05 ottobre 2009

SPECIALE AMBIENTIAMO IL LAVORO. DALLA PASSIONE IL LAVORO.

AMBIENTIAMO IL LAVORO. DALLA PASSIONE IL LAVORO.

PIEDIMONTE MATESE. Sono passati alcuni giorni dal Convegno “Ambientiamo il lavoro. Dalla passione il lavoro” tenutosi a Piedimonte Matese, presso il salone della Biblioteca comunale e ancora non si sono smorzati i toni del dibattito che ha riunito intorno al tavolo vari esperti del settore che in sinergia hanno dato un ottimo contributo alla causa sociale dei giovani. L’evento organizzato dall’Associazione Koinè di Piedimonte Matese e dal Settore Giovani dell’Azione Cattolica Diocesana in collaborazione con il Progetto Policoro ed il Servizio di Pastorale Giovanile della Diocesi di Alife – Caiazzo, con il patrocinio del Comune di Piedimonte Matese, della Comunità Montana Matese e del Consiglio Regionale della Campania. Hanno preso parte al convegno il Sindaco di Piedimonte Matese Avv. Vincenzo Cappello, il Presidente della Comunità Montana del Matese Dott. Fabrizio Pepe e S.E. Mons. Pietro Farina Vescovo di Caserta e Amministratore della Diocesi di Alife-Caiazzo, e il Presidente dell’Azione Cattolica Diocesana Avv. Antonio Santillo L’evento ha concluso un percorso di ricerca e valutazione dello stato dell’ambiente e del territorio realizzato dai diversi gruppi giovanili parrocchiali. L’intento è stato quello di promuovere presso le giovani generazioni la responsabilità verso la natura attraverso la scelta di comportamenti quotidiani sostenibili sia dal punto di vista ambientale che sociale. Dal convegno è emerso che la protezione e la salvaguardia dell’ambiente non sono solo un dovere o una passione, ma può trasformarsi in opportunità lavorative, attraverso la progettazione di azioni ed interventi che prevedano la promozione del territorio in maniera sostenibile. Ad animare il Convegno sono stati gli interventi di Cristiano Nervegna, segretario Nazionale del MLAC, di Nando Pirro, Responsabile della Formazione di Legambiente Italia e del dott. Sebastiano Lauritano Segretario Generale Soa-Glas Cisl e consulante ambientale del ministero. Al termine del convegno in Piazza Carmine c’è stato un concerto con l’esibizione di gruppi locali giovanili e l’apertura degli stand espositivi di vari Enti ed associazioni, in particolare del Centro per l’Impiego di Piedimonte Matese e del Centro di Orientamento Professionale Regionale che hanno offerto ai giovani presenti informazioni e consulenza sulle opportunità lavorative e formative.

Pietro Rossi










ORIENTAMENTO E OPPORTUNITA’ LAVORATIVE DEL TERRITORIO

PIEDIMONTE MATESE. Il Centro di Orientamento Professionale Regionale di Piedimonte Matese ha preso parte alla Manifestazione “Ambientiamo il Lavoro. Dalla Passione il Lavoro” organizzata dall’Associazione Koinè di Piedimonte Matese e dal Settore Giovani dell’Azione Cattolica Diocesana in collaborazione con il Progetto Policoro ed il Servizio di Pastorale Giovanile della Diocesi di Alife – Caiazzo, con il patrocinio del Comune di Piedimonte Matese, della Comunità Montana Matese e del Consiglio Regionale della Campania, allestendo uno stand informativo per l’Orientamento Professionale, che ha promosso i servizi offerti dal C.O.P. e dal Centro di Formazione Professionale Regionale di Piedimonte Matese. La collaborazione è il frutto di un importante protocollo d’intesa siglato tra Diocesi di Alife Chiazzo e Centro di Orientamento Professionale Regionale di Piedimonte Matese nell’ambito del Progetto Poliporo per l’articolazione di un Sistema Integrato di Orientamento e Formazione, relativo ad opportunità lavorative e di formazione che il nostro territorio può offrire. Con questa collaborazione il progetto vuole perseguire l’obbiettivo di avvicinare i giovani al mondo del lavoro, con una adeguata informazione. Tale protocollo va ad accrescere i rapporti di cooperazione con gli Enti locali presenti sul territorio, finalizzati alla promozione delle politiche attive del lavoro. In particolare saranno resi fruibili modelli e strumenti di orientamento sperimentale, si contribuirà a realizzare una rete per l’orientamento tra i vari soggetti istituzionali, saranno avviate sperimentazioni integrate tra tutti i soggetti in rete con attività di orientamento e punti informativi in luoghi non convenzionali (esempio l’oratorio centro giovanile Salesiano di Piedimonte Matese). Questa iniziativa nasce dalla sensibilità al disagio nell’ambito lavoro - giovani di un ambiente, istituzioni e persone con il desiderio di dare una risposta come società. La manifestazione organizzata a Piedimonte Matese, ha rimarcato il responsabile del C.O.P. Dott. Michele Santoro, è stata l’occasione per offrire la consulenza ricadente nell’ambito dell’area operativa dell’Informazione Orientativa, che si è caratterizzata come un’insieme di attività di front-office rivolte all’acquisizione ed all’approfondimento della domanda dell’utente in funzione dell’erogazione di informazioni mirate e pertinenti le tematiche della formazione, delle professioni, del mercato del lavoro, con riferimento particolare all’ambito locale.

Pietro Rossi









Da un impegno per l’ambiente che richiama una passione, possono nascere anche opportunità di crescita e di sviluppo per i giovani e per il territorio.

PIEDIMONTE MATESE. AmbientiAmo il lavoro. Un gioco di parole per trasmettere un messaggio forse troppo spesso dato per scontato ma che in realtà implica risvolti ben più profondi: amare l’ambiente ed il territorio in cui viviamo ed assumere un impegno con responsabilità e volontà per la salvaguardia e la tutela. E questa volta il messaggio parte dai giovani, ritenuti dal mondo degli adulti indifferenti verso questi temi. Non è purtroppo così. La realtà giovanile attuale, seppur complessa e dinamica nei suoi processi evolutivi, non è così drammatica come tutti pensano. Gli adulti troppo spesso preferiscono attaccarsi ai pregiudizi e puntare il dito contro il giovane, piuttosto che pensare alle sue potenzialità ed alla sua creatività, celate dietro i silenzi imposti da una società distratta, che non offre spazi di reale e aperto confronto, che propone modelli da imitare non sempre educativi e che dice di esigere dal giovane il “merito”, mentre la realtà è spesso prevaricazione. Passa il gigante sulle città, si porta via lo sfondo … ma tu quale mondo vuoi? Queste le parole della canzone che ha accompagnato il filmato iniziale, durante il quale sono scorsi alcuni dei luoghi più belli e rappresentativi del territorio dell’Alto Casertano. Il nostro territorio fortunatamente ancora non è stato schiacciato dagli elementi deteriori della modernità, da quel gigante miope del progresso, dello sviluppo indifferente ed omologante e dello sfruttamento; ma il nostro territorio è giornalmente sottoposto a continue minacce. Tu che pianeta vuoi? È l’interrogativo che i giovani, noi giovani ci siamo posti, perché chiamati in causa dalle continue visioni apocalittiche che ogni giorno i mezzi di comunicazione ci offrono. Ci sentiamo responsabili dello stato di salute del pianeta, ma ci sentiamo ancora più responsabili nei confronti delle future generazioni, alle quali dobbiamo essere in grado di lasciare un mondo più sicuro, più pulito ed in migliore salute rispetto a quello che abbiamo trovato. E per generare un cambiamento che sia di portata globale, è necessario partire nel locale, guardando al nostro territorio, alle situazioni di degrado ed a quelle che meritano di essere valorizzate, per cercare di contribuire ad uno sviluppo che sia sostenibile ma anche redditizio: appunto “Ambientiamo”, come pulsione ad un'azione propulsiva e positiva per l'ambiente. Ma anche “Ambiente ti amo”; che nasce quindi dalla consapevolezza assunta dai giovani, in questo caso dai giovani appartenenti ai gruppi di Azione Cattolica parrocchiali della Diocesi di Alife – Caiazzo, dell’importanza di dar vita ad un cambiamento di rotta per tentare di salvare il pianeta in cui viviamo. I gruppi parrocchiali hanno realizzato un compito davvero arduo: quello di esaminare il nostro territorio, alla ricerca di ciò che va cambiato, di ciò che potrebbe essere migliorato, per rendere più accoglienti i luoghi della nostra quotidianità. Attraverso la realizzazione di un dossier ogni gruppo parrocchiale ha tentato di “curare” il suo paese. I lavori realizzati saranno presentati nel corso dell’incontro. L’idea di portare avanti un discorso sulla conoscenza dell’ambiente e del nostro territorio è stata poi adottata anche dall’Associazione Koinè, nata lo scorso febbraio da giovani con professionalità ed esperienze di volontariato diverse e consolidate nel tempo, ma accomunati da medesimi ideali ed obiettivi, primo tra tutti la promozione e la valorizzazione delle risorse culturali, ambientali ed umane presenti sul territorio. L’evento ha poi trovato la collaborazione del Progetto Policoro, il Progetto della Chiesa per avvicinare i giovani al mondo del lavoro, e del Servizio Diocesano per la Pastorale Giovanile, nonché il patrocinio del Comune di Piedimonte Matese, della Comunità Montana Zona del Matese e del GAL Consorzio Alto Casertano. Parleremo di amore per l’ambiente e per il territorio perché l’impegno per la salvaguardia dell’ambiente è un dovere che dobbiamo assumere sia come cittadini che come cristiani. La preoccupazione per lo stato di salute del nostro pianeta ha ormai assunti toni quasi drammatici, tanto che il global warming (il riscaldamento globale) è un global warning, un allarme a livello globale, che richiede interventi decisi ed imminenti. Proprio in questa settimana i capi delle nazioni appartenenti all’ONU si sono riuniti per discutere di ambiente e sviluppo, ed anche i governi che finora sono stati più restii verso l’adozione di politiche di protezione dell’ambiente, hanno deciso di impegnarsi per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e nel contempo nell’aumento dell’uso di energia proveniente da fonti alternative. Il presidente degli USA, Obama, nel suo discorso introduttivo ha ribadito che il futuro del pianeta è seriamente compromesso, che si potrebbero adottare tante soluzioni ma il tempo a disposizione è davvero poco. Di fronte a questi scenari sorge spontaneo l’interrogativo “e dunque che fare”, che richiama il titolo di un’opera di Tolstoij, che già all’inizio del secolo scorso aveva preannunciato, in chiave quasi profetica, l’urgenza di un cambiamento di rotta da parte dell’occidente, in balia di una tendenza di follia e di non-senso in nome di quello che tutti definivano, e tuttora definiscono, progresso. Di un progresso però che va a beneficio solo dei paesi ricchi del nord del mondo, che esclude la restante parte della popolazione mondiale, circa l’85%. Milioni di uomini, privi di ogni capacità produttiva e reddituale, e pertanto fuori dagli interessi del mercato mondiale. Occorre quindi intervenire ed occorre che lo facciano tutti: dai capi dei governi, agli imprenditori, ai singoli cittadini. Proprio a noi semplici cittadini forse è chiesto lo sforzo più grande ma sicuramente è uno sforzo che può generare cambiamenti importanti. Cambiare il nostro stile di vita per cambiare il mondo, richiede un'attitudine differente verso la nostra quotidianità, richiede comportamenti che siano sostenibili sia dal punto di vista ambientale che sociale. È necessario che questi cambiamenti avvengano nel quotidiano, nelle scelte di consumo e di vita che ogni giorno ognuno deve affrontare. Non è poi così difficile. Ridurre i consumi, impegnarsi nella raccolta differenziata, acquistare prodotti provenienti da processi produttivi a basso impatto sociale ed ambientale, risparmiare energia e (quindi ridurre) l’uso di risorse in via di estinzione (tra cui anche l’acqua), sono piccoli accorgimenti che da parte nostra non costano molto sacrificio ma che ci rendono protagonisti per la salvezza del pianeta. Accanto al cambiamento da parte dei cittadini, sono necessari reali e decisi impegni da parte delle istituzioni, che non possono limitarsi ad osservare i problemi o ad intervenire solo in occasioni di crisi o per mettere a tacere pubbliche denunce o proteste collettive. Anche come credenti abbiamo il compito di essere responsabili di un creato che è espressione dell’amore che Dio ha verso gli uomini, ai quali ha dato in custodia luoghi di straordinaria bellezza per viverci in perfetta armonia. Ma l’uomo è solo custode di questo creato, ed ha perciò l’obbligo di utilizzarlo senza precludere l’utilizzo agli altri uomini. Ce lo ricorda anche il Papa, nella sua ultima enciclica, Caritas in Veritate: “La natura è a nostra disposizione non come «un mucchio di rifiuti sparsi a caso», bensì come un dono del Creatore che ne ha disegnato gli ordinamenti intrinseci, affinché l’uomo ne tragga gli orientamenti doverosi per “custodirla e coltivarla”. La Chiesa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere soprattutto l’uomo contro la distruzione di se stesso”. Benedetto XVI parla a questo proposito di ecologia ambientale strettamente connessa all’ecologia umana, per definire un sistema sociale in cui si realizza un unico grande progetto in cui vi sia armonia tra gli uomini e tra questi e la natura. Da un impegno che richiama una passione, possono nascere anche opportunità di crescita e di sviluppo per i giovani e per il territorio.

di Cristina Palombo (nella foto)– Segretario Azione Cattolica Diocesana Alife-Caiazzo







L'AMBIENTE UNA OPPORTUNITA' PER IL TERRITORIO.







CASERTA. Esprimo tutto il mio plauso al convegno “Ambientiamo il lavoro. Dalla passione il lavoro”: mai tema è stato più appropriato per un evento che si è svolto a Piedimonte, amena e incantevole cittadina e centro del Parco Regionale del Matese istituito il 12 aprile 2002 per salvaguardare uno dei più grandi ed importanti massicci di natura calcarea e dolomitica presenti in Campania. L’ambiente naturale, infatti, ha un’ingente importanza perché è in esso che la vita sulla Terra trova le condizioni ideali per svilupparsi. Non posso che manifestare la mia soddisfazione per la partecipazione a questa iniziativa dei nostri Centri: Centro di Orientamento Professionale e C.F.P.R. Dec, i cui operatori per la professionalità e l’esperienza acquisita costituiscono una vera e propria risorsa per il territorio e un punto di riferimento per i giovani che possono attingere informazioni aggiornate sulle tendenze e sulle nuove forme di inserimento nel mondo del lavoro. In una società sempre più complessa, caratterizzata da rapidi mutamenti e trasformazioni continue del mercato del lavoro, in cui sono richieste acquisizioni di saperi e di competenze flessibili, diventa sempre più incalzante una domanda di orientamento. L’orientamento oggi è associato al potenziale, allo sviluppo, alla risorsa, e quindi si “lega” ai processi di formazione continua che consentono al soggetto di aggiornarsi sulla rapida evoluzione delle professioni e del lavoro. Le professioni sono anch’esse in “cambiamento”, cioè vi sono “nuove” professioni che nascono e di cui non vi era esistenza in un passato recente. Proprio in questa realtà locale vi sono professioni “emergenti”, legate alle risorse del territorio, che vanno considerate e valorizzate per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Sono certo che il moltiplicarsi di iniziative come questa non potrà che favorire l’individuazione di percorsi lavorativi con l’auspicio di costruire un sistema di rete permanente che metta in collegamento tutti gli attori dello sviluppo locale, a garanzia di un coinvolgimento il più ampio possibile su tematiche, nello specifico ambiente e lavoro, che sono di vitale importanza per tutti noi.




dr. Elpidio Di Caprio- Dirigente del Settore Tecnico Ammnistrativo Caserta Regione Campania (nella foto)




Il Progetto Policoro, speranza del Sud per il Paese

1. Il sogno di don Mario
Il Progetto Policoro è il sogno di don Mario Operti per i giovani disoccupati del Sud. Questo sogno è diventato realtà, germogliando come speranza nei cuori di tanti giovani del Paese.
In questi anni, la Chiesa continua a dare ai giovani la stessa risposta data da Pietro allo storpio seduto alla Porta Bella del Tempio di Gerusalemme: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!» (At 3,6). La Chiesa dona il Vangelo che è Gesù e, sull’esempio del suo Signore, il Buon samaritano della storia, si prende a cuore queste forme, nuove e antiche, di povertà e inventa nuove forme di solidarietà e di condivisione nella certezza che «è l’ora di una nuova fantasia della carità» (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 62).
Nella convinzione di «stare dentro la storia con amore» (Con il dono della carità dentro la storia, 6), subito dopo il Convegno ecclesiale nazionale di Palermo, l’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro, il Servizio Nazionale di pastorale giovanile e la Caritas Italiana si incontrano a Policoro (MT) il 14 dicembre del 1995 con i rappresentanti diocesani di Calabria, Basilicata e Puglia per riflettere sulla disoccupazione giovanile nella sicura speranza che «Il Paese non crescerà se non insieme» (La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, 8). Nasce così il Progetto Policoro, iniziativa ecclesiale fondata sulla presenza ai vari livelli dei tre uffici promotori, che assieme alle associazioni e con l’apporto competente degli animatori di comunità agiscono in sinergia per evangelizzare, educare, esprimere gesti concreti (idee imprenditoriali e reciprocità).

2. La fiducia della Chiesa italiana
La Chiesa italiana ha rinnovato più volte la sua fiducia verso il Progetto Policoro:
«Sentiamo così di condividere la speranza con i tanti giovani che sono in ricerca di un lavoro, o con tutti quei lavoratori che faticano a trovare punti di riferimento nella complessità e precarietà del mondo del lavoro» (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 2001, 61).
«Continua inoltre, ormai da otto anni, l’esperienza del “Progetto Policoro”, spazio di evangelizzazione, formazione e promozione umana dove si mettono alla prova, con la necessaria umiltà, strade nuove e soluzioni inedite intorno al grave problema della disoccupazione. Così le nostre comunità ecclesiali investono sulle capacità dei giovani di promuovere un autentico sviluppo e di dare una testimonianza cristiana caratterizzata dalla solidarietà e dal rispetto della legalità» (Card. Camillo Ruini, Prolusione all’Assemblea Generale, 19 maggio 2003, 5).
«è un’iniziativa che presuppone e promuove una cultura nuova fatta di fiducia, di relazioni, di reciprocità, di legalità, di responsabilità» (S.E. Mons. Arrigo Miglio, Progetto Policoro: valutazione e prospettive a dieci anni all’avvio, Assemblea Generale, 14-18 novembre 2005).
«Un pensiero particolare va ai Confratelli del nostro Sud che da anni si stanno prodigando attraverso intelligenti azioni di formazione e talora anche di sostegno concreto per garantire ai giovani un futuro nelle loro terre. Tali iniziative – com’è noto − sono sostenute con convinzione dalla nostra Conferenza Episcopale tramite il “Progetto Policoro”. Siamo certi che le devastazioni e le intimidazioni che vengono inflitte dalla malavita locale non ostacoleranno il processo di sviluppo nella legalità, e che non verrà a mancare il sostegno e la solidarietà di tutti» (Card. Angelo Bagnasco, Prolusione all’Assemblea Generale, 21 maggio 2007, 9).
«La Chiesa non ha ricette tecniche, ma il Papa ha bene evidenziato un principio, quello della dignità della persona, che deve rimanere centrale. Nell’epoca moderna, poi, lo sforzo della Chiesa è stato proprio quello di operare alla radice della povertà, indicando criteri di intervento e sollecitando tutti alla cooperazione. Talvolta si è adoperata anche per creare occasioni di lavoro. Penso alla promozione delle cooperative e di piccole imprese. Penso al Progetto Policoro della Chiesa italiana, come a tante altre iniziative delle associazioni cattoliche. Magari sono piccoli nu-meri nel complesso dell’occupazione, ma rappresentano risposte concrete e linee di indirizzo, una ricchezza offerta a tutto il Paese» (Card. Angelo Bagnasco, Avvenire, 30 dicembre 2008, p. 3).
3. Lavorare insieme nella certezza della speranza
Nel realizzare il Progetto, la Chiesa non è mossa da ambizione di prestigio o di potere, ma unicamente dalla «cura e responsabilità per l’uomo» (Centesimus annus, 53), per ogni uomo concreto, amato e redento da Cristo. E dal mistero di Cristo trae la luce per illuminare la vera identità dell’uomo e orientare il suo cammino storico. Segnata dalla Croce di Cristo, la Chiesa annuncia a tutti gli uomini che la passione di Dio è l’uomo vivente.
L’intuizione fondamentale del Progetto, ricchezza della Chiesa Cattolica offerta a tut­to il Paese, è la collaborazione tra soggetti diversi per un unico impegno: l’evangelizzazione. Il metodo è quello di imparare a lavorare insieme (a livello nazionale, regionale, diocesano) seguendo un progetto comune; lo stile è quello di aiutarsi a crescere insieme nel rispetto reciproco delle specificità e competenze, nella solidarietà e nella comunione; la virtù cristiana che lo sostiene è la speranza. La collaborazione tra diversi uffici pastorali stimola la sinergia tra associazioni e organizzazioni presenti sul territorio e li spinge a operare in reciprocità con i diversi territori del Nord e del Sud. Attraverso un metodo globale (evangelizzazione, formazione, gesti concreti di solidarietà e di reciprocità) che investe la persona nella sua interezza e la società nelle diverse realtà (ecclesiale, istituzionale, associativa) si realizzano così opere concrete, capaci di far germogliare speranza e sviluppo.
In ogni diocesi il Progetto rappresenta una novità e un’opportunità per la diocesi stessa, un lavoro di sinergia fra uffici diversi: l’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro, il Servizio Nazionale di pastorale giovanile e la Caritas Italiana, solitamente non abituati a lavorare insieme su un progetto di grande respiro; novità per i territori che sperimentano una Chiesa locale presente nell’ambito del lavoro nella prospettiva della speranza, del futuro, con particolare riferimento ai giovani; novità per enti ed associazioni che ricevono dalla Chiesa una proposta di collaborazione per operare ciò che fanno ordinariamente, ma con una motivazione in più o, se si vuole, diversa. La collaborazione tra le diverse pastorali e il coinvolgimento delle associazioni laicali è un vero segno di novità, e va nella direzione di quella conversione pastorale auspicata dai vescovi italiani a Palermo (1995) e sviluppata nell’ultimo Convegno ecclesiale nazionale di Verona (2006). Il lavoro in rete è un concetto fortemente legato alla natura pastorale del Progetto. Non si può essere legati al proprio interesse, individuale o associativo, se ciò che ci muove a “fare” il Progetto è il Vangelo e, quindi, uno spirito di comunità, ispirato alle prime comunità cristiane in cui: «Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune» (At 2,44).

4. Il servizio delle associazioni e delle istituzioni laicali
La partecipazione delle associazioni e delle istituzioni laicali nella realizzazione del Progetto è sostenuta da una fondamentale intuizione: «Nel Sud è esigenza primaria una nuova carica di fiducia per un cammino di speranza. Bisogna moltiplicare i soggetti, i contenuti e gli spazi per una “ministerialità” di servizio e di liberazione» (Chiesa italiana e Mezzogiorno, 29). Da questa esigenza di soggetti impegnati nella ministerialità di servizio e di liberazione, situato nella prospettiva della «finalità specificatamente religiosa dell’evangelizzazione» (Evangelii nuntiandi, 32), prendono corpo le forme particolari di organizzazione a rete, tra le varie aggregazioni laicali di ispirazione cristiana, chiamate filiere: una prima filiera costituita dalle associazioni di evangeliz-zazione e promozione umana e una seconda filiera specializzata nei vari settori economici e sociali (cooperazione, impresa, microcredito).
Queste filiere di aggregazioni laicali sono per le comunità ecclesiali un grande tesoro; «hanno permesso la formazione di persone che hanno saputo, nei vari ambiti della vita, essere testimoni del Signore, nella fedeltà alla storia degli uomini nella quale erano immersi» (Mario Operti, Laici adulti per un rinnovato impegno sociale, p. 31).
Attualmente il Progetto può contare sulla fattiva collaborazione di associazioni laicali che ispirano il proprio agire sul prezioso patrimonio della Dottrina sociale della Chiesa: Gioventù Operaia Cristiana (GiOC), Movimento lavoratori di Azione Cattolica (Mlac), Giovani delle Acli (GA), Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani (Acli), Confcooperative - Inecoop, Coldiretti, Cisl, Banche di Credito Cooperativo, Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti (Ucid).
Il Progetto nel riconoscere il ruolo del laicato e delle aggregazioni laicali in una prospettiva di comunione e di sinergia, non soltanto apprezza la lunga e ricca tradizione del movimento cattolico in Italia, ma pone le premesse indispensabili per una comunità ecclesiale più coraggiosamente ispirata alla tradizione apostolica e per una società civile animata e resa protago-nista dal basso.
Ogni associazione laicale partecipa, secondo il proprio carisma specifico, «all’elaborazione e alla realizzazione dei progetti particolari, nella comune volontà di dialogo superando incompren-sioni e resistenze, nel riconoscimento reciproco delle proprie tradizioni e peculiarità, nella disponibilità a comunicarsi i rispettivi progetti ed interessi, nel consentire ad ognuno di approfondire il proprio carisma, nella disponibilità a crescere insieme senza rivalità o gelosie, nel sostenersi a vicenda con spirito di emulazione e di vera competizione nel bene» (Quaderni CEI, Anno IV, n. 3, febbraio 2000, Sesto vademecum, pp. 102-103).
A proposito dell’impegno delle associazioni, don Mario soleva affermare: «Se tutti fanno tutto, alla fine si entra in rotta di collisione. Se ognuno fa ciò per cui è nato e se ognuno mette a disposizione di tutti la propria identità e missione, allora nasce veramente un mosaico che è icona della Chiesa» (Quaderni CEI, p. 103). Bisogna convincersi che il futuro dell’associazionismo laicale è nella collaborazione con i vari settori della pastorale.

5. Gli animatori di comunità
La formazione e l’educazione nei confronti del lavoro stimola i giovani a farsi compagni di strada di coloro che sono in difficoltà. Gli animatori di comunità sono laici responsabili che in profonda sintonia con le tre pastorali e le filiere delle associazioni agiscono per un’adeguata promozione del Progetto nella diocesi. Appare opportuno verificare che i giovani abbiano una formazione valoriale di base e sensibilità umana e sociale per attivare reti sul tema del lavoro.
Il Catechismo degli Adulti ci propone un’immagine che descrive i cristiani impegnati nel sociale e che ben si addice agli animatori di comunità: «La carità li muove ad agire secondo una logica di servizio, con la maggior competenza possibile, con attenzione costante alle persone, specialmente a quelle che non contano, agli ultimi. Li fa disponibili al dialogo e alla collaborazione con tutti gli uomini di buona volontà. La speranza li rende tenaci nell’azione, pazienti nella sofferenza, modesti nel successo, aperti a ogni nuova possibilità di bene. Così ciascuno per la sua parte concorre, “con l’energia ricevuta da Dio” (1Pt 4,11), a edificare la città dell’uomo, come concorre a edificare la Chiesa» (La verità vi farà liberi, 1093).
Nell’arco temporale di tre anni, gli animatori svolgono i seguenti compiti:
- collaborare attivamente con le tre pastorali, di cui una svolge la funzione di tutor, al fine di rispettare la natura ecclesiale del Progetto e garantire il coinvolgimento sinergico delle pastorali;
- curare reti per lavorare insieme con le associazioni presenti sul territorio e che aderiscono alle filiere dell’evangelizzazione e della formazione;
- partecipare assieme agli altri animatori agli incontri formativi nazionali e regionali per crescere insieme nella consapevolezza ecclesiale e per offrire un servizio competente;
- acquisire informazioni utili per organizzarle e metterle a disposizione dei giovani e far crescere una maggiore consapevolezza circa le opportunità legislative (comunitarie, nazionali e regionali) relative alla possibilità di accesso nel mondo del lavoro;
- contrastare il “mito” del lavoro dipendente e del posto fisso e operare negli spazi dell’esclusione sociale e della disabilità per costruire nuova cittadinanza verso i soggetti deboli;
- assicurare un raccordo tra i giovani e i diversi soggetti, pubblici e del mondo associativo organizzato, in particolare di quelli coinvolti nel Progetto e orientare verso la realizzazione di gesti concreti (idea imprenditoriale e rapporti di reciprocità);
- scoprire e valorizzare le potenzialità dei giovani e delle risorse del territorio;
- coinvolgere negli scambi di reciprocità e solidarietà i gesti concreti già sviluppati sul territorio;
- garantire il servizio di animazione territoriale presso scuole, parrocchie e gruppi ecclesiali della diocesi, relativamente alle tematiche occupazionali;
- relazionare mensilmente e puntualmente sulle attività svolte in un’ottica educativa: per rendere conto del proprio operato (livello personale - trasparenza e legalità), per condividere ciò che si realizza e sviluppare nuove partecipazioni al Progetto (livello diocesano - collaborazione e condivisione), e per facilitare l’acquisizione complessiva del lavoro svolto sul territorio (livello nazionale - solidarietà e reciprocità);
- accompagnare l’animatore di comunità successivo in un graduale inserimento nelle attività della diocesi trasmettendogli il bagaglio relazionale ed esperienziale acquisito, a tal fine appare più utile partire con un impegno di 12 ore nel primo anno e di 24 ore nel secondo e nel terzo, ciò permette di valorizzare adeguatamente l’esperienza acquisita dall’animatore nella fase centrale e finale del suo percorso di formazione.

6.1. Evangelizzare il lavoro e la vita
Nell’evangelizzazione dei giovani disoccupati si parte da una constatazione di fondo: se anche non avessimo altro da offrire ai giovani in cerca di lavoro, il Vangelo è sempre una grande speranza e ci incombe l’obbligo, ma soprattutto la gioia di annunciarlo ai giovani con forza, per rigenerare in loro la vita e far loro sperimentare la liberazione e la salvezza. Anche se i giovani non lavorano, in quanto cristiani sono chiamati da Dio alla speranza, alla santità, alla generosità, a farsi prossimo (cfr Primo vademecum del Progetto Policoro, giugno 1996, pp. 5-9).
La priorità dell’evangelizzazione nel Progetto risponde all’esigenza di un autentico annuncio evangelico e di una formazione catechistica adeguata alle varie età e situazioni della vita, che tenga conto dei problemi quotidiani delle persone, prima di tutto del lavoro o della disoccupazione, e che ha come centro la persona di Gesù Cristo: «Al centro stesso della catechesi noi troviamo essenzialmente una persona: quella di Gesù di Nazareth» (Catechesi tradendae, 5).
«L’evangelizzazione non sarebbe completa se non tenesse conto del reciproco appello, che si fanno continuamente il Vangelo e la vita concreta, personale e sociale, dell’uomo. Per questo l’evangelizzazione comporta un messaggio esplicito, adattato alle diverse situazioni, costantemente attualizzato, sui diritti e sui doveri di ogni persona umana, sulla vita familiare senza la quale la crescita personale difficilmente è possibile, sulla vita internazionale, la pace, la giustizia, lo sviluppo» (Evangelii nuntiandi, 29).
Il Progetto è un piccolo segno che si spinge sulle frontiere avanzate dell’evangelizzazione: disoccupazione, usura, minori sfruttati, disabili, lavoro nero. In questi luoghi, dove la dignità delle persone è calpestata, il Vangelo realizza il cambiamento, libera dall’oppressione, conduce nella direzione della gioia e della speranza.
Evangelizziamo il lavoro quotidiano nella testimonianza che è «presenza, partecipazione, solidarietà» (Evangelii nuntiandi, 21), con uno sguardo positivo sul tempo attuale, con la capacità di osservare l’evoluzione del lavoro nella sua complessità e raccontando nuovi cammini di speranza nel lavoro. Annunciamo il Vangelo della vita e testimoniamo il Risorto nei luoghi del lavoro, raccogliendo dalla festa, che vive della domenica, una ragione e un senso rinnovato.
Lo stile è quello di essere incarnati sul territorio nella fedeltà al Vescovo, alla diocesi (alle sue tradizioni e alla sua storia), alla Dottrina sociale della Chiesa nel tentativo di coniugare insieme la testimonianza delle opere di giustizia, legalità e solidarietà con l’annuncio del Vangelo, in un processo in cui le presenze laicali dialogano tra loro, entrano in rapporto fecondo con le diocesi per superare la tentazione dell’autoreferenzialità, dello spirito di conquista, e nella continua tensione tra memoria del passato, impegno nel presente e apertura al futuro coscienti che: «I cristiani dimorano sulla terra, ma sono cittadini del cielo» (Lettera a Diogneto, V,9).

6.2. Educare e formare le coscienze
Nelle iniziative per la formazione e l’educazione delle coscienze, al fine di superare la disoccupazione, il lavoro nero o precario, si avvalora la necessità di un radicale cambiamento di mentalità e di cultura che porti il giovane ad attivare le sue potenzialità in un’ottica di imprenditorialità personale. A tale scopo, si realizzano corsi formativi e informativi per diffondere una nuova mentalità verso il lavoro, ispirata ai valori umani e cristiani della solidarietà e della cooperazione. Ai corsi collaborano le associazioni di ispirazione cristiana, che operano nel settore cooperativo, della formazione professionale, dell’imprenditorialità giovanile e del terzo settore (cfr Primo vademecum, pp. 9-12).
Il Progetto punta a rendere i giovani del Sud, spesso vittime della rassegnazione, della violenza e dello sfruttamento, autentici protagonisti del rinnovamento della loro terra nel «farsi costruttori di una nuova società» (Chiesa italiana e Mezzogiorno, 30). Basandosi sull’educazione dei giovani e sul loro attivo coinvolgimento nel processo educativo, il Progetto rende possibile un cambiamento autentico di mentalità, che si esplicita nelle opere realizzate: il Vangelo annunciato al cuore dei giovani, cambia la loro mente, e li spinge ad agire.
In questo processo educativo, che attinge a piene mani nella Dottrina sociale della Chiesa, si è sostenuti dalla convinzione che educare le coscienze è il compito fondamentale della Chiesa e che spetta poi ai cristiani, singoli o associati, particolarmente ai fedeli laici, inserirsi intimamente nel tessuto della società civile e “inscrivere la legge divina nella vita della città terrena” (Gaudium et spes, 43). I giovani bisogna educarli a «immettersi concretamente nell’esperienza del sociale, attraverso forme di volontariato, di aggregazione culturale, di cooperazione, perché propongano, esperimentino, incidano sul futuro della loro terra» (Chiesa italiana e Mezzogiorno, 30).

6.3. Esprimere gesti concreti: idee imprenditoriali e reciprocità
Il Progetto si caratterizza per la capacità di innestare nella vita del giovane un processo virtuoso, che parte dall’annuncio del Vangelo, passa attraverso un impegno di formazione culturale e culmina nella capacità di mettersi insieme per realizzare gesti concreti di solidarietà e rapporti di reciprocità. Ciascun giovane, sorretto dalla comunità cristiana, rinvigorisce la speranza e smentisce la sfiducia nella certezza che il futuro è «riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza» (Gaudium et spes, 31).
Accogliendo le indicazioni dei Vescovi italiani, che invitano a percorrere «le vie della comunione, della solidarietà e della cultura… per superare le fratture esistenti tra Nord e Sud, nella Chiesa e nel Paese» (Chiesa italiana e Mezzogiorno, 36), ma anche per sconfiggere «pregiudizi, polemiche, vittimismi, presunzioni di superiorità, atteggiamenti di rigetto» (Chiesa italiana e Mezzogiorno, 24) e risanare ferite antiche e nuove, le diocesi attraverso il coinvolgimento attivo delle tre pastorali e delle associazioni realizzano gesti concreti di solidarietà, per inverare nei fatti i principi della fede.
Tali gesti concreti non pretendono di risolvere i problemi che non sono di competenza specifica della Chiesa, ma vogliono essere dei segni autentici da intraprendere per giungere a soluzioni corrette, e stimoli adatti a risvegliare nella coscienza di tutti gli uomini la responsabilità e le capacità al servizio della collettività. Sono spazi d’impegno che rendono presente la pedagogia dei segni, dove si intrecciano fatti e parole, insegnamento ed esperienza: «Si tenga conto di alcune significative proposte emerse a Palermo: promozione del “terzo settore”, forme di risparmio solidale, di cooperazione e di imprenditoria a favore dell’occupazione giovanile, specialmente nel Sud del Paese; garanzie e servizi fondamentali da assicurare a tutti; legge organica per l’accoglienza degli immigrati; rilancio della cooperazione internazionale allo sviluppo; alleggerimento del debito dei Paesi poveri; allargamento del servizio civile; riconversione delle industrie belliche e divieto del commercio delle armi» (Con il dono della carità dentro la storia, 35).
L’impegno attuale è di sviluppare sempre più la promozione dei gesti concreti e incentivare i rapporti di reciprocità e di solidarietà tra le Chiese del Sud e le Chiese del Nord.
I rapporti di reciprocità sono vissuti in un’ottica di scambio di doni nella solidarietà che culmina nella comunione della carità, per superare i complessi tra una Chiesa che si sente povera e chiede aiuto e un’altra che si sente autosufficiente ma che dona e rimane sempre staccata dai problemi. «La comunione, generata dal Vangelo della carità non può essere circoscritta entro l’ambito di ciascuna Chiesa particolare. Dobbiamo intensificare anche la comunicazione e lo scambio dei doni tra le Chiese, a cominciare dalle nostre in Italia. Particolarmente urgente si fa oggi la cooperazione tra il Nord e il Sud d’Italia» (Con il dono della carità dentro la storia, 22).
Queste parole rappresentano lo scenario nel quale si muovono i rapporti di reciprocità tra le Chiese e sottolineano il ruolo delle comunità ecclesiali nel rispondere in modo creativo alle sfide del presente, sull’esempio di Cristo, il quale «da ricco che era, si è fatto povero» per noi, perché noi diventassimo «ricchi per mezzo della sua povertà» (2Cor 8,9).
Le Chiese del Nord sono abituate a donare dalla propria ricchezza, ma potrebbero ricevere da quelle del Sud valorizzando sempre più quella concezione conciliare di Chiesa particolare intesa come comunione di comunità e crescere nell’evangelizzazione reciproca e valorizzare la diversità e l’incontro tra comunità di culture, mentalità e tradizioni diverse. «Le singole parti portano i propri doni alle altre parti e a tutta la Chiesa, di maniera che il tutto e le singole parti si accrescono con l’apporto di tutte, che sono in comunione le une con le altre» (Lumen gentium, 13).
La reciprocità e la cooperazione fra le Chiese diventa un segno di evangelizzazione nel Paese e rende visibile la carità che: «ha come frutti la gioia, la pace e la misericordia; esige la generosità e la correzione fraterna; è benevolenza; suscita la reciprocità, si dimostra sempre disinteressata e benefica; è amicizia e comunione» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1829).

7. Il rilancio del Progetto nella crisi
Il Santo Padre Benedetto XVI ci offre una puntuale riflessione sul tema dell’attuale crisi: «Per superare la crisi economica e sociale che stiamo vivendo, sappiamo che occorre uno sforzo libero e responsabile da parte di tutti; è necessario, cioè, superare gli interessi particolaristici e di settore, così da affrontare insieme ed uniti le difficoltà che investono ogni ambito della società, in modo speciale il mondo del lavoro. Mai come oggi si avverte una tale urgenza; le difficoltà che travagliano il mondo del lavoro spingono ad una effettiva e più serrata concertazione tra le molteplici e diverse componenti della società. […] nel libro del Qoèlet leggiamo: “Meglio essere in due che uno solo, perché otterranno migliore compenso per la loro fatica. Infatti, se cadono, l’uno rialza l’altro. Guai invece a chi è solo: se cade, non ha nessuno che lo rialzi” (4,9-10). L’auspicio è quindi che dall’attuale crisi mondiale scaturisca la volontà comune di dar vita a una nuova cultura della solidarietà e della partecipazione responsabile, condizioni indispensabili per costruire insieme l’avvenire del nostro pianeta» (Udienza ai Dirigenti della CISL, 31 gennaio 2009).
Al fine di rilanciare l’intero Progetto, anche alla luce dell’attuale crisi economica, appare prioritario per i tre Uffici nazionali promotori custodire il Progetto da ogni strumentalizzazione e trasmetterlo nella fedeltà alle intuizioni iniziali (evangelizzazione, formazione, gesti concreti e rapporti di reciprocità), curando sempre più i rapporti con le sedi nazionali delle associazioni e con i coordinamenti regionali e incentivare a un sempre maggiore coordinamento ai vari livelli (nazionale, regionale, diocesano). In autunno saranno effettuati gli incontri con i direttori diocesani delle tre pastorali per regioni, con la possibilità di partecipazione dei referenti delle filiere.
Elementi fondamentali del rilancio del Progetto ai vari livelli e nel rispetto delle competenze delle tre pastorali, delle filiere delle associazioni e degli animatori di comunità sono i seguenti:
- continuare ad annunciare il Vangelo della vita e della speranza ad ogni uomo, rafforzando il lavoro sull’evangelizzazione con l’impegno di coinvolgere sempre più associazioni ecclesiali, ridestando la fiducia nelle persone e nelle istituzioni presenti sul territorio;
- incentivare la formazione attraverso i corsi base (Cisl-Gioc) e i corsi per animatori di comunità (da eseguire anche a livello regionale e con l’aggiunta di proposte per campi estivi), rafforzando il lavoro tra le filiere e con una rinnovata presenza della filiera della formazione nelle regioni;
- rilanciare i gesti concreti a livello diocesano attraverso un corretto sviluppo del coordinamento diocesano (tre pastorali, filiere, animatore), nella cura dei gesti concreti già avviati dal Progetto, incentivare l’attenzione verso i servizi alle persone e ai disabili, l’utilizzo di terreni confiscati, la creazione di musei diocesani, la cura dell’ambiente, dei percorsi d’arte e del turismo sociale;
- ripartire con i rapporti di reciprocità tra Nord e Sud nella solidarietà e responsabilità reciproca, coinvolgendo il coordinamento regionale e le associazioni;
- rafforzare i coordinamenti regionali, che dovranno sempre più curare la formazione degli animatori e rapportarsi con le diocesi e le associazioni, per preservare l’autenticità del Progetto, sostenuti dalla presenza di un segretario regionale che svolge il proprio mandato per tre anni.
8. Un’idea che si organizza e diviene impresa
Il Progetto, attualizzando l’invito a crescere insieme lanciato con lungimirante lucidità dai Vescovi italiani nella nota Chiesa italiana e Mezzogiorno: sviluppo nella solidarietà del 1989, si è radicato nella maggior parte delle diocesi del Mezzogiorno (Abruzzo-Molise, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia). Ha promosso la nascita di oltre 400 esperienze lavorative (consorzi, cooperative, imprese…) che danno lavoro a circa 3000 giovani e che hanno il senso di tracciare una strada possibile, di ridare fiducia alle persone, di proporre un modo diverso di vivere l’impegno civile, di richiamare all’assunzione di responsabilità individuali e comunitarie.
I corsi realizzati e le centinaia di cooperative sorte in 14 anni di attività del Progetto dimostrano il valore economico e sociale dell’iniziativa ecclesiale, ma ancor di più le migliaia di giovani, soprattutto donne, coinvolte attivamente sono testimonianza di crescita culturale nella speranza, nella legalità e nella solidarietà.
Il Progetto continua a caratterizzarsi per la valorizzazione della donna come protagonista della redenzione sociale nel Sud e profonda costruttrice di storia quotidiana, nella pazienza dei giorni e nella fatica delle opere. «La donna ha una “ministerialità” sociale straordinaria. Il Sud attende questa fecondità d’amore contro gli artifici della società dell’intrigo, della violenza e del vuoto di valori» (Chiesa italiana e Mezzogiorno, 31). La presenza di tantissime donne nei corsi di formazione e nelle cooperative realizzate nell’ambito del Progetto fa fiorire la pronta partecipazione, l’accoglienza delle diversità culturali, la promozione degli umili, l’attenzione ai poveri, il dono di sé, il sapersi sprecare nei rapporti umani, la capacità del dialogo e di solidarietà.
Nel corso del Convegno “Chiesa del Sud, Chiese nel Sud”, svolto a Napoli nei giorni 12-13 febbraio 2009, con la partecipazione di vescovi e laici di Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia radunati a vent’anni dal documento della CEI Chiesa Italiana e Mezzogiorno per riflettere sul Mezzogiorno e aprire nuove prospettive di futuro per il Paese in ascolto del Vangelo, il Progetto ha avuto grande visibilità nelle relazioni e negli interventi.
«Un’idea che si organizza e diviene impresa, in grado di sopravvivere, se può farlo senza favori particolari ed oscuramente ottenuti, è un fatto di libertà, una palestra di indipendenza… bisogna far nascere e crescere non solo le imprese, ma anche il tasso di imprenditorialità diffusa… speciale attenzione da riservare nei confronti di alcuni segni di vitalità che si notano nell’agricoltura di qualità e nel turismo. Sotto questo riguardo l’esperienza condotta nel “Progetto Policoro” merita di essere, in primo luogo, conosciuta e valorizzata, e poi moltiplicata per cinque, dieci volte» (Relazione del Prof. Piero Barucci, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato).
«Acquista tutto il suo significato, in questo contesto, quella che è probabilmente la più importante delle iniziative promosse dalla Chiesa italiana in rapporto al documento del 1989. Ci riferiamo al Progetto Policoro… Con la sua carica formativa – e non soltanto a livello lavorativo, ma in quello ben più ampio di un’evangelizzazione dei giovani che valorizzi e faccia sbocciare al tempo stesso le loro potenzialità umane, il Progetto è stato forse il più brillante esempio di quello che, partendo dal livello spirituale e culturale, si può ottenere anche sul piano sociale ed economico.
Ma il significato del Progetto Policoro va in qualche modo al di là della sua funzionalità operativa… Rappresenta infatti un esempio di impegno pienamente laico, in cui il Vangelo fa sentire la sua presenza non all’interno del tempio, ma nella vita economica e sociale di un popolo, senza però per questo rinunziare mai alla propria identità. Rappresenta, al tempo stesso, un atto di speranza nel futuro, di fiducia nella storia del Meridione, perché punta sui giovani e non in modo assistenziale, ma rendendoli protagonisti del loro riscatto e di quello della loro terra. Infine, costituisce un bell’esempio di comunione tra le Chiese italiane e di sinodalità» (Relazione del Prof. Giuseppe Savagnone, Direttore Ufficio Pastorale della Cultura, Palermo).
Il Progetto Policoro dal sogno di don Mario è diventato un’idea che si organizza e diviene impresa, a tutti noi rimane il compito di custodirlo come un dono perché continui a essere per le nostre Chiese accoglienza e profezia del nuovo che emerge all’orizzonte del Sud per l’intero Paese.




don Angelo Casile



Custodi della nostra terra.


La questione ambientale, trattata in questo testo, può essere analizzata attraverso diverse lenti d’ingrandimento in grado d’evidenziare l’urgenza e la rilevanza del tema. Nel confermare l’approccio coraggioso seguito dal Movimento Lavoratori di AC di Siracusa che ha voluto confrontarsi con un evento, il G8, generalmente “esterno” all’immaginario collettivo del mondo cattolico, mi sembra doveroso in tempi di crisi diffusa, fare riferimento al rapporto tra ambiente e bene comune, per la trasversalità dell’approccio e i riferimenti che il Magistero Sociale della Chiesa dedica a questo legame. In particolare si veda il p.to 166 del Compendio: “Le esigenze del bene comune derivano dalle condizioni sociali di ogni epoca e sono strettamente connesse al rispetto e alla promozione integrale della persona e dei suoi diritti fondamentali. Tali esigenze riguardano anzitutto l'impegno per la pace, l'organizzazione dei poteri dello Stato, un solido ordinamento giuridico, la salvaguardia dell'ambiente, la prestazione di quei servizi essenziali delle persone, alcuni dei quali sono al tempo stesso diritti dell'uomo: alimentazione, abitazione, lavoro, educazione e accesso alla cultura, trasporti, salute, libera circolazione delle informazioni e tutela della libertà religiosa”.
Si evince come il tema della tutela dell’ambiente sia, quindi, strettamente collegato alla promozione integrale della persona e dei suoi diritti fondamentali e come soltanto un’applicazione completa di tali diritti possa rappresentare il compimento del messaggio magisteriale.
In questo senso, secondo l’approccio che un Movimento di Azione Cattolica è chiamato a costruire, nel documento non ci si limita alla sola analisi del tema ambientale in relazione alla DSC, ma si giunge, naturalmente, alla fase propositiva come elemento conclusivo e determinate un vero e proprio percorso di discernimento comunitario. E’ nella completezza del documento e nel valore intrinseco del percorso, ancorato alla realtà cittadina, che risiede il valore aggiunto di un modello che deve, sempre più, essere di riferimento per chiunque aspiri a rendere viva e vivificante la presenza dei laici credenti chiamati a costruire, sotto la propria responsabilità, il Regno di Dio; impegnati nella promozione di relazioni significative tra le persone e capaci di proporre, con coraggio, modelli di sviluppo centrati sull’uomo e sull’ambiente vitale che ne garantisca la crescita e la realizzazione.

Cristiano Nervegna (nella foto)
Segretario nazionale del Movimento Lavoratori di AC


Si Stava meglio quando si stava peggio.


Piedimonte Matese. La storia che vi raccontiamo oggi è una di quelle tante vicende che stanno caratterizzando la mala sanità in Italia e soprattutto nella nostra regione. Il 30 settembre scorso, racconta il sig. Alfonso Ricigliano ex commerciante di Piedimonte Matese, mi sono recato presso l’ambulatorio cardiologico, dell’Ospedale di Piedimonte Matese (nella foto) per un controllo periodico, essendo stato ricoverato per 8 giorni presso il reparto U.T.I.C. di detto Ospedale per problemi cardiaci. Sono anche stato riconosciuto esente per patologia per cui non ho pagato ticket. La sorpresa però l ‘ho avuta dopo, perchè recatomi al C. U. P. per prenotare i due controlli richiesti dallo specialista cardiologo, mi veniva detto quanto segue: “ La Tomografia Assiale Computerizzata non si può effettuare da esterno , ma solo da ricoverato. L’ Ecodoppler dei tronchi sovraortici ha nell’ Ospedale di Piedimonte una lista di attesa di 6 mesi, quindi possibile visita fine Marzo 2010”. Da ciò ho dovuto dedurre che i controlli dovranno essere fatti a pagamento in struttura privata. Mi sono chiesto: a che mi serve allora avere l’ esenzione se non posso usufruirne? Ritengo tutto ciò assurdo e frutto della sempre più conclamata inefficienza del sistema. Ciò nonostante, le riforme a cui abbiamo assistito da almeno 25 anni, vedi U.S.L. 12 , ASL 1 e 2 ora solo 1, manager super manager, commissari straordinari e chi più ne ha più ne metta, ma sempre a discapito dell’ utente e non del politico di turno che hanno pensato a sistemare gli Amici. Io però in 37 anni di attività commerciale ho sempre dato, ho pagato le mie tasse, e in 25 anni che sono stato titolare di attività non ho avuto mai un verbale per mancata emissione di scontrino, ora che doveri avere, avendo già dato, non posso incassare. La stessa cosa mi accadde tre anni fa con accenno di Flebite, causata dal lavoro sempre in piedi, per un Ecodoppler dovevo aspettare 40 giorni in lista di attesa presso l’ambulatorio dell’ Ospedale. La cosa assurda che lo stesso specialista il giorno dopo mi visitò a pagamento presso una struttura privata. Oggi purtroppo devo constatare che nonostante i BLA… BLA..BLA dei politici, sia a livello regionale che nazionale la situazione è peggiorata. Non importa se la gente è in difficoltà, loro, sono già in fermento per la prossima tornata elettorale pronti a sacrificarsi per noi. Questa è la dura realtà in tanti anni non è cambia niente, per dirla con un vecchio detto: “si stava meglio quando si stava peggio”.


Pietro Rossi

PREMIATI GLI STUDENTI DI SAN GREGORIO CHE HANNO PARTECIPATO AL PROGETTO SULLE RICCHEZZE DEL PARCO.


SAN GREGORIO MATESE. Si è tenuta Giovedì scorso la consegna degli attestati di partecipazione agli alunni della Scuola Primaria di San Gregorio Matese, in merito alle programmazioni PON F.S.E. bandite dalla Comunità Europea per l'anno scolastico 2008-2009 e recepite in toto dall'Istituto Comprensivo d'Istruzione "G. Cittadino" plessi di Castello Matese e San Gregorio Matese . In particolare gli studenti della Scuola Primaria di San Gregorio Matese, guidati nel progetto: "Competenze per lo sviluppo" facente parte dell'obiettivo C, azione 1 intitolato "LE RICCHEZZE DEL PARCO" , si sono cimentati, grazie all'impegno eccellente dato dai Docenti esperti Caterina Cinotti e Veneranda De Lellis nonchè dal Tutor insegnante Gabriella Cappella, nella scoperta del territorio, dei suoi profumi e dei suoi suoni, che come affermato dall'insegnante De Lellis : " Silenziosamentente ci circondano"; un plauso particolare è stato dato, durante la consegna degli attestati, al tecnico di forestazione Silvio Matteo della Comunità Montana del Matese che ha partecipato con le sue competenze tecniche alla riuscita del Progetto, e all'Amministrazione Comunale di San Gregorio Matese, sempre disponibile alle richieste avanzate per il buon andamento della progettazione. Erano presenti alla consegna degli attestati: la Prof. Rosaria Picozzi che durante l'anno scolastico 2008-2009 ha guidato in qualità di Dirigente Scolastico l'Istituto Comprensivo di Castello e San Gregorio Matese, il nuovo Dirigente Scolastico dell'Istituto Comprensivo Prof. Nicolino Lombardi, e per l'Amministrazione Comunale di San Gregorio Matese l'Assessore Dott. Antonio Mallardo. Tantissimi genitori e comuni cittadini, hanno inoltre partecipato alla proiezione del progetto che curato dal punto di vista digitale dalla Tutor Gabriella Cappella, permetterà di ricordare, anche in futuro, quanto vissuto durante questa bellissima esperienza. La manifestazione si è tenuta presso l'Istituto Comprensivo di San Gregorio Matese, sito in via Nazionale, ed è proprio da quella sede, come affermato dall'Assessore Mallardo che ha dichiarato: " Che proprio dalla Scuola dovrà ripartire la rinascita di San Gregorio Matese, che vedrà nelle giovani generazioni la spinta propulsiva verso il Futuro; per questa ragione l'intera Comunità di San Gregorio Matese è fiera di avere, presso le proprie Scuole, un corpo Docenti che si impegna a far conoscere ed amare il proprio territorio permettendo soprattutto alle future classi sociali, di sentirsi finalmente attori principali del proprio futuro".

Pietro Rossi

LETTERA APERTA DEL LEGALE RAPPRESENTATE DEL LICEO PARITARIO JAMES JOYCE.


Manifestazione di acrobazia inparapendio nella splendida cornice di Malcesine.


MALCESINE. Ritorna come ogni anno Adrenalina 2009, manifestazione di acrobazia inparapendio nella splendida cornice di Malcesine (Verona) sul lago di Garda,sabato 10 e domenica 11 ottobre, organizzata dal Paragliding Club Malcesine.E' una gara di precisione in atterraggio alla quale parteciperanno moltipiloti italiani, ed uno spettacolare show acrobatico dei migliori 20 pilotial mondo di questa disciplina di volo che, in assoluta simbiosi con lanatura, non prevede l'uso del motore, ma sfrutta come motore l'energia delsole che irraggia il suolo e masse d'aria ascendenti, dette termiche,prodotte dall'azione solare.Altre attività, come la rassegna delle principali aziende di prodotti per ilvolo libero, faranno da contorno a questi due giorni di spettacolo e gare inriva al Benaco.Il decollo ufficiale dei competitori è il vasto pendio del Monte Baldo a1730 di quota, raggiungibile comodamente da Malcesine in circa 15 minuti infunivia. Da qui i piloti voleranno sul lago con l'esecuzione di figure tantoimpegnative come tecnica, quanto mozzafiato per il pubblico che assisteràall'esibizione dall'atterraggio posto lungo lo specchio lacustre, inlocalità Morettine, due km a nord di Malcesine, ubicazione con pienavisibilità delle evoluzioni dei mezzi.L'acrobazia in parapendio, come quella in deltaplano, spinge il pilota adimpegnare al massimo sé stesso, le sue capacità tecniche e di conoscenza delmezzo. Il volo diventa altamente spettacolare, sia nelle esibizionicosiddette "solo", come in quelle "syncro". Nel primo caso le manovreeffettuate dal pilota causano volontariamente delle chiusure del parapendio,con aumento conseguente e consistente del tasso di caduta fino a 20 metri alsecondo. Nel "syncro", invece, l'esibizione è in contemporanea tra due o piùpiloti. Indispensabili la massima sincronizzazione dei movimenti e fiduciaestrema nel compagno, visto che i mezzi si sfiorano e talvolta sicongiungono, manovre queste nelle quali eccellono i fratelli spagnoliRodriguez.


Gustavo Vitali - Ufficio Stampa FIVL - Federazione Italiana Volo Libero

LA REPLICA DEL PDL AL SINDACO CAPPELLO.


POPOLO DELLA LIBERTÁ
Coordinamento Cittadino
di Piedimonte Matese
COMUNICATO STAMPA


Saremo ben lieti di ricevere citazioni o altri atti giudiziari per poter comparire davanti al Magistrato e, in tale sede, non solo ribadire ma anche ulteriormente illustrare quanto da noi riferito nel manifesto. I documenti sono chiarissimi nel confermare quanto da noi denunciato alla pubblica opinione con il recente manifesto. È inutile che il sindaco Cappello e i suoi accoliti continuino a strombazzare la favola del colossale indebitamento del Comune: sono i loro stessi comportamenti a smentire questa affermazione. Sono tre anni che il centrodestra non è più alla guida della città, in questo lunghissimo periodo potevano emergere tutte le responsabilità, ove esistenti, di una cattiva gestione o, peggio ancora, illecita gestione dell’amministrazione comunale. Tutto ciò naturalmente non è avvenuto; avviene, invece, che il sindaco Cappello sborsi 200 mila euro l’anno per finanziare contratti con consulenti a vario titolo chiamati dall’amministrazione e per di più nessuno di Piedimonte Matese: è mai possibile che nella nostra città non vi sia professionista idoneo ad assumere questo ruolo? O forse il sindaco con questa ingiustificata dilatazione della spesa pubblica e con contatti in vari comuni da cui provengono questi professionisti, intende costruire consenso per le sue presenti o future aspirazioni politiche?
È vero, invece, che è stato sdoppiato un servizio senza alcuna ragione e che, contrariamente al previsto, non sono state dimezzate le relative indennità aggiuntive e che uno dei dipendenti beneficiari del provvedimento, è la madre del consigliere comunale di maggioranza Domenico Ferraiuolo. È vero che il consigliere comunale di maggioranza Benny Iannitti ha curato per l’amministrazione la trattativa e la definizione degli atti per l’acquisto del compendio immobiliare ex Salesiani, ed è altrettanto vero che suoi diretti congiunti occupano parte di questo immobile conducendo una attività con scopo di lucro. È vero che il sindaco Cappello ha stipulato un contratto per 57 mila euro l’anno con un tecnico che è fratello del suo socio di studio.
Come si vede, la verità può essere sostenuta senza timori e senza preoccupazioni per le più o meno velate minacce che ci vengono rivolte. Ultima annotazione: il manifesto è a firma del coordinamento cittadino Pdl perché da noi il partito è uno solo e non abbiamo bisogno di ricorrere a denominazioni di liste di copertura per esprimere la nostra posizione: è questa la fondamentale differenza con il Pd e con la finta unanimità che il sindaco Cappello cerca di proiettare all’esterno ma che, politicamente, non esiste.

Il Coordinamento cittadino del Popolo della Libertà

04 ottobre 2009

LA COMUNITA' ''L'ABBRACCIO'' OPERERA' ANCHE IN MOLISE.


ALVIGNANO. Non è semplice aiutare il prossimo ma quando lo si fa con amore pare che tutto diventi straordinario, anche le situazioni più difficili con piccoli gesti quotidiani possono essere in qualche modo superate: è quanto accade nella Comunità L'Abbraccio di Alvignano (Ce) che da sette anni ormai accoglie bambini senza piu' una famiglia, extracomunitari e giovani disadattati. È sorprendente questa realtà dove le protagoniste assolute sono l'essenzialità e la solidarietà delle persone che ruotano attorno ad essa, una struttura antica che si è trasformata in una vera e propria fattoria didattica. La Comunità l'Abbraccio, presieduta e fondata dal teologo e cantautore Maurizio RAIMONDO, è un punto di riferimento per quelle persone in difficoltà sostenute giornalmente da operatori sociali o semplici cittadini con varie attività gestite da Orietta MASSARO in qualità di direttrice. Sono tra l’altro tantissimi i giovani che hanno scelto proprio questa struttura come centro di aggregazione e di condivisione. Tra le attività privilegiate la Pet Therapy che ha lo scopo di migliorare e facilitare il giusto avvicinamento ad una specie diversa, di trarre beneficio dall’interazione con gli animali (cani, cavalli) e di incentivare la comunicazione e la cooperazione del gruppo. La fattoria in sé, poi, risulta essere per gli ospiti della Comunità uno strumento di autosostentamento. Presente da diverso tempo anche a Montelibretti (Rm), la Comunità ‘L'Abbraccio’ presto approderà con una nuova struttura in provincia di Isernia per accogliere moltissimi giovani. “Un progetto – ha affermato il fondatore Maurizio RAIMONDO - che si annuncia importante e di valore per le generazioni future che hanno molto da apprendere in termini di solidarietà. Colgo l’occasione per ringraziare mons. Pietro FARINA, vescovo della Diocesi di Caserta, molto vicino alla nostra comunità e un grazie particolare va a tutti i nostri sostenitori”. Unita anche nella preghiera, domani giornata importante per la Comunità l’Abbraccio che nel pomeriggio sarà tra le mura Vaticane in udienza da Papa Benedetto XVI.


c.s.

Manca insegnante da 10 giorni, caos al I Circolo Didattico.


Teano. La riforma del Ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini (nella foto), ha raggiunto un unico obiettivo: scontentare tutti (insegnanti precari e non, personale ATA precario, studenti, dirigenti, genitori) e far si che tutti si coalizzassero contro la sua riforma. Il maestro unico, poi, ha mandato letteralmente sulla strada migliaia di insegnanti – ce ne sono alcune che sono precarie da oltre 20 anni – creando il panico specialmente se si tiene conto che molte di loro, in attesa di una sistemazione definitiva in ruolo, si sono sposate, hanno figli ed hanno acceso un mutuo per poter comprare casa. A tutto questo dramma si aggiunge anche la mancanza di buon senso da parte dei dirigenti scolastici che, con la scusa che l'istituto non ha soldi, non provvedono a sostituire gli insegnanti che mancano – per malattia o ferie – e distribuiscono gli alunni fra le altre classi. In questo modo gli unici a rimetterci sono proprio loro gli alunni che vengono sacrificati sull'altare del "Dio danaro". Una situazione che attualmente stanno vivendo gli studenti di una terza classe del 1° Circolo Didattico di Teano, la cui insegnante sarà assente per 10 giorni. A nulla sono valse le richieste dei genitori degli alunni, la dirigente scolastica non ha nessuna intenzione di nominare una supplente. Pertanto, la classe, nell'orario in cui dovrebbe essere presente la docente, vengono presi e distribuiti cinque per classe. Così facendo, la didattica degli studenti di questa terza classe va a farsi benedire. Saranno dieci giorni tolti al loro insegnamento e sarà così per tutte quelle classi i cui docenti dovessero assentarsi per qualsiasi motivo. È una situazione intollerabile che le mamme dei bambini vogliono portare a conoscenza sia dei sindacati della scuola che del provveditore agli studi di Caserta affinché vengano presi provvedimenti anche disciplinari e venga garantita agli alunni la piena e totale fruibilità del loro legittimo diritto allo studio che non deve essere "menomato" dall'assenza dell'insegnante.

Nunzio De Pinto

Consorzio Idrico, interviene Legambiente .


Sessa Aurunca . "I giochi politici al di sopra dell'interesse della collettività: questo ci è sembrato di leggere nel Consiglio Comunale del 2 ottobre scorso. Maggioranza risicata, opposizione assente. Potremmo intitolare il tutto "La farsa dell'acqua". Una farsa tragica visto che la delibera per dichiarare l'acqua bene comune pubblico, confermare il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico integrato, privo di rilevanza economica e riconoscere l'accesso all'acqua come diritto umano inalienabile, non è passata, con la sola eccezione del consigliere Raffaele Paparcone.Intanto stanno per scadere i termini (10 ottobre prossimo) per revocare la delibera del CITL (Consorzio Idrico Terra di Lavoro) approvata il 13 luglio scorso anche con il voto del Comune di Sessa Aurunca. Tale delibera consente di acquistare il 14% delle quote della "Acquedotti Scpa" con affidamento in gestione delle utenze private e delle reti idriche alla stessa società per la durata, prorogabile, di 30 anni. Ci chiediamo a cosa serve acquistare da parte dei Comuni che fanno Parte del Consorzio le quote della società. Ci pare di capire, e questo ce lo confermerà un legale, che serva per aggirare l'ostacolo della gara pubblica di appalto, visto che il Consiglio di Stato, con la sentenza n° 824 del 13 febbraio 2009 della sez. V, chiarisce che l'affidamento diretto di un servizio ad una società mista pubblico-privata già costituite è illegittima occorrendo all'uopo una gara pubblica. Lo stesso principio era stato già affermato dalla Commissione Europea con la comunicazione del 5 febbraio 2008. Lo stesso principio vale per gli affidamenti in house. Interessante anche la lettura dello schema di convenzione, nel quale leggiamo, tra l'altro, che la società in questione avrà la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti idrici; che il Consorzio – ossia i 60 Comuni che ne fanno parte – s'impegna a conferire in comodato alla società, liberi da ogni peso e vincolo, la rete e gli impianti idrici e fognari di sua proprietà. Queste e molte altre cose interessanti vi si possono leggere e invitiamo tutti i nostri rappresentanti politici ad approfondire la lettura di tutta la documentazione inerente l'appalto.Se questa Amministrazione, in tutte le sue componenti, non revocherà tale delibera discutendo l'intera faccenda in un Consiglio Comunale aperto convocato ad horas, non sarà più credibile e noi cittadini ci troveremo avviati verso una privatizzazione di fatto del servizio idrico. Non ci interessano i proclami politici scritti sui giornali. Ci diano prova di serietà partecipando alle sedute del Consiglio Comunale o non potranno più contare sul consenso dell'elettorato. Nel frattempo la Giunta Comunale può deliberare la formale opposizione alla delibera del CITL, ai sensi dell'art. 8, comma 9, dello Statuto consortile, come già fatto dal Comune di Recale, per ripristinare nel pubblico interesse, la legalità. Legambiente invita tutti i cittadini a recarsi presso la propria sede, in piazza XX Settembre 23, lunedì 5 settembre alle ore 18, per decidere insieme cosa fare".


Fonte : comunicato stampa

Parte all'Issr il corso per addetti stampa.


Caserta. Parte all'Istituto Superiore di Scienze Religiose (Issr) di Caserta, Istituto universitario affiliato alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale il Corso 2009/2010 in Scienze della Comunicazione per addetti stampa di Enti e associazioni no profit e per Diocesi e parrocchie. L'iniziativa, alla sua quarta edizione dopo il successo dei primi due anni, intende formare professionalità capaci di comunicare le attività di una parrocchia, di un'associazione o di un ente senza scopo di lucro in modo professionale ed efficace, secondo gli ultimi standard internazionali, e si avvale del sostegno dell'Associazione della Stampa e dell'Ucsi (Unione Cattolica della Stampa Italiana) di Caserta e del patrocinio dell'Ordine dei Giornalisti della Campania. "Illuminare le coscienze degli individui e aiutarli a sviluppare il proprio pensiero non è mai un impegno neutrale – spiega don Nicola Lombardi, prodirettore dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose – La comunicazione autentica esige coraggio e risolutezza e preparazione. E' questo il motivo per cui abbiamo deciso di sostenere questo corso, che negli scorsi anni ha avuto un grande successo, per addetti stampa di Enti, associazioni no profit, parrocchie e diocesi. Perché il mondo cattolico non può rimanere indietro in un settore vitale come quello dell'informazione in cui è fondamentale che il giornalista abbia un cuore. E, poi, in questo modo favoriamo una maggiore attenzione e cura per i mass media, in una nazione che ha bassi indici di lettura dei quotidiani".Il corso, che partirà ai primi di novembre: giovedì 5 (le iscrizioni sono possibili presso la sede dell'Istituto a Caserta, in piazza Duomo), prevede interventi di giornalisti o addetti stampa operanti sul campo e approfondimenti sui meccanismi della comunicazione sia teorica che pratica e consta di un incontro settimanale fino a maggio 2010 della durata di un'ora e mezza ciascuna. Al termine sarà rilasciato un attestato di partecipazione dall'Istituto di Scienze Religiose. Il corso rappresenta anche una scommessa culturale per l'Issr. ''L'iniziativa - aggiunge il coordinatore del Corso, il professor Luigi Ferraiuolo - è il primo passo che il polo formativo cattolico casertano, rappresentato dall'Issr, intende compiere verso una maggiore offerta accademica di alto livello scientifico. Noi infatti ci proponiamo come un centro di formazione capace d'interagire con le altre Università e di realizzare iniziative altrimenti mortificate dal semplice ragionamento costo-ricavi che affligge ormai anche gli atenei pubblici. Non a caso da questa estate siamo riconosciuti pienamente come ente universitario accreditato a livello internazionale grazie al Processo di Bologna per il riconoscimento mondiale dei titoli di studio. Dopo il successo degli scorsi anni il ciclo formativo è diventato annuale e se le aspettative saranno confermate si candida a diventare un master. Parrocchie e associazioni sentono infatti forte il bisogno di poter comunicare il proprio lavoro e in genere si sente il bisogno di comunicare buone notizie".Il corso punterà su una formazione pratica degli aspiranti addetti stampa di istituzioni, associativi e parrocchiali, senza tralasciare però in nessun momento la carica ideale e i proponimenti dell'insegnamento sociale della Chiesa, dall'ultimo direttorio sulle Comunicazioni ai grandi documenti pontifici e conciliari sui mass media. Per maggiori informazioni telefonare dal martedì al venerdì (dalle 10 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 18.00 all'Istituto Superiore di Scienze Religiose, allo 0823/214573) o inviare una mail a corsocomunicazione@gmail.com.


Fonte : comunicato stampa

IL CONSIGLIERE SANTAGATA DI ALIFE CHIEDE L’INTERVENTO DEL MINISTRO BRUNETTA.


ALIFE. Il Consigliere Comunale di Alife Giuseppe Santagata del PD, considerando l’assenza di una adeguata risposta del Sindaco Fernando Iannelli, in merito alla situazione della trasparenza amministrativa, nel pieno esercizio delle proprie funzioni ha inviato una interrogazione scritta indirizzata Al Ministro della Funzione Pubblica nella persona del Ministro Renato Brunetta, al Prefetto di Caserta e al Difensore Civico della Regione Campania, sollecitando un intervento per il ripristino della legalità e della trasparenza nel comune della Città di Alife Giuseppe Santagata in data 26 agosto 2009 presentava interrogazione scritta al Sindaco Fernando Iannelli in materia di trasparenza amministrativa al fine di conoscere: le motivazioni che avevano portato il comune di Alife ad essere inadempiente sulla “trasparenza” amministrativa e se sono stati conferiti incarichi nell’ultimo triennio e quindi, in caso affermativo, si richiedeva l’elenco completo con i nominativi dei consulenti corredato delle specifiche mansioni, dei compensi pattuiti (corrisposti o ancora da corrispondere) nonché i relativi atti di nomina. n data 25 settembre 2009 il Sindaco di Alife, commenta Santagata, rispondeva evidenziando non solo l’inosservanza degli obblighi all’articolo 53 comma 14 del decreto legislativo 165 del 2001, ma anche l’incapacità dell’amministrazione comunale “…a rimuovere le cause di connessione ad internet” omettendo altresì di rimettere l’elenco completo dei nominativi dei consulenti dell’ultimo triennio.

Pietro Rossi

Luigi Ferritto screma il gruppo e trionfa in solitario.


PIEDIMONTE MATESE. Sabato 03 ottobre 2009 si è svolta a Venafro (IS) la "1° Edizione Mountainbike Sotto le Stelle" gara di XC, caratterizzata da un anello di 5.2 Km da ripetere 4 volte che si snodava tra uliveti secolari e passaggi tecnici nel centro storico della cittadina molisana. La manifestazione è stata ottimamente organizzata dall' A.S.D. Vis-Cercaziende diretta da Enrico Pascale. Alle 16.00 gli atleti, pervenuti dal Molise, dalla Campania e dal Lazio, hanno iniziato a darsi battaglia a suon di pedalate sul duro percorso e, sin dalla prima salita, Luigi Ferritto (nella foto), portacolori del Team FRW Giannini Bike's, e Andrea Iannarelli (ASD Eco Liri) hanno preso il largo dal resto del gruppo. All'inizio del secondo giro, però, Luigi Ferritto ha rotto gli indugi e si è avviato a compiere una gara solitaria fin sotto il traguardo che ha tagliato vittorioso dopo un'ora e quattro minuti! A circa sei minuti è giunto sul traguardo Andrea Iannarelli che ha avuto la meglio su Pierluigi Cicerone (Venafro Bikes) e Gabriele Riccitiello (G.S. Esercito). Quinto, più attardato, è giunto Raimondo Uscita (Riardo Bikes). Subito dopo l'arrivo si sono svolte delle ricche premiazioni a base di prodotti tipici molisani che hanno sottisfatto tutti gli gli atleti.

I Sindacati del Corpo Forestale dello Stato congiunta­mente alle altre organizzazioni del Comparto Sicurezza sciopereranno tra il 6 e il 28 ottobre.


COMUNICATO STAMPA



I Sindacati del Corpo Forestale dello Stato (SAPAF - UGL - FESIFO - CISL - UIL - CGIL) congiunta­mente alle altre organizzazioni del Comparto Sicurezza scenderanno in piazza tra il 6 e il 28 ottobre per manifestare il forte dissenso della categoria in merito agli esigui stanziamenti economici previsti per il prossimo anno e per chiedere al Governo adeguate risorse per il rinnovo del biennio contrattuale 2008/2009, per la salvaguardia della specificità professionale, per il riordino delle carriere.
Le manifestazioni di protesta inizieranno il 6 ottobre con un volantinaggio in contemporanea davanti alle Prefetture e alle questure di tutta Italia.
La mobilitazione proseguirà con l'iniziativa del 15 ottobre a Roma quando si terrà un sit-in dei forestali aderenti alle sigle sindacali del CFS davanti al Ministero delle politiche agricole alimentati e forestali.
Tutti i manifestanti si concentreranno poi tra le 11 e le 13 dinanzi a Montecitorio per proseguire la pro­testa.
La protesta avrà il suo culmine il 28 ottobre con una grande manifestazione nazionale che si svolgerà a Roma organizzata da tutti i sindacati del comparto sicurezza che hanno aderito alle iniziative e che vedrà la partecipazione del maggior numero possibile di appartenenti alle forze di polizia provenienti da tutte le città italiane.

Gli incentivi al mercato dell'auto dovrebbero continuare anche nel 2010.


Gli incentivi al mercato dell'auto dovrebbero continuare anche nel 2010. Lo fa sapere Berlusconi, che raccoglie l'invito di Sergio Marchionne. «Responsabilmente esamineremo la situazione: abbiamo già fatto un intervento positivo per il settore automobilistico come per quello degli elettrodomestici e al momento opportuno, mi sembra che la scadenza sia a fine anno, il Governo non si tirerà indietro» ha detto il presidente del Consiglio, fiducioso sulla possibilità di uscire dalla crisi: «Tutti i leader del G20 sono stati concordi nel ritenere che il peggio della crisi è alle spalle». Poi ha aggiunto: «Instillando fiducia la crisi potrebbe andare verso una ripresa e si potrebbe tornare a situazione precedente. Con la fiducia, e senza paura, spiegando ai consumatori che non c’è ragione di cambiare il proprio stile di vita, perchè il fattore psicologico è determinante».
Marchionne ha definito «incoraggiante» l'intervento del premier e ha detto che il sostegno ai consumi per l’acquisto di auto è necessario per un paio d’anni anche se, ha spiegato, a calare in modo graduale. Secondo l'ad del Lingotto «bisogna trovare il metodo per entrare in una fase graduale di diminuzione di questi incentivi tra il 2010 e il 2011».
Parlando a margine dell’assemblea Anfia Marchionne ha sottolineato che «ovviamente bisogna ragionarci e vedere in che modalità farlo: ma non può continuare - ha aggiunto - per sempre questo sistema». Marchionne ha inoltre sottolineato la «differenza enorme» tra il sostegno all’auto o ai consumi: «Bisogna aiutare i consumi: c’è una differenza enorme, l’auto non c’entra niente con tutto questo». Il ripristino degli incentivi per il settore auto «è utile per evitare problemi occupazionali» ha detto il presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo, che ha definito «condivisibile il pensiero del premier». «Ha perfettamente ragione - ha precisato Montezemolo - non sono denaro alle aziende ma incentivi ai consumi. Hanno prodotto fatti positivi in Europa e sono stati un grande freno alla disoccupazione». Secondo Montezemolo gli incentivi hanno favorito il ricambio di vetture più ecologiche e in generale «tutta la filiera componentistica legata all’auto. Credo sia utile con un coordinamento europeo - ha aggiunto - ripristinare gli incentivi per evitare problemi occupazionali». Alla domanda se sia utile prevedere incentivi anche per il 2011 Montezemolo risposto che tutto va visto nell’ottica dell’andamento del mercato.


Egidio Sidoti