28 dicembre 2016

IL DIRIGENTE PROVINCIALE DEL PD PASCARELLA, SCRIVE UNA LETTERA A MATTEO RENZI.

Gianluca Pascarella        -       Matteo Renzi
CASERTA- Gianluca Pascarella, Dirigente Provinciale del PD Caserta ha scritto un appello al Segretario Nazionale Matteo Renzi in cui evidenzia i bisogni del partito nel mezzogiorno d’Italia. Caro Segretario, caro Matteo, scrive Pascarella, gli imminenti appuntamenti programmatici che ci attenderanno il prossimo anno  mi hanno indotto a riflettere sul nostro futuro e a mettere giù queste mie brevi riflessioni. Oggi, all’interno delle nostre comunità si rappresenta sempre di più la necessità di intercettare le nuove assordanti richieste della società, che denunciano la mancanza di un senso compiuto della vita umana con la ribellione verso un eccessivo materialismo che ha fatto sì che il Mercato fosse l’unico regolatore dei ritmi del nostro vivere, l’unica risposta ai nostri bisogni umani di quotidianità. E’ in contrapposizione a questa concezione ed al blocco storico conservatore che va tracciata una nuova linea programmatica ponendo fiducia nei confronti di una nuova classe dirigente per superare l’autoconservazione che ha fatto e fà male al Paese e soprattutto al Meridione; capace di traghettare nuove forme progressiste all’insegna dell’unità nazionale per il Mezzogiorno come nelle grandi nazioni europee  dove i nuovi gruppi sociali, inseritisi prepotentemente nelle strutture statali hanno rinvigorito l’unitarismo, introducendo  nuovi equilibri e creando al tempo stesso condizioni nuove di uno sviluppo rapidamente progressivo. Cambiare noi stessi, per cambiare ciò che si vuole mutare deve essere il punto di partenza di un tale superamento. Un punto di partenza di un mutamento radicale di uno status quo che aveva portato alla convinzione che tutto era perduto, che tutto era irrimediabile, che i giochi erano fatti e che l’Europa, il Paese, il Mezzogiorno, erano destinati al proprio destino. Il Partito Democratico ha dimostrato che non era così. Questa nuova generazione, continuando a difendere con le unghie e con i denti la propria terra, le proprie terre, la propria comunità, il proprio Mezzogiorno, ritiene  che l’antica questione meridionale, rivista in un’ottica modernizzante, sia la questione di un’intera nazione, di tutti i cittadini che in questo Paese ci vivono; ed oggi, nell’ottica di un sempre più rafforzamento delle tematiche europee, di un’Europa che non sia tale solo perchè accomunata da una stessa moneta ma da un unico senso di appartenenza, quella stessa questione dibattuta,  non può che non essere soppiantata ed affrontata da un livello più ampio. Allo stesso tempo, continua Pascarella,  la causa del ritardo del Mezzogiorno va ricercata anche nell’unità nazionale che fino ad oggi è mancata; unità nazionale che mancò purtroppo fin dall’800, periodo in cui si realizzò una forte sperequazione tra nord e sud, soprattutto per quel che  riguarda la spesa pubblica con il trasferimento verso il nord di notevoli mezzi finanziari dal Meridione per sanare il deficit pubblico del Piemonte, rilevante a causa delle guerre sostenute e del continuo rafforzamento dell’esercito. Quel civilissimo e laborioso Mezzogiorno d'Italia, patria di Cicerone, Pitagora e Archimede, di Giordano Bruno e Tommaso Campanella, con le miniere di ferro, il laboratorio metallurgico della Mongiana in Calabria; le industrie tessili della Ciociaria; le manifatture di Terra di Lavoro; i tanti cantieri navali sparsi per tutto il Mezzogiorno; le scuole pubbliche, e, soprattutto, la dignità e la libertà di un intero popolo.; furono tolte ai Meridionali, i quali, coraggiosamente preferirono andare partigiani sui monti dell'Appennino, nelle sue foreste a morire, piuttosto che veder calpestato il sacro suolo della patria. Ripartiamo dall’educazione, dalla letteratura, dal bello che è anche buono, con la convinzione che avevano gli uomini e le donne di quel tempo; coscienti di essere diversi da quelli del passato, moderni rispetto agli antichi ma allo stesso tempo cogliendo quelle esperienze come opportunità ed eredità. Trasformiamo la politica in un autorevole strumento, come avvenne per il disegno di quei tempi, capace di creare di tutto: cose, rappresentazioni e spazi. Strumento progettuale, per materializzare le nuove proprie idee, per fissarle e consegnarle intatte alla comunità.Occorre un'Europa ed un Partito Democratico che lavorino sempre più a favore della politica della crescita, di quella sociale ed industriale che accompagni i sacrifici dei singoli territori del Mezzogiorno, degli ultimi. Europa che non sia solo un “bancomat” o un “tutor”, ma come già è, la nostra storia, la nostra cultura, la nostra civiltà. Gli Stati Uniti d'Europa, dove ci sono tante differenze che rappresentano allo stesso tempo anche una grande risorsa. Quando si chiedono poi anche sacrifici alla gente che lavora, come scriveva Enrico Berlinguer, ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi ed intollerabili privilegi. Solo allora, il momento di crisi può essere adoperato come occasione per uno sviluppo economico e sociale nuovo, per un rigoroso risanamento dello Stato, per una profonda trasformazione dell’assetto della società, per la difesa ed espansione della democrazia; in una parola, come mezzo di giustizia e di liberazione dell’uomo e di tutte le sue energie oggi mortificate, disperse, sprecate. E’ il Paese che deve riscattarsi rispetto al Mezzogiorno, non il contrario; tocca a noi come Partito Democratico, poi metterci il nostro. Tutte le parti del Paese, e quindi anche il Nord, hanno bisogno che il Mezzogiorno vada avanti se vogliamo avere un recupero ed un rilancio dell'economia nel suo complesso e una crescita più sostenuta nel prossimo avvenire. Senza Sud, ci ribadiva spesso, Giorgio Napolitano, non c'è neppure il Nord. Negli ultimi anni si è parlato molto di un “Patto per il Sud” con le Regioni unificate in una federazione per perseguire uno sviluppo sostenibile e duraturo del Mezzogiorno, per una crescita comune, che però non si è mai realizzato.  Oggi ribaltando il ragionamento, da una visuale più allargata, potremmo dire che si è rappresentata la necessità di un “patto europeo”, con una revisione della governance, con una disciplina fiscale più rigida per tutti i Paesi, con un raggiungimento effettivo delle condizioni che secondo i manuali di economia sono necessarie al funzionamento di un’unione monetaria; che tenga conto allo stesso tempo che occorre tanta, tanta, tanta crescita. Una programmazione della spendita di finanziamenti europei poi, che cambi rotta rispetto a quella che è stata fino ad oggi la situazione contingente.  Mai più il collaudato metodo feudale dei benefici e dei territori assegnati ad una vasta clientela di vassalli e valvassori che ha avviato negli ultimi anni un processo di volgarizzazione della cultura politica meridionale. Non più clientelismi ma crescita, non più ingiustizie ma giustizia, non più malaffari ma “affari” per i cittadini, i territori, per il Mezzogiorno, per il Paese e l’Europa stessa; a quel punto il Mezzogiorno potrà esportare il suo esempio di rilancio nel campo dell’agroalimentare, del manifatturiero, del turismo, dei propri tesori archeologici e culturali, il suo nuovo modello di sviluppo. E qualcosa di più semplice, conclude Pascarella, ma allo stesso tempo più difficile, ripartiamo dagli ultimi, nel prossimo governo istituiamo un Ministro contro la povertà. Questo è il mio auspicio per il nostro, nuovo, Partito Democratico.Facciamo le cose difficili quando sono facili, e iniziamo le grandi cose quando sono piccole. Un viaggio di mille miglia deve iniziare con un singolo passo.”

Pietro Rossi