30 marzo 2016

Il trasferimento presso il Consorzio di Bonifica del Sannio Alifano dei 15 dipendenti del soppresso ente di bonifica della Valle Telesina è illegittimo.

Pietro Andrea Cappella
PIEDIMONTE MATESE  -A mettere la parola fine alla vicenda nata a seguito dell'approvazione della legge regionale 11/2012 è il Tar Campania che, con sentenza depositata nella tarda mattinata di mercoledì scorso, ha accolto il ricorso presentato dall'Ente consortile presieduto dal Prof. Pietro Andrea Cappella e, per l'effetto, annullato la delibera di giunta regionale n. 176 del 3 aprile 2015, già sospesa lo scorso luglio dallo stesso Tar, con la quale la giunta regionale della Campania aveva nuovamente disposto l’immissione in servizio del personale del disciolto ente beneventano nel consorzio casertano. Nel ritenere giuste e fondate le motivazioni addotte nel reclamo e propugnate dagli avvocati Luigi Maria D'Angiolella ed Eleonora Marzano, legali del Sannio Alifano, i giudici amministrativi della prima sezione presieduta dal magistrato Salvatore Veneziano, hanno osservato che "il reale vulnus che incide in modo significativo sulla correttezza dell’avversata decisione, come evidenziato anche nella sentenza della Corte Costituzionale, è il lungo arco tempo temporale che intercorre tra la soppressione del Consorzio di bonifica della Valle Telesina, ed i primi atti volti al riassetto delle competenze e delle perimetrazioni consortili, e il tempo presente, in cui non è ancora stata definita la collocazione del personale proveniente dall’ente estinto", riconoscendo che "l’adozione da parte della Regione Campania di un trasferimento d’imperio ai soli fini del collocamento di unità in esubero, disinteressandosi degli attuali assetti organizzativi dell’ente consortile di destinazione e soprassedendo sulla effettiva necessità di un concreto utilizzo di nuovo personale" è avvenuta in assenza della soluzione delle criticità sempre evidenziate dall'amministrazione Cappella e puntualmente rimarcate anche dai giudici sia amministrativi che costituzionali. In caso di trasferimento così come deciso dalla Regione, il Sannio Alifano avrebbe dovuto accollarsi gli arretrati previdenziali e assistenziali ormai per oltre 10 milioni di euro che i 15 amministrativi dell’ex Valle Telesina si portano dietro da anni. Una somma ingente destinata a portare al fallimento l’Ente Sannio Alifano, tanto che il Tribunale Amministrativo Regionale censura anche il fatto che "allo stesso modo, nessuna valutazione è compiuta riguardo allo stravolgimento dell’assetto organizzativo del Consorzio ricorrente, in termini di duplicazione di personale e delle consequenziali ricadute in termini di equilibrio della gestione, tenuto conto che la copertura finanziaria degli effetti economici del trasferimento nella deliberazione impugnata è assicurata solo per i primi due anni, lasciando insoluta la questione dell’aggravio dei costi per i periodi successivi. In conclusione, rileva il Collegio che il provvedimento regionale impugnato si è risolto nella mera conferma dell’effetto giuridico di trasferimento, colorandosi così anche di profili di eccesso di potere per sviamento, lungi dallo sciogliere, anche per effetto di un’insufficiente ed inadeguata integrazione motivazionale, peraltro non confortata da alcuna indagine istruttoria, i veri nodi che una corretta ed equilibrata azione organizzativa avrebbe richiesto nel caso di specie, al fine di realizzare un giusto utilizzo del personale de quo, senza con questo alterare l’andamento della gestione del consorzio ricorrente nei confronti delle cui oggettive controdeduzioni nulla è stato deciso".  Pur nel rispetto e nella comprensione "delle legittime istanze dei lavoratori ai quali va tutta la mia solidarietà umana per la problematica che si trascina da ormai troppi anni e per il loro dramma occupazionale e salario che vivono da tempo immemore, tanto che la nostra azione ricorrente non è mai stata rivolta contro il personale bensì contro il principio sbagliato seguito finora dalla Regione", il Presidente Cappella ha espresso soddisfazione per la sentenza che "arriva al termine di una battaglia di civiltà e di giustizia sociale che l'Amministrazione consortile ha inteso portare avanti con perseveranza e convinzione per difendere unicamente l'Ente, i consorziati, i dipendenti interni e stagionali che, in caso di trasferimento come prospettato nella legge prima e nella delibera regionale dopo, avrebbe compromesso finanziariamente per sempre il Consorzio fino a mettere a rischio attività in difesa del territorio e servizi in favore degli agricoltori ed utenti tutti". Il vertice del Sannio Alifano ricorda, infine, i "consiglieri di minoranza che chiedevano con forza l'applicazione rigorosa di una legge illegittima solo per lo sfizio di cavalcare la protesta contro di noi, salvo poi essere pronti ad additarci quali responsabili dello sfascio del Consorzio se davvero ci fossimo caricati di un fardello insopportabile per qualsiasi Ente. Del resto, a loro interessava ieri come interessa oggi esclusivamente mandare a casa e screditare il sottoscritto, anche a costo di distruggere quanto di buono abbiamo fatto nell'ultimo quinquennio, e la sentenza del Tar dimostra chiaramente che avevamo ancora una volta pienamente ragione perché abbiamo salvato e difeso il Consorzio da una vera e propria sciagura".