finalmente intravedere una luce in fondo al tunnel … anche se per ora mi è impossibile non farmi assalire dallo sconforto”.
COMUNICATO STAMPA
Adelaide Tronco
Presidente provinciale ENDAS

Grande successo della raccolta straordinaria di rifiuti


MONDRAGONE. Altissima affluenza di cittadini, sin dalle prime ore del mattino, per la raccolta straordinaria di rifiuti RAEE di stamane, nei pressi dello Stadio comunale, voluta dall’ Amministrazione comunale di Mondragone.

“L’esito della raccolta straordinaria di rifiuti – commenta l’Assessore all’Ambiente Benedetto Zoccola – è stato eccellente. Centinaia di Mondragonesi hanno usufruito del servizio, dimostrando ancora una volta che Mondragone può cambiare. Dobbiamo fare in modo che, nel nostro territorio, mai più si trovino rifiuti abbandonati in campagna o negli angoli delle nostre strade.” “Dopo il 45% di differenziata del mese di Dicembre – ha osservato il Sindaco Giovanni Schiappa – , i nostri concittadini hanno dato l’ennesima prova di civiltà e voglia di cambiamento. Mondragone è pronta ad essere protagonista di una svolta epocale in tema ambientale. Continuiamo ad isolare e denunciare quei pochi cittadini che non rispettano l’ambiente e si rifiutano di contribuire a rendere la nostra città pulita e civile.”

GIORNALISTI:FORMAZIONE E RICONGIUNGIMENTO SUCCESSO PER L'INCONTRO ORGANIZZATO DA TRENTA RIGHE



CASERTA. Si è svolto presso la biblioteca del seminario vescovile, in Piazza Duomo a Caserta, un convegno organizzato dall' Associazione Giornalisti Casertani "Trenta Righe",  per discutere di due novità che riguardano la professione: la formazione ed il ricongiungimento. Quest'ultimo è stato il tema più dibattuto nel corso dell'incontro  al quale hanno dato il proprio supporto tecnico Ottavio Lucarelli (presidente dell'Odg Campania) e Laura Viggiano (rappresentante della Campania nella Commissione Nazionale Lavoro Autonomo FNSI). A introdurre l'incontro sono stati il presidente di Trenta Righe Giuseppe Perrotta e la vice presidente Antonella Palermo. "Ringraziamo il nostro presidente e Laura Viggiano per aver accolto con entusiasmo la proposta di questo incontro", detto in apertura Perrotta. "C'è molta confusione fra i colleghi – ha aggiunto la Palermo – e con questa iniziativa vogliamo tentare di risolvere tutti i dubbi". Il ricongiungimento permetterà ai giornalisti pubblicisti che rispettano i requisiti fissati dall'Ordine di divenire professionisti. È quindi una diversa modalità di iscriversi ed è stata pensata per chi non ha avuto l'opportunità di firmare un contratto di praticantato per accedere quindi all'esame di giornalista professionista. "È giusto che si apra una finestra per i colleghi che informano dai piccoli centri e dalle zone dove non ci sono professionisti", ha spiegato Lucarelli. Non mancano però le criticità, prima fra tutte il compenso: per poter usufruire del ricongiungimento è necessario dimostare una retribuzione minima mensile di circa 650 euro lordi. Una cifre  comunque alta – hanno rilevato alcuni dei giornalisti presenti - per i pubblicisti che hanno molto spesso contratti di collaborazione e vengono pagati ad articolo. "Non è un calcolo adeguato – afferma la Viggiano – la somma minima deve essere a discrezionalità degli ordini regionali che conoscono il territorio". Lucarelli ha chiarito che la cifra minima potrà essere ancora ritoccata al ribasso, ma non di molto. Intanto le domande per il ricongiungimento, che saranno valutate caso per caso, possono essere già presentate all'Ordine regionale. Per quel che riguarda invece la formazione, è stato chiarito che sarà obbligatoria soltanto i giornalisti (pubblicisti e professionisti) iscritti da più di tre anni all'Ordine. Saranno esonerati dalla formazione anche i pensionati. Ottavio Lucarelli e Laura Viggiano, nel ringraziare l'associazione per  aver organizzato l'incontro, hanno voluto sottolineare l'importanza dei pareri e delle proposte che arrivano dal territorio: "Trenta Righe – hanno concluso -è una realtà importante per fare rete e tenere alta l'attenzione sulle problematiche della nostra professione”.

23 gennaio 2014

L’Associazione Culturale Arcobaleno di San Nicola la Strada alla ribalta ad Alife



ALIFE. Dopo il grande successo di domenica 12 gennaio che ha visto in scena la stupenda performance della commedia “Natale in casa Cupiello”, l’Associazione Arteatro per domenica 26 gennaio punta a dare al suo pubblico l’ennesimo successo teatrale. L’appuntamento è come sempre alle ore 20.00 presso l’Auditorium dell’Istituto professionale “Bosco” di Alife. La serata vedrà in scena la commedia “L’ultimo pacco” presentata dall’Associazione Culturale Arcobaleno di San Nicola la Strada. Questa commedia è stata scritta e diretta da Vincenzo Mazzarella, anima pulsante dell’Associazione nonché commediografo-attore-regista applaudito anche ben oltre i patri confini. Il suo debutto risale al ’94 ed oggi dopo 20 anni di attività è orgoglioso di vantare una vita artistica costellata di crescenti successi. Già nel lontano 1981 partecipò come autore ad otto puntate del programma televisivo “Spazio Ippoliti” su Rai Tre. Successivamente ha scritto e rappresentato venti opere di teatro brillante, tra le quali “Questione di sfumature”, vincitrice del premio Città di Vico Equense e “La festa della donna”, vincitrice del premio Città di Airola per l’opera più originale con menzione speciale alla migliore coppia di attrici. Nel 2011 e 2012 ha diretto come Direttore Artistico la rassegna teatrale di San Nicola la Strada “Arte sotto le Stelle”. Lo spettacolo si presenta ricco di situazioni brillanti e figlio diretto della Commedia dell’Arte all’italiana, piena di equivoci. È ambientato nell’epoca contemporanea. I protagonisti, Gianni e Peppe, sono una coppia di giovani fratelli che stentano a trovare un equilibrio familiare a causa di tanti problemi che la modernità comporta, primo fra tutti la precarietà, intesa nel suo significato più profondo. L’esile equilibrio di complicità tra i due fratelli si rompe quando, a causa della spending rewiew, l’Istituto di Igiene Mentale della zona è costretto a chiudere per mancanza di fondi e zia Cesarina, ospite della struttura neuropsichiatrica, cerca accoglienza in casa dei nipoti.  L’ultimo pacco è un’opera pervasa da una sincera ricerca popolare che si rifà direttamente alla grande tradizione italiana della Commedia dell’Arte. L’autore utilizza un linguaggio moderno, ricco nei colori e nelle sfumature, pieno di accenti ironici, un miscuglio tra italiano, dialetto, inglese e lessico giovanile di scoppiettante ricchezza e godibilità.  Sul palco nel cast insieme a Vincenzo Mazzarella, autore e regista della commedia, troveremo anche Domenico Bottone, Fausto Bellone, Rosa Amoruso, Bruno Massaro e Rossella Di Lucca, Vittorio Copioso come fonico e Daniela Giaquinto come direttrice di scena.

Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro



Messaggio del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle,



oggi viviamo in un mondo che sta diventando sempre più “piccolo” e dove, quindi, sembrerebbe essere facile farsi prossimi gli uni agli altri. Gli sviluppi dei trasporti e delle tecnologie di comunicazione ci stanno avvicinando, connettendoci sempre di più, e la globalizzazione ci fa interdipendenti. Tuttavia all’interno dell’umanità permangono divisioni, a volte molto marcate. A livello globale vediamo la scandalosa distanza tra il lusso dei più ricchi e la miseria dei più poveri. Spesso basta andare in giro per le strade di una città per vedere il contrasto tra la gente che vive sui marciapiedi e le luci sfavillanti dei negozi. Ci siamo talmente abituati a tutto ciò che non ci colpisce più. Il mondo soffre di molteplici forme di esclusione, emarginazione e povertà; come pure di conflitti in cui si mescolano cause economiche, politiche, ideologiche e, purtroppo, anche religiose.

In questo mondo, i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa. Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini  e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. La cultura dell’incontro richiede che siamo disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri. I media possono aiutarci in questo, particolarmente oggi, quando le reti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi. In particolare internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio.

Esistono però aspetti problematici: la velocità dell’informazione supera la nostra capacità di riflessione e giudizio e non permette un’espressione di sé misurata e corretta. La varietà delle opinioni espresse può essere percepita come ricchezza, ma è anche possibile chiudersi in una sfera di informazioni che corrispondono solo alle nostre attese e alle nostre idee, o anche a determinati interessi politici ed economici. L’ambiente comunicativo può aiutarci a crescere o, al contrario, a disorientarci. Il desiderio di connessione digitale può finire per isolarci dal nostro prossimo, da chi ci sta più vicino. Senza dimenticare che chi, per diversi motivi, non ha accesso ai media sociali, rischia di essere escluso.

Questi limiti sono reali, tuttavia non giustificano un rifiuto dei media sociali; piuttosto ci ricordano che la comunicazione è, in definitiva, una conquista più umana che tecnologica. Dunque, che cosa ci aiuta nell’ambiente digitale a crescere in umanità e nella comprensione reciproca? Ad esempio, dobbiamo recuperare un certo senso di lentezza e di calma. Questo richiede tempo e capacità di fare silenzio per ascoltare. Abbiamo anche bisogno di essere pazienti se vogliamo capire chi è diverso da noi: la persona esprime pienamente se stessa non quando è semplicemente tollerata, ma quando sa di essere davvero accolta. Se siamo veramente desiderosi di ascoltare gli altri, allora impareremo a guardare il mondo con occhi diversi e ad apprezzare l’esperienza umana come si manifesta nelle varie culture e tradizioni. Ma sapremo anche meglio apprezzare i grandi valori ispirati dal Cristianesimo, ad esempio la visione dell’uomo come persona, il matrimonio e la famiglia, la distinzione tra sfera religiosa e sfera politica, i principi di solidarietà e sussidiarietà, e altri.

Come allora la comunicazione può essere a servizio di un’autentica cultura dell’incontro? E per noi discepoli del Signore, che cosa significa incontrare una persona secondo il Vangelo? Come è possibile, nonostante tutti i nostri limiti e peccati, essere veramente vicini gli uni agli altri? Queste domande si riassumono in quella che un giorno uno scriba, cioè un comunicatore, rivolse a Gesù: «E chi è mio prossimo?» (Lc 10,29). Questa domanda ci aiuta a capire la comunicazione in termini di prossimità. Potremmo tradurla così: come si manifesta la “prossimità” nell’uso dei mezzi di comunicazione e nel nuovo ambiente creato dalle tecnologie digitali? Trovo una risposta nella parabola del buon samaritano, che è anche una parabola del comunicatore. Chi comunica, infatti, si fa prossimo. E il buon samaritano non solo si fa prossimo, ma si fa carico di quell’uomo che vede mezzo morto sul ciglio della strada. Gesù inverte la prospettiva: non si tratta di riconoscere l’altro come un mio simile, ma della mia capacità di farmi simile all’altro. Comunicare significa quindi prendere consapevolezza di essere umani, figli di Dio. Mi piace definire questo potere della comunicazione come “prossimità”.

Quando la comunicazione ha il prevalente scopo di indurre al consumo o alla manipolazione delle persone, ci troviamo di fronte a un’aggressione violenta come quella subita dall’uomo percosso dai briganti e abbandonato lungo la strada, come leggiamo nella parabola. In lui il levita e il sacerdote non vedono un loro prossimo, ma un estraneo da cui era meglio tenersi a distanza. A quel tempo, ciò che li condizionava erano le regole della purità rituale. Oggi, noi corriamo il rischio che alcuni media ci condizionino al punto da farci ignorare il nostro prossimo reale.

Non basta passare lungo le “strade” digitali, cioè semplicemente essere connessi: occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero. Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi. Abbiamo bisogno di amare ed essere amati. Abbiamo bisogno di tenerezza. Non sono le strategie comunicative a garantire la bellezza, la bontà e la verità della comunicazione. Anche il mondo dei media non può essere alieno dalla cura per l’umanità, ed è chiamato ad esprimere tenerezza. La rete digitale può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane. La neutralità dei media è solo apparente: solo chi comunica mettendo in gioco se stesso può rappresentare un punto di riferimento. Il coinvolgimento personale è la radice stessa dell’affidabilità di un comunicatore. Proprio per questo la testimonianza cristiana, grazie alla rete, può raggiungere le periferie esistenziali.

Lo ripeto spesso: tra una Chiesa accidentata che esce per strada, e una Chiesa ammalata di autoreferenzialità, non ho dubbi nel preferire la prima. E le strade sono quelle del mondo dove la gente vive, dove è raggiungibile effettivamente e affettivamente. Tra queste strade ci sono anche quelle digitali, affollate di umanità, spesso ferita: uomini e donne che cercano una salvezza o una speranza. Anche grazie alla rete il messaggio cristiano può viaggiare «fino ai confini della terra» (At 1,8). Aprire le porte delle chiese significa anche aprirle nell’ambiente digitale, sia perché la gente entri, in qualunque condizione di vita essa si trovi, sia perché il Vangelo possa varcare le soglie del tempio e uscire incontro a tutti. Siamo chiamati a testimoniare una Chiesa che sia casa di tutti. Siamo capaci di comunicare il volto di una Chiesa così? La comunicazione concorre a dare forma alla vocazione missionaria di tutta la Chiesa, e le reti sociali sono oggi uno dei luoghi in cui vivere questa vocazione a riscoprire la bellezza della fede, la bellezza dell’incontro con Cristo. Anche nel contesto della comunicazione serve una Chiesa che riesca a portare calore, ad accendere il cuore.

La testimonianza cristiana non si fa con il bombardamento di messaggi religiosi, ma con la volontà di donare se stessi agli altri «attraverso la disponibilità a coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell’esistenza umana» (Benedetto XVI, Messaggio per la XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2013). Pensiamo all’episodio dei discepoli di Emmaus. Occorre sapersi inserire nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi, per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze, e offrire loro il Vangelo, cioè Gesù Cristo, Dio fatto uomo, morto e risorto per liberarci dal peccato e dalla morte. La sfida richiede profondità, attenzione alla vita, sensibilità spirituale. Dialogare significa essere convinti che l’altro abbia qualcosa di buono da dire, fare spazio al suo punto di vista, alle sue proposte. Dialogare non significa rinunciare alle proprie idee e tradizioni, ma alla pretesa che siano uniche ed assolute.

L’icona del buon samaritano, che fascia le ferite dell’uomo percosso versandovi sopra olio e vino, ci sia di guida. La nostra comunicazione sia olio profumato per il dolore e vino buono per l’allegria. La nostra luminosità non provenga da trucchi o effetti speciali, ma dal nostro farci prossimo di chi incontriamo ferito lungo il cammino, con amore, con tenerezza. Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale. È importante l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo: una Chiesa che accompagna il cammino sa mettersi in cammino con tutti. In questo contesto la rivoluzione dei mezzi di comunicazione e dell’informazione è una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un’immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio.



Dal Vaticano, 24 gennaio 2014, memoria di san Francesco di Sales